A quasi 43 anni il cerignolano Tommaso Sgarro è il più giovane docente ordinario italiano di Storia della filosofia. Dopo aver lasciato l'Università di Foggia nel 2023, ha insegnato prima presso l'Università Aldo Moro di Bari e adesso è docente presso Unipegaso, il cui rettore è l'ex Magnifico dell’Ateneo daunio Pierpaolo Limone. Ex piddino, attuale consigliere comunale, Sgarro è da sempre nell'area del centrosinistra ed è stato candidato sindaco. L’Attacco lo ha intervistato.
Che idea si è fatto rispetto al caso del convegno annullato “Mai più terrorismo”?
Credo che il problema di questa iniziativa sia stata una cattiva organizzazione di fondo, che ha di fatto generato un enorme scompiglio. E’ un tema delicato, ancora lontano dall'essere metabolizzato e fatto oggetto di discussione laica, un tema ancora estremamente decisivo. Per tali ragioni l'evento avrebbe dovuto probabilmente imporre agli organizzatori un'altra tipologia di avvicinamento all'incontro e maggiore prudenza. Lo scompiglio creatosi lasciato perplessi e titubanti. E’ chiaro che non si deve mai negare la possibilità di parola a nessuno, quando l'iniziativa non era sicuramente volta a creare intolleranza, bensì un tentativo di riconciliazione e un momento di riflessione. Qui stiamo parlando di un tema che ha riguardato la vita di tanti Italiani.
Tra le polemiche il fatto che fosse ospite Sergio D’Elia, come se fosse ancora un terrorista e non una personalità che da decenni si è votato alla nonviolenza.
Sono pienamente d'accordo sul fatto che non si poteva negare di parlare a D'Elia. E’ surreale che si sia di fatto impedito un confronto con un uomo pentito di quello che fece decenni fa. Detto questo, quando costruisci un dibattito su un tema tanto divisivo o sei capace di tener dentro tutte le anime, garantendo un parterre ancora più variegato, oppure non puoi pensare che tutto vada liscio e che non ci siano polemiche. Per me serviva probabilmente far partecipare al confronto anche un'altra parte in modo che venisse rappresentato il terrorismo di ogni colore politico, rosso e nero. A distanza di tanti decenni la storia è ancora calda sul terrorismo. Se vogliamo fare una seria riflessione sui motivi che portarono all'esasperazione del clima politico degli anni ‘70 e ‘80 occorre anche l'altra parte. L’eversione, sia nera che rossa, fu una sciagura per tutti.
La motivazione dei pericoli di ordine pubblico e sicurezza usata per l’annullamento è apparsa una finzione agli occhi di tutti.
L’Università ha messo una pezza peggio del buco. Se decidi di fare una cosa tieni il punto o a monte avresti dovuto sapere che un'iniziativa di questo genere avrebbe generato polemiche. Credo che ci debba essere una concertazione su un tema che spacca ancora la coscienza degli Italiani.
Cosa ha pensato delle proteste di Pd, Cgil, Arci, ovvero di una parte politica ben definita?
Ho pensato che questa parte politica stava nella contestazione perché l'iniziativa è stata organizzata in quella maniera. Sono convinto che avremmo visto le stesse polemiche a colori invertiti se gli organizzatori fossero stati diversi. L’Università deve essere luogo mediano delle tensioni politiche, deve avere un ruolo di mediazione e costruire una dimensione di concertazione. Per me c'è stata un po' di superficialità. Tuttora non trovo un articolo sul terrorismo che non sia anche un po' di posizionamento, stiamo ancora a questo livello di dibattito. Ciò impone una certa prudenza, proveniente dal buon senso politico. Invece l'iniziativa è parsa spuntare fuori come un fungo, forse bisognava chiarire ad esempio che ci sarebbero stati altri appuntamenti sullo stesso tema.
Quanto hanno inciso secondo lei i gruppi interni ad Unifg ostili al rettore Lo Muzio?
Non conosco le ultime dinamiche interne ad Unifg perché andai via a febbraio 2023, ne ho solo sentito parlare. Non so quali siano le ragioni per cui lo Muzio rischia di essere ricordato come il rettore più martirizzato…L’Università nella propria organizzazione strutturale è politica. Non è stato bello veder annullato l'evento, la soppressione della libera parola è sempre sbagliata. Ma, come ripeto, l’assenza di prudenza ha generato tutti i cortocircuiti che abbiamo visto. Spero che l'evento venga riproposto e nella forma migliore. Il terrorismo è un tema di cui non si può fare a meno di parlare pubblicamente e lo si deve fare in maniera ampia e trasversale, sarebbe un’utile esigenza anche per la mia parte politica. Lo dico specie per il clima che si sta generando nel Paese e per i rischi di ritorni, dopo tante torsioni autoritarie a cui stiamo assistendo. In Italia c'è un enorme revisionismo storico, ad esempio quello recente sul manifesto di Ventotene. Assistiamo al ritorno di cose che pensavamo ormai morte e sepolte, a danni di valori che credevamo patrimonio comune. Invece ci siamo svegliati nel 2025 e abbiamo scoperto che così non è. Quindi l'analisi pubblica è essenziale.
I danni sono stati molteplici, anche per Foggia raccontata come insicura.
Conoscendo gli attori in campo della contestazione si fa fatica a considerarli come facinorosi. Non lo è nessuno a Foggia, si è trattato solo di un dibattito interno alla città di Foggia dove non c'è alcun nucleo pericoloso. E’ stata opposta una valutazione politica rispetto a quella degli organizzatori e quindi per me l'Ateneo o alle prime avvisaglie di polemiche e contestazioni cambiava traiettoria o doveva andare avanti, dopo aver fatto valere la propria legittima posizione, portando avanti l'iniziativa fino alla fine. Nel caso di scontri il problema non sarebbe stato certo dell’Ateneo ma degli autori di quegli scontri. E’ stato fatto un danno alla città, oltre che all'Università e agli organizzatori della manifestazione. E’ mancata la prudenza sia nell'organizzazione che nella decisione di far saltare l'evento.
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