“Asl Foggia funziona come ufficio di collocamento”: sistema Nigri e Piemontese nel mirino di Giuseppe Biccarino

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Una denuncia circostanziata, nomi e cognomi, documenti ufficiali e un’accusa durissima: la Asl di Foggia, sotto la direzione di Antonio Nigri e con il silente avallo dell’assessore regionale alla sanità Raffaele Piemontese, sarebbe diventata un vero e proprio ufficio di collocamento per favori, scambi e operazioni opache, lontane anni luce dai criteri di merito, legalità e trasparenza. A parlarne apertamente con l'Attacco è Giuseppe Biccarino, coordinatore provinciale del sindacato sanitario Nursing Up, che in una lunga lettera trasmessa alla Guardia di Finanza, alla Regione Puglia e a tutti i vertici dell’Asl chiede accertamenti urgenti su un concorso pubblico per 9 posti da dirigente amministrativo che – carte alla mano – sarebbe stato costruito sulle macerie di un sistema clientelare consolidato. Il cuore della vicenda riguarda il concorso per dirigenti amministrativi, bandito dalla Asl Foggia, mentre – fa notare Biccarino – l’azienda sanitaria già da tempo gestiva in maniera distorta e strategica le assunzioni tramite graduatorie esterne (come quelle dell’Aress o dello Zooprofilattico), per poi liberarsi dei neoassunti con mobilità o comandi in uscita, talvolta prima del limite dei cinque anni previsto dalla legge. “Si assume con una mano per poi liberare con l’altra”, spiega Biccarino. “Si crea un vuoto fittizio, poi si indice un nuovo concorso per riempire ciò che si è svuotato volontariamente. Così si gonfiano i numeri, si pilotano i flussi e si crea spazio per chi deve entrare, secondo logiche tutte interne al sistema”. Una sorta di giostra occupazionale, dove il turnover diventa artificioso, e ogni casella svuotata serve solo a generare l’occasione per una nuova selezione, in un circuito che, secondo il sindacato, ha generato uno spreco di risorse pubbliche e possibile danno erariale, oltre a rappresentare un aggiramento sistematico delle norme sulle stabilizzazioni. Gravissimo, secondo Biccarino, è anche il muro di gomma opposto dalla direzione della Asl Foggia: alla diffida del 25 febbraio 2025, integrata da ulteriori rilievi il 28 marzo, non è mai arrivata una risposta ufficiale. E questo nonostante le richieste fossero documentate, puntuali e avanzate in un’ottica di trasparenza, contraddittorio e leale collaborazione. 

“Il silenzio dell’amministrazione è complice, e lo è ancor di più quello della Regione”, commenta il coordinatore del Nursing Up. “Da Emiliano a Montanaro, da Caroli alla Commissione Sanità, nessuno ha sentito il bisogno di aprire un’inchiesta o almeno chiedere chiarimenti. A cosa servono allora le istituzioni di controllo se si voltano dall’altra parte quando arrivano segnalazioni così gravi?”. 

L’accusa più pesante, però, è rivolta a chi questo sistema lo guida e lo copre: Antonio Nigri, direttore generale della Asl, e Raffaele Piemontese, vicepresidente della Regione Puglia, assessore regionale alla sanità, dominus indiscusso del Partito democratico di Capitanata e al contempo figura apicale nella gestione politica del territorio foggiano. 

Nella ricostruzione del sindacato, quello che emerge è un sistema rodato e collaudato, in cui i movimenti di personale sono decisi a tavolino per rispondere a interessi che nulla hanno a che fare con la buona amministrazione. “Nigri è il braccio operativo, Piemontese è il garante politico. Funziona così: si piazzano le persone giuste con comandi temporanei, poi si concede la mobilità in deroga alla legge, quindi si dichiara il vuoto in organico e si bandisce un concorso. Chi lo vince? Non certo i migliori, ma chi è già pronto per entrare”, spiega Biccarino. 

In alcune delibere, si legge persino che l’amministrazione si impegna a non ricoprire il posto vacante lasciato da un dipendente trasferito. Una frase che, secondo il sindacato, è la pistola fumante dell’operazione. “In pratica si svuota l’organico con una mano, si blocca la sostituzione con l’altra e poi si grida all’urgenza per fare un nuovo concorso. È un meccanismo diabolico che ha solo un obiettivo: gestire il potere attraverso i posti di lavoro pubblici”. 

Alla base di tutto, però, resta una questione cruciale: chi paga per tutto questo? La risposta è semplice: i cittadini. Perché mentre gli incarichi amministrativi vengono usati per fare clientela, i servizi reali ai pazienti restano scoperti, i reparti restano sotto organico, e la sanità territoriale continua a sprofondare. La richiesta del Nursing Up è che intervenga la Guardia di Finanza, si apra un’indagine seria e si verifichino le responsabilità amministrative, contabili e penali. 

Ma non solo: serve una presa di posizione netta della Regione, finora troppo accondiscendente verso le pratiche della Asl Foggia. “Non si può continuare a far finta di niente. Questo sistema va smontato pezzo per pezzo, o sarà la credibilità stessa del servizio sanitario a crollare sotto il peso delle clientele”. 

La denuncia di Biccarino, dunque, mette in discussione un modello di gestione opaco e autoriferito, dove le logiche spartitorie sembrano prevalere sul diritto e sull’equità. Se le autorità non interverranno, non sarà solo il sindacato a perdere la fiducia nelle istituzioni, ma tutti i cittadini pugliesi, che nella sanità pubblica dovrebbero poter trovare un riferimento di cura e giustizia, non un mercato del favore 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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