Si sono spesi fiumi d'inchiostro per raccontare dei tanti giovani, meridionali soprattutto, che devono lasciare la propria terra e i luoghi d'origine per formarsi professionalmente. Dalla lettura della XV edizione del Rapporto italiani nel mondo 2020 realizzato dalla Fondazione Migrantes, si evince che il flusso di italiani che lasciano il paese per andare a vivere e lavorare all'estero non si vuole arrestare. Il 55,3% (72.424 in valore assoluto) sono maschi e soprattutto giovani (il 40,9% ha tra i 18 e il 34 anni).
Gianluca Totaro, 25enne manfredoniano, corrisponde a questo identikit. Il giovane, dopo gli studi da programmatore terminati con il massimo dei voti all'Istituto Tecnico Commerciale %u2018G. Toniolo', ha tentato e ottenuto l'iscrizione presso la Bocconi di Milano, laureandosi con la triennale in Economia e Management. In questo arco temporale, è stato selezionato e ha proseguito i propri studi a 9.000 chilometri da Milano. È andato in Corea del Sud, infatti, dove è rimasto per 6 mesi. Un periodo che ritiene "non molto lungo", raffrontandolo a quello successivo di un anno e mezzo nel continente americano, in due riprese. Il primo conquistato grazie alla partecipazione ad un bando del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
In questo modo è andato a lavorare negli uffici commerciali del consolato italiano in Florida, per 5 mesi, diventando dirigente commerciale. "Forte della passione per la res pubblica - confida Gianluca Totaro -, che mi è nata da quando avevo circa 12 anni e che mi ha reso attivista politico da quando ne ho compiuti 14, mi sono spostato nel campo delle politiche governative, per quanto concerne la specialistica". La discussione della tesi di laurea "Economics and management of government", sulle politiche fiscali, infrastrutturali, economiche, governative e di spesa pubblica, l'ha fatta integralmente in lingua inglese.
È stato scelto dalla scuola pubblica brasiliana per antonomasia: la Fundaçào Getúlio Vargas, istituto brasiliano d'istruzione superiore reputato tra le migliori università e tra i più importanti think tank del mondo. Si è fermato? Macché. Quando ha terminato, è rimasto in Brasile ed è andato a fare uno stage alla Camera di Commercio italiana presente nello stato di Rio de Janeiro. "Sono stato lì per un anno. L'attività lavorativa - descrive - si svolgeva in lingua portoghese e, in virtù anche del periodo che già avevo trascorso in Sudamerica, ho approfondito lo studio della lingua portoghese, oltre che quelli della lingua inglese e spagnola". Gianluca Totaro ride, mentre ricorda che spesso si prendono in giro, tra amici, sulla necessità che diventa sempre più impellente di tornare a studiare anche l'italiano, "la nostra lingua e quella più completa che vi sia", posto che ci sono lunghi periodi durante i quali non hanno possibilità di poterla utilizzare.
Dopo aver risposto alle prime domande, si ferma. Vuole sottolineare, come fa, il suo essere %u2018normale'. "Non sono mica l'unico ad aver fatto queste esperienze, anzi c'è gente che ne ha fatte di molto più importanti rispetto alle mie e, magari, anche ad un'età più giovane". Una modestia che, con il proseguire della chiacchierata, non sembra artificiale, ma il suo modo di porgersi.
Sono esperienze che, senza voler fare classifiche di merito, valgono in termini di crescita umana, oltre che professionale. "Ho imparato il valore del sacrificio - conferma Gianluca Totaro -, quello che ho messo in campo negli studi. Prima ero piuttosto rigido, invece sono diventato molto flessibile e riesco ad adattarmi a qualsiasi contesto e situazione, anche le più difficili. Gianluca al primo anno di superiori - dice di se stesso - non immaginava di trovarsi ad imparare 4 lingue straniere, invece adesso le sa. Ho imparato come si lavora all'estero e come ci si può rapportare con culture diverse dalla propria".
Non che prima non fosse maturo, c'erano docenti che lo prendevano bonariamente in giro per il senso di responsabilità che mostrava già da adolescente. "Mi dico spesso che c'è sempre da imparare, per diventare maturi e affrontare la società in cui si vive. La leva per il successo, secondo me, è l'umiltà. Farsi forti delle esperienze passate può ritorcersi contro".Attualmente, Gianluca fa la spola tra Manfredonia e Roma, dove lavora con una società italiana che ha filiali in tutto il mondo.
"È come una boutique di consulenze, che si occupa di internazionalizzazione delle aziende - spiega -. Le affianchiamo e le accompagniamo al primo approccio con il mercato estero e, eventualmente, allo sviluppo dei loro piani commerciali". Ha "in animo di tornare a Manfredonia. Sto cercando di indirizzare il mio percorso professionale sempre più verso in tale direzione", conclude il giovane manfredoniano.
Matteo Fidanza
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