Scivolone Unifg, salta il convegno con la scusa dell’ordine pubblico: Lo Muzio e Curtotti irreperibili

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Davanti al Dipartimento di Giurisprudenza, fino a poco prima della comunicazione diffusa dall’Ateneo, la situazione era assolutamente tranquilla, e non c’era neanche l’ombra di un manifestante contrario all’iniziativa. Dopo l’annullamento last-minute dell’evento "Mai Più Terrorismo", i relatori si sono spostati al Cicolella per una conferenza. La prima a prendere la parola è stata Daria Cascarano, moglie di Potito Perruggini Ciotta e responsabile del Dipartimento provinciale legalità e sicurezza di Fratelli d’Italia. “Lo stupore è stato enorme anche da parte nostra, soprattutto dopo aver parlato con i docenti e i ragazzi delle varie scuole, che stamattina si sono presentai all’Università di Foggia per partecipare a questo convegno”, ha detto. “In realtà, la gioia nel vedere quanti ragazzi sono arrivati è stata tanta. E vedere anche il loro rammarico e quello dei loro insegnanti mi ha colpito tantissimo, perché si percepiva proprio la volontà forte di partecipare a un convegno di questo tipo, che è cosa oggi anche abbastanza rara, soprattutto da parte dei giovani”, ha aggiunto. “Il rammarico è tanto perché con questa decisione cade il presupposto stesso dell’evento, in cui ci si voleva confrontare proprio nell’ottica della riconciliazione e della pacificazione nazionale. Averlo dovuto sospendere per questioni di tensioni ha dato forza a chi forse questa pacificazione e riconciliazione non la vuole. Ma noi non ci fermiamo, e il nostro intento è quello di continuare a costruire all’interno dell’Università questo percorso. E siamo sicuri che ci riusciremo”, ha affermato. “È stata una piccola battuta d’arresto, ma questo non comporta che il nostro impegno e la nostra passione possano essere minimamente scalfiti. Se, dopo 50 anni da questi tragici avvenimenti, noi adulti non riusciamo a sederci e a confrontarci su quello che è stato un periodo storico, e a guardarlo con gli occhi della storia, che cosa possiamo trasmettere ai nostri giovani, che attualmente stanno vivendo una situazione a livello mondiale difficilissima? Io parto dal presupposto che tutto sia perfettibile, compresa l’organizzazione di queste iniziative, però si deve partire. Noi abbiamo cercato di avere un parterre il più vario per offrire un confronto il più stimolante possibile, cercando di portare al tavolo persone che sicuramente venivano da presupposti diversi, ma comunque molto equilibrate, che si sarebbero confrontate. E questo era l’esempio che volevamo trasmettere ai ragazzi”, ha chiosato. 

“Il sinonimo di università è ateneo”, ha spiegato, poi, Sergio D’Elia. “Ateneo viene, etimologicamente, da Atene, la dea del sapere, della saggezza. Università, inoltre, ha la stessa radice di universo, è qualcosa di universale. Tutto questo cosa vuol dire? Che quello è il tempio del sapere, e che, se non c’è il confronto, il dubbio che si manifesta, la critica, il dialogo fra saperi diversi, diventa un luogo monotono, un cimitero della saggezza e del sapere”, ha continuato. 

“Le persone che oggi non sono venute hanno deciso che quel luogo non andava frequentato perché erano presenti gli opposti da sé, quelli che hanno una visione diversa. Le persone che non hanno partecipato, che hanno annunciato che non avrebbero partecipato, hanno dimostrato di non essere libere, ma di essere confinate in un recinto ideologico, identitario, settario. L’opposto dell’iniziativa che dovevamo fare oggi”, ha sottolineato. 

“Non c’è nulla da equilibrare. Cosa c’è da equilibrare? Cosa deve fare un’iniziativa che vuole parlare del terrorismo, mettere uno delle Brigate rosse e uno dei Nar per equilibrare? Oppure deve mettere uno di destra e uno di sinistra? Qui ci sono due storie tragiche, di due ragazzi morti ammazzati a 18 anni. Il merito di questa iniziativa è di aver voluto celebrare la vita di due giovani, vittime dei confini, di quella stessa visione identitaria e settaria, alimentata da odio ideologico”, ha evidenziato. 

“Nonostante sia una storia di 50 anni fa, per i ragazzi di oggi sarebbe stato utile sapere che il peccato originale non sta a destra o a sinistra, ma sta nella concezione della violenza come forma di lotta politica. Questo era quello che volevamo far capire oggi ai ragazzi. Siccome io ho fatto quell’esperienza, forse avrei avuto qualche titolo per dire loro di non seguire la mia strada di 50 anni fa. Avrei detto loro che non è vero che il fine giustifica i mezzi, o che la violenza sia levatrice della storia. Questo avrei detto, e forse sarebbe stato utile come momento di riflessione per ragazzi di 17-18 anni, coetanei di quelli che sono stati assassinati. Insieme a Maria Teresa Di Lascia, che di questa terra è originaria, abbiamo concepito il nostro Nessuno Tocchi Caino proprio per affermare questo: la nonviolenza non soltanto nei rapporti umani, nelle relazioni personali con il proprio diverso o opposto da sé, ma anche la nonviolenza da parte dello Stato quando deve trattare e giudicare fatti orribili”, ha ribadito. 

“Maria Teresa diceva che la nonviolenza non la misuri con l’identico a te. È facile essere nonviolento con chi ti è vicino. La nonviolenza la misuri con chi ti sta lontanissimo. Lei arrivava a dire che la nonviolenza, se è tale, è amore soprattutto nei confronti del proprio nemico”, ha concluso. 

“Mio zio è stato ammazzato sotto casa come un cane, colpito alle spalle”, ha ricordato infine Potito Perruggini. “Oggi dobbiamo andare verso una stagione di riconciliazione, perché sono passati 50 anni. Io, essendo nato e cresciuto a Bari, ho conosciuto e vissuto da vicino l’esperienza di Benedetto Petrone. Premesso che sono io l’organizzatore di questo evento, e che quindi mi assumo la responsabilità di ogni eventuale errore o defezione, quando ho visto uscire alla fine dello scorso anno il libro sulla storia di Benedetto, che finalmente affronta in modo scientifico e dettagliato la storia di un mio concittadino assassinato pochi mesi dopo mio zio, sono stato felice. Adesso sto lavorando per la promozione di una commissione di verità e riconciliazione. E continuerò in questo mio impegno, perché ritengo fondamentale costruire una memoria condivisa”, ha assicurato in chiusura.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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