Ci sono testimonianze che assumono un valore particolare non soltanto per il contenuto, ma anche per l’autore. Quando a raccontare il proprio percorso di cura è un medico che per decenni ha ricoperto alcuni dei più importanti incarichi nella sanità pugliese, le sue parole assumono inevitabilmente il peso dell’esperienza, della competenza e della conoscenza diretta del sistema sanitario.È il caso della lettera aperta firmata dal dottor Alessandro Scelzi, oggi direttore del Dipartimento di Diagnostica per Immagini e della Struttura Complessa di Radiologia dell’ospedale “Giuseppe Tatarella” di Cerignola, ma soprattutto figura storica della sanità regionale, avendo ricoperto negli anni il ruolo di Direttore Sanitario della ASL Foggia e successivamente della ASL Barletta-Andria-Trani. Una vita trascorsa ad amministrare ospedali, organizzare servizi, affrontare emergenze e governare strutture complesse. Poi, improvvisamente, il cambio di prospettiva: da dirigente sanitario a paziente. Una vicenda personale che si trasforma in una riflessione pubblica sul valore della sanità territoriale e sull’importanza di preservare una rete ospedaliera efficiente. Nella sua lettera, Scelzi racconta di essere stato colpito nei giorni scorsi da un infarto miocardico acuto (STEMI), provocato dall’occlusione del 99% di una coronaria. Una di quelle patologie cosiddette ‘tempo-dipendenti”‘ nelle quali ogni minuto perso può tradursi in un danno irreversibile o addirittura nella perdita della vita. Ed è proprio in quei minuti decisivi che, racconta, la macchina organizzativa della sanità pubblica ha dimostrato tutta la propria efficacia. Il primo intervento è avvenuto presso il reparto di Cardiologia dell’ospedale “Giuseppe Tatarella” di Cerignola, dove la cardiologa di turno, la dottoressa Luigia Bifaro, ha immediatamente riconosciuto la gravità della situazione clinica, somministrando una terapia salvavita che ha consentito di mantenere un minimo flusso coronarico.
Contestualmente, il dottor Rocco D’Alessandro ha garantito la continuità assistenziale durante le fasi più delicate del trasferimento verso il centro Hub di Andria. Il secondo passaggio della catena dell’emergenza si è svolto all’ospedale “Lorenzo Bonomo” di Andria, dove il cardiologo interventista Giovanni Valenti ha eseguito con urgenza una coronarografia e il successivo impianto di uno stent che ha riaperto la coronaria ostruita, evitando conseguenze potenzialmente irreversibili. Ma la lettera non si limita ai ringraziamenti. È soprattutto un ragionamento sul significato della sanità pubblica visto con gli occhi di chi, dopo averla guidata per anni, ne ha sperimentato direttamente l’efficacia. Scelzi scrive di aver sempre conosciuto il valore professionale dei colleghi, ma di aver avuto, da paziente, il privilegio di toccare con mano ‘l’eccellenza, l’organizzazione e l’umanità del personale sanitario’.
Una considerazione che assume un significato particolare perché arriva da chi conosce dall’interno il funzionamento delle aziende sanitarie e le difficoltà quotidiane con cui medici e operatori sono chiamati a confrontarsi. Il cuore del messaggio è però politico e culturale prima ancora che personale. L’ex direttore sanitario richiama infatti il dibattito che da anni accompagna la sanità italiana: razionalizzazioni, accorpamenti, contenimento della spesa, revisione della rete ospedaliera. Temi inevitabili in un sistema chiamato a fare i conti con risorse limitate, ma che, secondo Scelzi, non possono diventare l’unico parametro con cui valutare il futuro degli ospedali.“ La sanità non può essere governata esclusivamente da criteri economici”, scrive nella parte centrale della sua riflessione. Un’affermazione che sintetizza il senso dell’intera lettera. Per l’ex dirigente, infatti, un ospedale non rappresenta semplicemente un centro di costo, ma un presidio di sicurezza per il territorio, il luogo dove competenze professionali, tecnologia e organizzazione si incontrano per salvare vite umane. La sua esperienza personale diventa così una dimostrazione concreta dell’importanza della rete ospedaliera. Se oggi può raccontare quanto accaduto, sostiene, è perché il reparto di Cardiologia di Cerignola era pienamente operativo ed era perfettamente integrato con il centro di Emodinamica di Andria. È proprio questa integrazione tra ospedale “Spoke” e centro “Hub” ad aver garantito quella continuità assistenziale indispensabile nei casi di infarto acuto. Un solo anello debole nella catena avrebbe potuto cambiare completamente l’esito della vicenda.
Non è difficile leggere, tra le righe, anche un invito a guardare oltre le statistiche, i bilanci e gli indicatori economici quando si programmano le politiche sanitarie. Le reti dell’emergenza, soprattutto quelle dedicate alle patologie tempo-dipendenti come infarto, ictus e trauma maggiore, rappresentano infatti uno degli elementi più delicati dell’intero sistema sanitario e richiedono organizzazione, professionalità, investimenti e presidi distribuiti sul territorio. Per questo la conclusione della lettera assume il valore di un appello rivolto alle istituzioni.Ogni decisione sul futuro degli ospedali, scrive Scelzi, dovrebbe essere assunta mettendo realmente al centro la salute dei cittadini e la qualità dell’assistenza, perché dietro ogni scelta organizzativa esistono persone, famiglie e vite che possono dipendere dalla tempestività di un intervento.
È una riflessione che arriva da un uomo che conosce entrambe le facce della sanità: quella della gestione e quella della fragilità del paziente. Ed è forse proprio questo doppio punto di osservazione a rendere la sua testimonianza particolarmente significativa. La lettera si chiude con un lungo e sentito ringraziamento rivolto a tutti i professionisti che lo hanno assistito. Un gesto di riconoscenza personale che, al tempo stesso, diventa un riconoscimento collettivo al lavoro quotidiano di medici, infermieri e operatori sanitari che, spesso lontano dai riflettori, garantiscono ogni giorno il funzionamento della sanità pubblica. Una sanità che, come ricorda la storia di Alessandro Scelzi, continua a dimostrare il proprio valore soprattutto quando il tempo si misura in minuti e ogni decisione può fare la differenza tra la vita e la morte.
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