Riflettori accesi sulla sanità pugliese, in particolare sul San Raffaele di Troia. Al centro della questione, un annoso problema relativo al pagamento delle rette, una criticità sollevata da Antonio Cavallo, rappresentante delle famiglie degli assistiti del San Raffaele. La complessa vicenda delle rette al San Raffaele di Troia trae origine da un ricorso al Consiglio di Stato del 14 novembre scorso, che ha dato ragione alla Regione Puglia sulle tariffe richieste, generando malcontento tra le famiglie. Secondo Antonio Cavallo, rappresentante dei familiari, la precedente società di gestione, la SGAS, avrebbe “estrapolato un passaggio dalla sentenza di Roma per giustificare l'applicazione di vecchie tariffe: 65 euro per i pazienti affetti da Alzheimer e 50,40 euro per quelli in regime di mantenimento. Questo, nonostante la sentenza stabilisse chiaramente altre cifre”. Cavallo sottolinea che “le tariffe previste dalla Regione Puglia e convalidate dal Consiglio di Stato sarebbero, invece, di 50,17 euro per i pazienti di mantenimento e circa 49 euro per i pazienti affetti da Alzheimer o demenza senile”. Le famiglie denunciano l'applicazione di tariffe ritenute “illegali”. Le famiglie degli assistiti hanno cercato sostegno ai più alti livelli istituzionali ed hanno incontrato il Presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, il 23 maggio 2025, chiedendo aiuto e rappresentanza. “Desidero esprimere la mia gratitudine a Rosa Barone, Mario Furore e Barbara Guidolin per la loro preziosa collaborazione”, ha dichiarato Cavallo. "Pensate che la nostra struttura ha registrato per ben tre volte casi di scabbia; nel 2025, parlare di scabbia significa essere al punto più basso", ha denunciato Cavallo a Conte, sottolineando le carenze strutturali e gestionali che gravano su pazienti e operatori.
“Noi, qui presenti, rappresentiamo un'ampia platea di famiglie”, ha proseguito Cavallo, evidenziando il respiro nazionale del problema. “Riceviamo continue chiamate da tutta Italia – dal Piemonte alla Lombardia, dall'Emilia-Romagna – da persone che affrontano problemi comuni legati alla rappresentanza di OSS e infermieri. Siamo davvero in ginocchio. Abbiamo urgente bisogno di una persona che possa rappresentarci con forza e determinazione. Onestamente, ho riposto la mia fiducia in lei”.
L’urgenza della situazione ha già mobilitato anche il fronte politico. Mario Furore (M5s) ha confermato l'impegno: “La questione è stata portata all'attenzione del Presidente Giuseppe Conte, ci eravamo già mossi con la nostra senatrice Barbara Guidolin la quale sta preparando proprio una mozione”.
L’europarlamentare ha poi sottolineato l'importanza del colloquio con Conte: “Abbiamo voluto sottolineare a Conte di spingere per questa mozione perché ci teniamo affinché vengano rivisti i livelli”. Ha enfatizzato l'assurdità della situazione attuale: “È inaccettabile che chi percepisce una pensione di 500-700 euro debba sostenere costi quasi doppi o tripli per accedere alle cure. Questo è ascrivibile al fatto che lo Stato non prevede di sobbarcarsi l'altra parte della spesa”.
Tale condizione, ha concluso Furore, “non può essere permessa, poiché crea una discriminazione tra cittadini di serie A e di serie B”. Ha infine evidenziato che “al riguardo Conte nel colloquio con tutti noi è stato molto comprensivo”.
Anche Rosa Barone (M5s), ha ribadito la complessità del percorso, ma la necessità di un'azione a livello centrale: “Il percorso per una soluzione definitiva si preannuncia lungo e complesso, non essendo una questione risolvibile in tempi brevi. La radice del problema risiede in una norma statale, rendendo quindi indispensabile un interessamento e un intervento a livello nazionale”.
A tal proposito, la consigliera Barone ha richiamato l'attenzione sulla mozione, a prima firma della senatrice Guidolin, che “in qualche modo può cercare di modificare quelle che sono le tariffe oggi in essere che ovviamente sono particolarmente gravose per le famiglie”.
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