“Ogni sera la stessa scena. Ogni giorno lo stesso degrado. A Foggia, nel quartiere Ferrovia, bastano pochi passi per accorgersi che qualcosa - o forse molto - non funziona. Cassonetti strapieni, sacchetti abbandonati sui marciapiedi, rifiuti sparsi lungo la strada, mercatini del degrado quotidiani, bivacco e droga consumata in pieno giorno. Un paesaggio indegno di una città europea - dichiarano dal comitato Salviamo il Quartiere Ferrovia di Foggia -, eppure ormai “normalizzato” da chi ci vive e, soprattutto, da chi dovrebbe intervenire”.
“Il problema è culturale ma anche strutturale. Se i cassonetti sono pieni, la soluzione non è abbandonare l’immondizia dove capita. Esistono alternative, a partire dal conferimento in altri punti - anche solo a qualche decina di metri - come avverrebbe in qualsiasi contesto minimamente civile. Ma la realtà è ben diversa: qui vige l’anarchia del sacchetto, con comportamenti che nulla hanno a che fare con il senso civico”.
“E la responsabilità non è solo dei soliti ignoti. Cittadini, residenti, attività commerciali etniche contribuiscono quotidianamente al degrado. Le prove sono evidenti: le etichette sui rifiuti parlano chiaro e non servirebbe Sherlock Holmes per risalire ai responsabili”.
“Ma a monte di tutto, c’è una decisione che ha aggravato la situazione: la rimozione improvvisa di due cassonetti nella zona più “calda” del quartiere, tra via Trieste e via Montegrappa. Un intervento presentato come migliorativo da parte dell’amministrazione, ma che ha prodotto l’effetto opposto. Invece di una gestione più ordinata, si è ottenuto un sovraccarico dei cassonetti rimasti e un inevitabile conferimento selvaggio da parte di oltre settanta attività commerciali della zona. Qualcosa che persino un bambino avrebbe potuto prevedere. Eppure, chi ha il potere decisionale sembra non vedere - o peggio, non voler vedere - l’evidenza. Il negazionismo regna sovrano: viene messa in dubbio anche la veridicità delle fotografie - nonostante i metadati allegati - e per questo i residenti da alcuni giorni sono costretti a sovrascrivere la data e l'orario degli scatti”.
“A questo si aggiunge un altro paradosso: la domenica è vietato conferire i rifiuti a Foggia, diversamente da quanto accade, ad esempio, a Bari, dove l’AMIU Puglia consente il conferimento anche nei festivi. Eppure, la TARI è pressoché identica tra le due città. Allora viene spontaneo chiedersi: perché a Foggia si paga uguale (se non di più), ma si ottiene meno?”.
“Senza dimenticare i mercatini del degrado in via Podgora, ormai tornati alla quotidianità. Basta la fine del turno stazionario dei vigili per vederli spuntare come funghi, dal pomeriggio addirittura fino alle 22:00”.
“Intanto, chi dovrebbe vigilare tace o lavora - come si dice - “in silenzio”. Le promesse sulle fototrappole sono rimaste tali. Nessuno le ha mai viste in funzione, proprio nel quartiere dove sarebbero più necessarie. E allora viene da chiedersi: l’attenzione su questo quartiere è davvero “massima”, come si dichiara? Se è così, com’è possibile che nessuno - e sottolineiamo nessuno - riesca a vedere ogni giorno ciò che è evidente a chiunque passi di lì?”.
“In molte città italiane, i vigili urbani in borghese sanzionano chi sbaglia orario o modalità di conferimento. In alcuni casi, si risale ai responsabili proprio dalle etichette presenti sui sacchetti. Non è utopia: è semplicemente la normalità in una città che si rispetti. Ma a Foggia sembra ancora pura fantascienza”.
“Questo quartiere - spesso raccontato solo per i suoi problemi - merita rispetto, interventi concreti e una presenza costante dello Stato, non silenzi e slogan. È ora che chi ha responsabilità inizi a esercitarla davvero. Perché qui, nel quartiere Ferrovia, il tempo delle parole è finito. E lo spettacolo, ogni sera, è sempre lo stesso. Indegno”.
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