Il diritto di cronaca e il diritto di critica. E quel confine alle volte troppo sottile che passa fra racconto e interpretazione dei fatti. Una società che definisce “sgradito” un giornalista stabilendo che non potrà partecipare alle conferenze-stampa è come quel sindaco che vuole scegliersi lui il giornalista con cui parlare. O che dice a una specifica testata, con voi non voglio più parlare. Ma quando la libertà di espressione e di stampa è diventata facoltativa? O meglio, quando lo è diventata proprio per i giornalisti?
Quelli che di mestiere questo fanno. Osservano i fatti, li interpretano e li raccontano. E quando si fanno voce critica, fuori dal coro, interpreti di dubbi, di domande e in alcuni casi anche un po’ investigatori, ecco che arriva la censura. Lo stop. Tu non entri. Fatto da un presidente attraverso un ufficio stampa. Un altro giornalista, quindi, che quella distinzione fra portavoce e reporter la dovrebbe avere chiara. Eppure così non è. E non è più ormai da tempo in questa città. In particolare per la stampa sportiva, ma non meno di frequente anche per la cronaca politica.
Almeno i politici, i sindaci, gli assessori, non si fanno fare addirittura il comunicato-stampa per dirlo. Si incazzano o non ti rispondono al telefono, ti querelano alle brutte. Questa volta invece è come se fosse stato normale dire tu non ci piaci, perché non ci piace quello che scrivi e dici di noi, quindi se il tuo giornale vuole essere presente, deve indicare un altro collega.
Quindi si può scegliere? Magari ora anche a quei politici, a quei sindaci o a quegli assessori verrà in mente di fare la stessa cosa. E noi? Come rispondiamo a tutto questo? La presa di posizione singola, di ciascuno, di solidarietà al collega non basta. Come non basta nemmeno la giusta e non scontata presa di posizione di Odg, Assostampa e Ussi. Gravissima lesione del diritto di cronaca.
Questo è. Senza giri di parole. Crediamo che questo diritto vada difeso. Che vada, questa volta in particolare – per tutte le altre volte che è stato calpestato, quando è capitato ad altri colleghi con meno clamore – sottolineato con forza che i giornalisti non si scelgono. Che facciamo un mestiere. E che il nostro mestiere è scrivere ciò che pensiamo, ciò che leggiamo. Con rispetto. Ma un rispetto reciproco. Che i giornalisti che scrivono per compiacere i potenti o gli amici di turno, sono altro.
Questa città, che ha espresso nel tempo professionisti validi e affermati, oggi non si riconosce in una censura così netta. L’Attacco continuerà ad accreditare un solo nome per seguire le vicende della squadra. Quello di sempre. La prossima volta tutti gli accrediti che arriveranno dovrebbero portare lo stesso nome. Quello di Pino Autunno.
“O con me, oppure contro di me”. Finanche uno che non era proprio uno stinco di santo come Pasquale Casillo, si starà rivoltando nella tomba, dopo lo scellerato tentativo di Nicola Canonico di mettere il bavaglio ad una informazione scomoda, che non è disposta a scendere a compromessi e che racconta i fatti per quelli che sono. Nel loro naturale concatenarsi.
Il re del grano all’epoca di Zemanlandia ci provò con il giornalista de “Il Corriere dello Sport” Antonio Troisi, che finì nella gogna mediatica per essere l’unica voce fuori del coro che non accettava i “modi” del padrone di turno.
Un po’ quello che è accaduto al nostro Pino Autunno, che per circa un ventennio in seno al club è stato team manager e responsabile della comunicazione, prima di tornare a quella che è la sua vocazione: fare il giornalista. Libero. E senza condizionamenti.
Canonico, che sotto certi versi ricorda il Casillo prima maniera ma che sul piano squisitamente imprenditoriale resta lontanissimo, da queste parti sin dal primo momento ha mostrato una concezione proprietaria dell’informazione.
Come cioè se il Foggia da una parte, e i giornalisti dall’altra, fossero un tutt’uno: ergo se il club è mio, anche tutto quello che ci ruota attorno non può che essere sotto la mia personale giurisdizione.
Della serie allineati e coperti, insomma. E il messaggio forte e chiaro è arrivato sin dal giorno del suo insediamento ufficiale in seno al club, quando a piedi uniti e senza ritegno provò da subito a dettare le regole: “Mi raccomando - sibilò tutto d’un fiato con l’autorevolezza di chi in quel momento parlava da padrone del bastimento -, tra breve sarà tempo di calciomercato, e le notizie su nomi e trattative bisognerà centellinarli. Che non vengano fuori, altrimenti poi il prezzo sale, ed un giocatore che costa 10 potrei finire con il pagarlo100”.
Qui comando io, e questa è casa mia, grosso modo. Quella che sembrava una semplice provocazione che serviva anche per tastare l’ambiente giornalistico in realtà era un messaggio chiaro indirizzato alla categoria, che o si adeguava oppure...
Oppure avrebbe avuto vita difficile, come poi puntualmente è accaduto.
Per pochi, in realtà. I cattivi di turno.
Gli altri no, chineranno la testa e fin dall’inizio si adegueranno a quell’input che diventava regola.
Le successive apparizioni di Nicola Canonico in sala-stampa saranno sporadiche (per fortuna), ma ogni qualvolta si ritroverà di fronte a microfoni e taccuini il patron non perderà occasione di far risaltare la sua spocchia. “Per me sarete sempre messi tutti sullo stesso piano, nessun favoritismo nei riguardi di chicchessia. E soprattutto nessuna fuga di notizie”.
Erano i buoni propositi del primo giorno di scuola.
Peccato poi che alla corte celeste si presenteranno diversi accoliti. Coi quali il presidente intrattiene rapporti telefonici pressoché quotidiani, nel nome di una santa alleanza che nel tempo dovrà rimanere ben salda. Anzi, consolidarsi.
Ma le bugie hanno le gambe corte, e l’ultimo inverecondo episodio della scorsa settimana è la conferma che il numero uno del club di viale Ofanto parla bene e razzola male, da queste parti non si era mai vista una conferenza-stampa senza contraddittorio in cui il principale protagonista dopo il suo personale soliloquio si sottrae alle domande di rito affidando all’avvocato Chiaccio il gravoso compito di districarsi. “Oggi io non parlo, per me c’è il mio legale”, così parlò Canonico di fronte all’incalzare di chi provava a chiedergli come mai del deferimento del Foggia (datato 14 ottobre) si fosse venuto a conoscenza con così grande ritardo.
Sarebbe stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, il patron ne ha fatto una questione di lesa maestà, ed ha deciso di darci un taglio.
Morale: quel giornalista rema contro, va punito e castigato.
E così eccolo confezionato l’ennesimo scarabocchio della serie: dopo la fascia tolta al suo capitano contro il volere di Zeman, Canonico ha sottratto anche l’accredito a Pino Autunno.
Quello controcorrente, che non perde occasione per dargli contro.
Così ha deciso il padrone delle ferriere: a mali estremi, estremi rimedi.
Succede a Foggia, purtroppo, nel terzo millennio.
“O con me, o contro di me”.
Avanti il prossimo.
“Nicola Canonico chi? Quello che guidava il vaporetto a Bisceglie? E’ carta conosciuta...”. Anche nel centro barese, dove l’imprenditore per oltre un decennio si è cimentato con alterne fortune con la locale squadra di calcio, non sono sorpresi dalle recenti peripezie del loro ex patron. “L’ha combinata grossa, questa roba di togliere l’accredito ad un giornalista è una cosa dell’altro mondo che non si può proprio sentire”.
Sui social i suoi ex tifosi seguono con attenzione le vicende di quello che oggi è il presidente del Foggia, e che nonostante sia approdato in un club di grandi tradizioni, continua a prestare il fianco a qualche critica di troppo: “Un autogol del quale avrebbe potuto fare a meno - commentano i suoi detrattori che così si esprimono sui discutibili rapporti intrattenuti con la stampa foggiana. E che non perdono l’occasione per rivangare il recente passato -. Qui da noi non ha lasciato un buon ricordo, soprattutto quando ha cercato di trasferire il titolo sportivo a Bari è stato davvero infelice. Ed infatti immediatamente i tifosi biancorossi gli si rivoltarono contro”.
Canonico, insomma, è recidivo e ci è ricascato.
Strano per un imprenditore di successo come lui, che nel settore degli appalti pubblici è leader, e che negli anni si è costruito un nome ed una reputazione: “In Lega mi conoscono e sanno chi sono, prima di prendere provvedimenti a carico del Foggia avrebbero potuto sollecitarci in qualche maniera - ha commentato nel giorno in cui ha provato a spiegare le ragioni della penalizzazione comminata al Foggia -. A Bisceglie ho fatto calcio per anni, sanno bene qual è la mia credibilità”.
Vero, peccato solo che non abbia lasciato particolari ricordi del suo passaggio nella tifoseria nerazzurra. Nel calcio, purtroppo, non esiste riconoscenza.
Canonico lo tenga bene a mente per il futuro.
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