Costituzione di parte civile Amiu, la Sindaca Episcopo contro il sistema Pd: ieri l'udienza preliminare

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Sebbene non sia stata anticipata da una delibera di giunta, sarà certamente accolta dal giudice del Tribunale di Foggia, la gup Massarelli, la costituzione di parte civile del Comune di Foggia nell’unificato procedimento relativo ad Amiu Puglia spa e all’appalto del cimitero. Ieri è iniziata l’udienza preliminare, nel corso della quale hanno chiesto di costituirsi l’ente municipale, WWF Foggia ed Ediltur (l’impresa edile esclusa dalla gara del cimitero). Come rivelato nell’edizione di ieri de l’Attacco, fino a l’ultimo è mancata – e tuttora manca – la uniformità di posizione all’interno del campo largo progressista: la discussione della mattina in giunta non ha permesso di addivenire ad una delibera, mentre nella riunione di maggioranza pomeridiana la sindaca Marida Episcopo ha comunicato di ritenere la costituzione come parte civile “un atto dovuto”, ma si è scontrata con la strenua resistenza del Pd, che per bocca dell’assessore Davide Emanuele e del consigliere Mario Caggiano, ha ribadito la propria netta contrarietà rispetto a tale azione, per l’ovvia necessità di tutelare la società in house barese, che da sempre sta a cuore dei dem pugliesi e di Capitanata. La giudice ha rinviato l’udienza al 23 ottobre prossimo, quando deciderà rispetto alle eccezioni che saranno state eventualmente presentate sulle costituzioni in giudizio. Rispetto al filone relativo a l’aggiudicazione del maxi appalto del 2023 di quasi 18,5 milioni di euro per la gestione del cimitero comunale, gli imputati sono quattro: il dirigente sovraordinato barese Domenico Lomazzo (nominato dalla Prefettura e tuttora presente in Comune); il dirigente comunale Paolo Affatato (che era ai lavori pubblici/patrimonio/appalti e contratti, mentre oggi è alle attività produttive); la funzionaria comunale dell’Area tecnica Paola Russo; l’imprenditore foggiano Giuseppe Scommegna. Nel secondo filone su Amiu Puglia spa gli imputati sono: l’allora dirigente comunale Concetta Zuccarino, apricenese; il dg Amiu Antonello Antonicelli; il dirigente comunale del Servizio ambiente Saverio Pio Longo, sangiovannese; il funzionario comunale Giovanni Sorbo; l’altamurana Maria Rosaria Mangiatordi, referente del consorzio Conai. Il Comune di Foggia nel 2023, quand’era retto dai commissari straordinari in seguito allo scioglimento per mafia, rinnovò per altri nove anni, e per ben 203 milioni di euro, il contratto inerente al servizio di igiene urbana in favore della partecipata barese. Per Guardia di Finanza e Procura daunia sarebbe stato “truccato” l’affida mento in house, con accuse a vario titolo di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e falso.

A seguire l’amministrazione Episcopo sono la nuova dirigente dell’Avvocatura Maria Antonucci, che aveva rassicurato la sindaca (insieme a tutto l’ufficio legale) sulla strada da seguire nonostante le fortissime resistenze politiche e di parte della tecnostruttura – considerati i vari dirigenti e funzionari imputati – e l’avvocato barlettano Ruggiero Bollino, che ha firmato l’atto di costituzione di parte civile. “Considerato che i reati contestati agli imputati hanno cagionato al Comune di Foggia, quale ente pubblico territoriale, danni di natura patrimoniale e non patrimoniale, consistenti nella lesione del prestigio istituzionale, dell’immagine e della credibilità dell’amministrazione comunale presso la collettività”, si legge nel documento, “il Comune dichiara di costituirsi parte civile nel procedimento nei confronti di tutti gli imputati. La costituzione di parte civile viene effettuata al fine di ottenere, previa affermazione della responsabilità penale degli imputati nella sussistenza di tutti gli elementi soggettivi e oggettivi dei reati addebitati, il risarcimento di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali patiti dal Comune di Foggia, oltre alla rifusione delle spese, dei diritti e degli onorari legali. I reati contestati agli imputati hanno determinato una grave lesione del prestigio e dell'immagine istituzionale del Comune di Foggia”, ha scritto l’avvocato Bolino. “Come consolidato dalla giurisprudenza, il bene giuridico tutelato rappresentato dal "prestigio" costituisce un bene immateriale di carattere pubblicistico, la cui violazione determina un vero e proprio danno alla collettività rappresentata dall’ente locale. La lesione del prestigio della pubblica amministrazione genera una naturale sfiducia nei confronti dell'ente pubblico, conseguente ala negativa impressione nell’opinione pubblica, che diventa maggiore se amplificata dai mezzi di informazione di massa”. Il fondamento normativo della richiesta di risarcimento trova la propria base nell'art. 2043 del codice civile, che stabilisce l'obbligo di risarcire il danno per qualunque fatto doloso o colposo che cagioni ad altri un danno ingiusto. Ma ecco la quantificazione dei danni fatta dal Comune capoluogo: “Al fine di richiedere il risarcimento dei danni morali e materiali cagionati dalla condotta degli imputati, si precisa la sussistenza di un danno all’immagine e al prestigio per 30mila euro a carico di ciascun imputato, per aver determinato il venir meno, da parte dei cittadini, del senso di affidamento e di fiducia nel corretto funzionamento dell'ap parato dell’ente comunale nonché nel senso di appartenenza all’istituzione stessa, determinando così una notevole perdita di prestigio presso l'opinione pubblica. La quantificazione di 30mila euro è stata determinata considerando la gravità dei fatti contestati, posto che i reati di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, falsità in atti pubblici e induzione indebita a dare o promettere utilità, rappresentano condotte particolarmente gravi che incidono direttamente sui principi costituzionali di imparzialità e buon andamento della P.A.. Gli imputati rivestivano ruoli apicali nell'amministrazione comunale (dirigenti, funzionari, responsabili di procedimento), amplificando l'impatto negativo sulla credibilità istituzionale. Le procedure interessate riguardavano contratti di notevole valore economico, rendendo particolarmente grave il pregiudizio alla fiducia pubblica”, ha sottolineato Bolino. In secondo luogo, “un danno da disservizio per 15mila euro da porsi a carico degli imputati che rivestivano la qualità di pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio, quale pregiudizio recato dalla condotta illecita al corretto funzionamento dell’apparato pubblico, concretandosi nel mancato conseguimento della legalità, dell'efficienza, dell'efficacia, dell'economicità e della produttività dell'azione amministrativa, nonché nel dispendio di energie dell’amministrazione per accertare e contrastare gli effetti negativi sull'organizzazione degli uffici in conseguenza dei comportamenti dolosi e per il ripristino della funzionalità”. È stata avanzata infine richiesta di provvisionale nei limiti del danno per cui si riterrà raggiunta la prova, rimettendosi in ogni caso alle determinazioni economiche che il giudice riterrà congrue”. Gli importi indicati dal Comune appaiono ad alcuni addetti ai lavori “ridicoli”, considerati gli importi enormi dei due appalti (18,5 e 203 milioni di euro). Anche dal gruppo degli autori degli esposti in Procura e Corte dei conti sulle vicende di Amiu, da cui sono scaturite le indagini degli inquirenti, viene formulato un commento perplesso a l’Attacco. “Prendiamo atto con soddisfazione della inaspettata costituzione in giudizio del Comune come parte civile”, dicono fonti interne al gruppo di associazioni, legali e privati cittadini. “Ci aspettiamo che, dopo aver messo nero su bianco che il Comune si sente danneggiato dalle condotte dei propri funzionari e del direttore Amiu Antonicelli, ora l’ente assuma comportamenti conseguenti. Non dicano che si deve attendere la sentenza di eventuale condanna, perché non ha senso affermare una cosa nell’atto di costituzione e non comportarsi conseguentemente, ovvero con provvedimenti rispetto ai dipendenti imputati, che secondo il Comune, hanno causato un danno, e soprattutto nei confronti di Amiu Puglia e del suo dg, di cui si dovrebbero chiedere le dimissioni”, continuano. “Non si può affermare tutto e il contrario di tutto, o meglio lo si potrà fare in politica ma di certo non nei processi penali”. Come dire che il Comune sostiene di esser stato danneggiato dagli imputati ma non ha mai adottato atti di sospensione o di altra natura nei confronti dei dipendenti (che anzi continuano a lavorare, ad avere rapporti con Amiu, a partecipare alle conferenze stampa). Né l’ente ha mai pensato di mettere in discussione il contratto del 2023 né hai mai chiesto provvedimenti della spa nei confronti del dg Antonicelli. Un controsenso.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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