Un piano di rientro da 25 anni è quello che lo scorso 7 ottobre è stato approvato dal consiglio di amministrazione del Consorzio di bonifica montana del Gargano, che come avviene ormai di consueto da diverso tempo si è riunito alla sola presenza del presidente Michele Palmieri e dei consiglieri Rocco Coccia (vicepresidente), Angelo Pio D’Addetta (rappresentante legale della Il Sole società agricola srl, l’impresa del direttore Michele Tabacco), Aniello Della Malva e Nicola Mitrione. Assenti, invece, i consiglieri Michele Crisetti (ex sindaco di San Giovanni Rotondo), il civico emilianista di Rignano Garganico Giosuè Del Vecchio, l’ultranovantenne Libera Guerra e Berardino Totaro (fratello di Vincenzo, direttore dell’ente Parco nazionale del Gargano). “La legge regionale prevede che i Consorzi di bonifica elaborano un piano di rientro delle anticipazioni effettivamente accertate, dalla durata massima di venticinque anni, senza oneri aggiuntivi”, ha spiegato il direttore unico Tabacco, ex vicepresidente. “I Consorzi di bonifica trasmettono il piano di rientro al Servizio Irrigazione e bonifica del Dipartimento Agricoltura sviluppo rurale e ambientale, che effettua l’istruttoria preliminare. I Consorzi adottano il piano di rientro a cura del competente organo consortile e lo trasmettono, entro 15 giorni, al Servizio irrigazione e bonifica del Dipartimento Agricoltura sviluppo rurale e ambientale per il controllo previsto dalla normativa”.
Ebbene, nel caso dell’ente di viale Colombo il piano di rientro predisposto prevede che a fronte di 1.500.000 euro anticipati al Consorzio sono stati restituiti alla Regione 828.089,01 euro e che la residua somma di 671.910,99 euro venga ripartita nei 25 anni con rata annua di 26.876,44 euro.
Lo scorso 28 luglio il Servizio irrigazione e bonifica della Regione Puglia ha comunicato la conclusione positiva del procedimento istruttorio del piano di rientro predisposto dal Consorzio e ha chiesto che il piano contenga alcune previsioni. “Il piano di rientro sarà soggetto ad una revisione annuale che tenga conto delle compensazioni effettuate alla data del 31 dicembre di ogni anno”, ha sottolineato Tabacco. “La concessione della rateizzazione, secondo il piano di ammortamento proposto, non produce effetti novativi rispetto all’obbligazione originaria. Il mancato pagamento di una sola delle rate determina la decadenza dal beneficio del termine, autorizzando la Regione Puglia a procedere al recupero dell’intero importo residuo, salva la previsione, in sede di revisione annuale, di modifica consensuale del piano di ammortamento, sia nell’importo che nella scadenza della rata. E’ necessario garantire un monitoraggio costante delle entrate, con particolare attenzione al tributo 630, affinché vengano utilizzate nella percentuale prevista per il finanziamento delle opere correlate. Analogamente, occorre monitorare le entrate correlate ai tributi 648 e 750, al fine di adottare, durante l’esercizio, eventuali azioni correttive in caso di entrate inferiori alle previsioni, nonché assicurare la regolare riscossione del canone irriguo”. Per tali ragioni il cda ha approvato il piano di rientro.
Al contempo, le spese sono aumentate: il 23 settembre scorso il cda ha approvato la seconda variazione al bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2025, in aumento per 66mila euro. “L’incremento di 25.000 euro sul capitolo competenze personale fisso – Muschiaturo si rende necessario per far fronte ad un cambio nell’organizzazione del lavoro, si è optato per l’impiego di personale a tempo determinato invece che avventizio, come inizialmente previsto”, ha chiarito Tabacco.
“Il Consorzio ha recentemente subito alcune sentenze sfavorevoli che hanno comportato spese legali non previste. A ciò si aggiungono contenziosi ancora in essere e nuovi obblighi notarili, che hanno reso indispensabile rivedere al rialzo (+ 17.000 euro) la previsione di spesa per consulenze ed assistenze legali. Nonostante il significativo impegno profuso dall’amministrazione nella gestione della rete dell’acquedotto rurale – svolta in amministrazione diretta – ed i risultati positivi conseguiti, anche in termini di efficienza e contenimento dei costi, si è reso comunque necessario un incremento degli stanziamenti relativi alla manutenzione ed alla fornitura di materiali per gli acquedotti rurali. Le spese di funzionamento (postali, cancelleria, pubblicazione) sono state ridotte (-15.000 euro) grazie a una maggiore digitalizzazione dei processi. Il vivaio consortile, pur rappresentando un asset storico e di pregio per il Consorzio, continua a presentare alcune criticità di natura economico-gestionale. I costi di gestione, in particolare quelli legati ai consumi energetici ed idrici, restano significativi, mentre i ricavi derivanti dalla produzione e dalla vendita delle piante non risultano ancora sufficienti a coprire integralmente le spese sostenute. Si è reso necessario adeguare i capitoli relativi all’utenza idrica del vivaio (+ 6.000 euro) ed è stato inoltre necessario procedere all’adeguamento del capitolo relativo ai consumi energetici (+3.000 euro), con riferimento ai punti di prelievo situati nel territorio di Rodi Garganico, località fuori comprensorio ma dove il Consorzio mantiene attivi alcuni impianti idrici. In tali aree, la presenza di pompe e motori elettrici datati e ad alta inefficienza energetica determina ancora oggi consumi sproporzionati rispetto al fabbisogno. Si evidenzia tuttavia che, grazie ai prossimi interventi finanziati con fondi FSC, è previsto un progressivo efficientamento degli impianti, con l’obiettivo di ridurre significativamente i consumi e i relativi costi nei prossimi esercizi. Infine, è stata azzerata la dotazione del fondo di riserva (-21.000 euro), in quanto si ritiene sufficiente il margine residuo di flessibilità del bilancio”.
Intanto continua ad essere rovente il clima dei rapporti coi sindacati Flai Cgil e Fai Cisl, che nei giorni scorsi hanno tuonato anche con la Regione per le scelte del cda, tra cui il trasferimento della sede da Foggia a Cagnano Varano, organizzando lo sciopero dei lavoratori il 28 ottobre prossimo con presidio davanti alla Prefettura. Oltre a stigmatizzare il mancato confronto sulle decisioni dell’ente, i sindacati restano del tutto contrari allo spostamento della sede e non credono alla convenienza per le casse dell’ente, la cui sede storica nel capoluogo è di proprietà (col pagamento di un mutuo in corso). Ma l’atmosfera è avvelenata anche per la decisione, attuata nonostante la Regione, di rendere il vicepresidente Tabacco direttore unico, peraltro facendolo affiancare da Massimiliano Capezzuto, che ne ricopriva prima il posto e che è anche direttore del Consorzio della Valle del Venafro. I sospetti sono chiari: oltre ad avvicinare di fatto la sede a Carpino, dove risiedono Palmieri e Tabacco, si pagano due persone anziché una sola.
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