Nell’ex quartiere fieristico di Viale Fortore, dove da tempo il silenzio ha sostituito il brulicare di espositori e visitatori, sorge un immobile costato più di 3 milioni di euro. È il Padiglione 25, ristrutturato con fondi europei e regionali nell’ambito del programma di cooperazione Interreg Grecia–Italia 2014–2020. Doveva diventare un “Creative Hub”, uno spazio per le industrie culturali e creative, ma oggi è chiuso, vuoto, circondato da erba alta e cancelli serrati. Il progetto, denominato appunto “Creative Hubs – Holistic networking of creative industries via hubs”, è stato finanziato dal Programma di Cooperazione Interreg Grecia–Italia 2014–2020 e dal Bilancio Autonomo della Regione Puglia, attraverso il Dipartimento Agricoltura, Sviluppo Rurale e Ambientale e il Dipartimento Bilancio, Affari Generali e Infrastrutture. La ristrutturazione del Padiglione 25 della Fiera di Foggia è stata autorizzata con permesso di costruire numero 14 dell’11 maggio 2022. Il valore complessivo dell’intervento ammonta a 3.080.000 euro. L’importo contrattuale dei lavori è di 2.424.998,30 euro, a cui si aggiungono 655.001,70 euro come somme a disposizione della stazione appaltante. I lavori sono iniziati il 20 aprile 2023 e sono stati conclusi il 23 novembre dello stesso anno. Due anni dopo, però, il risultato è quello di un edificio chiuso, mai utilizzato, nel cuore di un’area che da tempo ha perso la propria funzione originaria. L’Attacco, recatosi ieri sul posto, ha potuto constatare come il nuovo padiglione, completamente restaurato e dotato di infissi, impianti e facciata rifatta, sia oggi circondato dal degrado. I viali interni della Fiera sono deserti, i capannoni storici in gran parte inutilizzati, e nessuna indicazione suggerisce che il progetto “Creative Hub” abbia mai preso forma concreta. L’intervento doveva rappresentare una rinascita simbolica, un ponte tra il passato fieristico di Foggia e un futuro fondato sull’innovazione e la creatività. Invece, come accaduto per molti altri progetti di rigenerazione finanziati con fondi europei, si è trasformato in un monumento allo spreco e alla disillusione. L’assenza di un piano gestionale, la mancata programmazione di attività, l’inerzia istituzionale e il progressivo disinteresse hanno ridotto a nulla l’investimento. A distanza di due anni dalla fine dei lavori, nessuno sembra sapere chi debba gestire la struttura né quando – o se – verrà mai aperta al pubblico. All’interno dell’ex Fiera, i segni della dismissione sono ovunque: capannoni vuoti, infissi divelti, strade interne invase da sterpaglie. Un contesto in cui anche un edificio nuovo e costoso finisce per sembrare un relitto, più che un simbolo di rinascita. Proprio ieri, mentre l’Attacco documentava lo stato di abbandono dell’area, il consigliere comunale di minoranza Giuseppe Mainiero convocava una conferenza stampa per parlare della crisi della Fiera di Foggia.
Le sue parole, dure e appassionate come sempre, hanno messo in luce il senso di frustrazione diffuso in città per un patrimonio ormai dimenticato. “La Fiera Agrilevante di Bari ha rappresentato lo scippo della Fiera di Foggia”, ha dichiarato Mainiero. “Ma non è vero che la nostra Fiera abbia un destino inesorabile. I quartieri fieristici possono rinascere. La Fiera di Rimini negli anni Ottanta era il dieci per cento di quella di Foggia, e oggi è una delle più grandi d’Italia. Noi abbiamo avuto la fortuna di avere un dirigente come l’ingegnere Potito Belgioioso, che nel 2017 lanciò un progetto ambizioso chiamato Agri-hub. Era una visione moderna, un parco tecnologico capace di trasformare l’intera area fieristica e di collegarla ad altri poli della città. Era prevista la creazione di un incubatore d’impresa, spazi di co-working e laboratori. Avremmo avuto un quartiere in dialogo con l’Università, i Campi Diomedei e le aree di ricerca. Sarebbe stata una trasformazione urbana di enorme portata”. Mainiero ha ricordato che nel 2017 fu siglato un protocollo d’intesa tra Comune, Provincia, Ente Fiera e Camera di Commercio per dare avvio al progetto, poi misteriosamente scomparso. “Quel progetto non si trova più da nessuna parte”, ha denunciato. “La Fiera di Foggia oggi non compare in nessuna programmazione regionale. Quale manina ha cancellato l’Agri-hub? E come possiamo recuperare questo ennesimo scippo? Sbaglia chi pensa che il quartiere fieristico sia destinato a morire. L’esempio di Agrilevante a Bari dimostra che una fiera può funzionare, se c’è volontà politica. La nostra Fiera non merita questo abbandono”. Il consigliere ha poi lanciato una provocazione politica, accusando la Regione Puglia di aver pena lizzato per decenni la Capitanata. “Raffaele Piemontese deve dire cosa ha deciso, insieme al suo centro di potere barese, per la Fiera di Foggia. Se le cose restano così, dobbiamo iniziare a valutare il trasferimento della Capitanata in Molise. Lì l’aeroporto di Foggia diventerebbe strategico, il porto di Manfredonia anche, e la Fiera di Foggia tornerebbe ad avere un ruolo. Da Bari, invece, da quarant’anni ci concedono qualcosa solo in campagna elettorale”. Le parole di Mainiero trovano un’eco inquietante tra i padiglioni chiusi e le strutture mai utilizzate dell’ex Fiera. Il padiglione da tre milioni di euro, nato come centro per la creatività e la cooperazione, è oggi la testimonianza materiale di un sistema che non riesce a valorizzare le proprie risorse. Un luogo dove i fondi europei finiscono per costruire muri e infissi, ma non visioni e futuro. Un altro tassello, insomma, nell’album dello spreco pubblico che racconta una città sospesa tra progetti ambiziosi e realtà in declino, dove anche le occasioni migliori sembrano destinate a perdersi nei viali vuoti della Fiera di Foggia.
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