PUG, altro tempo perso, Galasso smentito dal segretario generale. Mainiero: “Dovrà tornare in Consiglio”

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Doveva essere la punta di diamante dell’amministrazione Episcopo, la professionalità talmente più avanzata ed esperta da meritarsi – tra tanti neofiti - l’appellativo di “super assessore” datogli per sottolineare come in lui convergessero ampie deleghe (lavori pubblici, urbanistica, rigenerazione urbana) e un’aura quasi da primus inter pares. E invece per l’ingegnere Anas Giuseppe Galasso, da tutti chiamato Pino a Palazzo di città, quell’appellativo si sta trasformando sempre più in uno sfottò ironico, usato da quanti mostrano delusione per il suo arrivo nell’ente capoluogo dopo i quasi dieci anni al Comune di Bari con l’amico fraterno Antonio Decaro. Il dominus Pd di Capitanata, ovvero il vicepresidente della Regione Raffaele Piemontese, lo considera un decariano puro, corpo estraneo al partito nostrano. In maggioranza, come si racconta dal 2024, Galasso è poco amato “perché non coinvolge, non dà risposte, non ascolta”. Anche i rapporti con la tecnostruttura sono in alcuni casi assai compromessi, con litigi e scontri al vetriolo cui fa eccezione il legame con la fedelissima dirigente Irene Licari. Sarebbe emerso un carattere per nulla facile, ma è sull’aspetto della competenza che Galasso si è ritrovato da ultimo (e nuovamente) nel mirino dell’eletto di minoranza Giuseppe Mainiero, dopo l’ultima seduta di consiglio comunale svoltasi mercoledì 30 luglio. Pochi giorni prima la giunta Episcopo aveva approvato l’atto di indirizzo per la redazione del PUG, il Piano urbanistico generale. Subito le opposizioni avevano inveito parlando di materia attribuita al consiglio, di Documento programmatico preliminare annullato di fatto, di tanti anni e soldi persi nell’infinito iter del Piano. C’era stato anche chi, come l’avvocato ed ex eletto socialista Giulio Scapato, su queste colonne aveva tuonato contro tale delibera di giunta definendola una maniera per evitare l’alea della discussione in consiglio comunale, dopo la figuraccia sull’housing sociale con la proposta di revoca avanzata da Galasso e bocciata a sorpresa dalla sua stessa maggioranza. Ma ora Mainiero va oltre, sottolineando come sia stato lo stesso segretario generale Alfredo Mignozzi a smentire l'assessore in aula. 

“Il segretario generale del Comune di Foggia ha stabilito e comunicato in aula, in maniera chiara, davanti ad una sollecitazione mia durante la discussione sul Piano casa in consiglio comunale, che l’atto di indirizzo sul PUG – che secondo Galasso avrebbe dovuto sostituire il DPP – non esprime la propria vigenza se è in vigore il DPP. Avevo già spiegato come la legge regionale sia un grande errore, perché la competenza urbanistica spetta al consiglio comunale. Mignozzi ha spiegato che, siccome il DPP fu approvato dal consiglio comunale, Galasso deve portare l’atto di indirizzo e gli allegati in consiglio. In pratica ha certificato la corbelleria fatta dal super assessore, colui che è venuto a fare il professorino a Foggia…Se ci sono due atti diversi prevale il DPP, non l’atto di indirizzo”, spiega l’ex candidato sindaco.

“Galasso ha deciso di intraprendere la strada dell’atto di indirizzo, che è una strada nuova e legittima. Ma la legge regionale fa riferimento, per tale atto di giunta, ai Comuni che non hanno già adottato il Documento programmatico preliminare. L’ente che invece lo ha già adottato è tenuto a revocarlo, secondo la mia opinione, altrimenti deve adottare l’atto di indirizzo con tutti gli allegati laddove modifichi il DPP per non avere due atti amministrativi contrastanti”, sottolinea Mainiero a l’Attacco. “Che vuol dire? Che a settembre dovranno tornare in consiglio comunale, ripetendo il lavoro già svolto negli scorsi anni col DPP”.

“Erroneamente, secondo me, la normativa regionale non disciplina per il pregresso. Avrebbe dovuto invece dire cosa accadeva, con un atto già approvato prima della delibera di giunta con le linee di indirizzo”, ha detto Mignozzi in aula. “Sarebbe auspicabile portare l’atto di indirizzo in consiglio, chiarendo che l’indirizzo è solo quello e non altro. Mentre rispetto all’organo deliberante, può essere modificato da una legge, è già avvenuto ad esempio con le lottizzazioni”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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