Tra un mese sarà trascorso un anno da quando la giunta regionale Emiliano nominò Claudio Sottile, ex assessore della giunta Ciliberti, quale nuovo commissario straordinario dell’ente Fiera di Foggia. Da allora, e specie ora in campagna elettorale, hanno continuato a levarsi le polemiche per l’immobilismo che affligge l’ente. Polemiche rinvigorite, in questi ultimi giorni, dall’avvio di Agrilevante a Bari, indicata da diversi eletti di centrodestra quale il contraltare della mesta fine della gloriosa Fiera dell’agricoltura del capoluogo daunio. Mercoledì scorso la sindaca Marida Episcopo è stata presa di mira, in aula, insieme al centrosinistra a guida Pd intimamente connesso coi dem baresi, dai consiglieri di opposizione Giuseppe Mainiero, Claudio Amorese e Pasquale Cataneo, neo acquisto della minoranza dopo la candidatura alle regionali con Forza Italia. A chi ha sollecitato Episcopo a rivendicare, dalla Regione, che si metta finalmente fine all’infinito commissariamento dell’ente Fiera, la prima cittadina è sembrata rispondere che quanto meno i commissari nominati sono tutti foggiani. L’Attacco ha parlato con alcuni addetti ai lavori, che individuano più criticità, a partire dal mancato sdoppiamento tra la proprietà e la gestione. “Doveva esserci una separazione tra le due cose”, spiegano. “Dovrebbero essere i privati a gestire gli eventi fieristici, come avviene altrove. Il rilancio della Fiera del Levante di Bari è avvenuto quando le attività fieristiche sono state privatizzate”. Un secondo e grave limite riguarda il carattere degli eventi fieristici ospitati a Foggia. “In nessun luogo funzionano più gli eventi che sono mere esposizioni”, si sottolinea. “Oggi le vetrine sono ormai tutte virtuali e online, chiunque va sul web e cerca i mezzi agricoli o qualunque altro prodotto gli occorra visionare. Non c’è più bisogno di venire a vederlo in Fiera a Foggia. Gli eventi fieristici che funzionano attualmente sono tutt’altro, ovvero occasioni di incontri business to business. Si pensi a Vinitaly, Ecomondo, le fiere di Rimini, etc. Questo meccanismo si poteva costruire a Foggia per l’agricoltura ma anche per il business legato al comparto delle energie rinnovabili”. E invece chi ospiterà un simile evento sarà Bari, nel 2026, mentre Foggia che detiene da tempo un vero primato nazionale rispetto all’energia green e in particolare all’eolico – resta a guardare, legata al ricordo della sua novecentesca e superatissima esposizione dell’agricoltura. Un terzo vulnus che ha penalizzato l’ente Fiera è stato e continua ad essere il rapporto coi soci fondatori, che o non hanno pagato il contributo o l’hanno versato (ma senza che possa fare la differenza) o, comunque, non hanno sviluppato un serio progetto di sviluppo per la Fiera.
Ancora un anno fa l’ente guidato allora dall’avvocato piddino Massimiliano Arena sollecitava il pagamento, necessario per il regolare funzionamento della Fiera. “Il Consiglio di Stato ha stabilito che non sussiste alcun obbligo di versamento del contributo al fine di ripianare le perdite di gestione e assicurare il funzionamento, anche in considerazione di quanto previsto dalla normativa regionale che obbliga gli enti fieristici regionali ad adeguare i loro assetti giuridici ed i loro statuti alla legge regionale, che prevede l’affidamento ad altri soggetti dell'attività di organizzazione e gestione delle fiere. Sarebbe opportuno proporre alla Regione e ai soci di costituire un tavolo istituzionale per individuare il percorso da seguire per il rilancio del sistema fieristico della provincia di Foggia, attuando la normativa regionale così come è già fatto per la Fiera del Levante”, decise la giunta di Camera di commercio. “I soci non hanno mai davvero trovato la volontà di fare un pro getto serio, anche per questioni politiche”, dicono i beninformati a l’Attacco. “Peraltro i terreni sono dei soci, non della Regione. Ci vuole un progetto complessivo, i contributi dei soci hanno un importo che garantisce solo le spese di funzionamento e null’altro”. Sull’ente incide negativamente anche il controverso rapporto con la politica. “I partiti ritengono che la Fiera di Foggia sia il luogo di Raimondo Ursitti, la sensazione è che finché non se ne andrà non se ne occuperà realmente”, commenta qualcuno. “Negli scorsi anni ha influito anche il deteriorato rapporto tra il vicepresidente della Regione Raffaele Piemontese e il commissario Massimiliano Arena. Dopo l’arrivo di Sottile, infatti, la Regione ha sbloccato la tranche di finanziamento che teneva fermo il cantiere di ingresso e parcheggio, anche se nessuno lo ammetterà mai… E ora c’è il problema di come finire i lavori, mancando qualche milione all’appello”. E, ancora, nell’elenco dei motivi che hanno decretato di fatto la morte dell’ente finisce anche la chiusura all’esterno: “La Fiera non si è ancora aperta all’Università o altro. Sarebbe potuta nascere una cittadella universitaria, invece niente”. Su chi ricadono, dunque, le responsabilità? “C’è un concorso di colpe. È vero che l’ente è commissariato, ormai, da innumerevoli anni, ma non si può dire alla sindaca di perorare la fine del commissariamento per una semplice ragione: l’ente non è in bonis e non c’è alcun progetto di sviluppo. È ridicolo dire che Bari ci ha scippato la Fiera dell’agricoltura: lì ci sono hotel, aeroporti, servizi. È logico che i privati si organizzino per eventi a Bari e non a Foggia. Non basta esporre quattro mezzi agricoli per risollevare e invertire le sorti dell’ente foggiano e del territorio. È più facile dire che la colpa è della Regione, che indubbiamente non ha mai sviluppato alcuna progettualità, che riconoscere che gli stessi soci hanno lasciato morire l’ente Fiera di Foggia. Soci tra cui oggi troviamo quel Pino Di Carlo che è contemporaneamente presidente di Camera di commercio e titolare dell’impresa che realizza in lavori in Fiera...”.
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