Chiude la sede del Coni Foggia: perse le tracce dell’archivio storico e di tutta la parte documentale

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Trentasei sedi di comitati provinciali Coni dismesse dal progetto “Sestante” di Sport e Salute, società in house del Ministero della Salute. Tra queste anche c’è anche Foggia, con i suoi moderni uffici di via Almirante. C’è amarezza da parte degli organismi locali, che si sono visti prima relegati a ruolo di ospiti, e poi privati dei luoghi che per anni hanno contribuito alla progettazione sportiva di Capitanata.

“I risultati raggiunti saranno utilizzati per migliorare la funzionalità delle sedi strategiche attraverso interventi di riqualificazione, ristrutturazione, efficienza energetica e integrazione tecnologica; aumentare il livello di servizio offerto; investire su sedi che verranno individuate come alternative; rafforzare l’identità e la visibilità degli Organismi Sportivi con impatti positivi sullo sviluppo della pratica sportiva; creare aree comuni e spazi di coworking per attività amministrative e operative, promuovendo la collaborazione e l'uso efficiente delle risorse”, ha assicurato Sport e Salute.

l’Attacco ha raggiunto Giuseppe Macchiarola, ultimo presidente eletto del Comitato provinciale Coni di Foggia, e Renato Martino, delegato provinciale, per raccogliere le loro impressioni in merito. 

“La decadenza delle strutture provinciali del Coni nasce dalla chiusura dei Comitati: quando l’allora Presidente Giovanni Petrucci decise che i comitati territoriali, dovevano essere aboliti sostituendoli con i Comitati ed i delegati, di nomina dei presidenti regionali. È stato quindi azzerato il Comitato e con esso il consiglio provinciale del CONI, formato dai presidenti delle federazioni. E’ stato l’inizio della fine - sottolinea  Macchiarola -. Mi sono candidato alla presidenza del CONI nazionale e ho denunciato in assemblea nazionale la chiusura dei comitati provinciali. Parlai di vero e proprio suicidio, frutto di miopia politica”. 

“L’altro passaggio che ha portato a questa situazione è stata la scissione tra CONI e Sport e Salute. Inizialmente fu costituita una società denominata Coni Servizi, comunque afferente al CONI. Ma successivamente è diventata una struttura statale cambiando la sua denominazione in Sport e Salute. Quindi le strutture sono diventate strutture governative, e le delegazioni provinciali si sono ritrovate ad essere ospiti delle sedi. E’ stato così che a disposizione della locale delegazione è stata messa a disposizione solo una piccola stanza. E ad un certo punto è stato richiesto anche di corrispondere il canone mensile. Quando le delegazioni non hanno voluto più venire incontro a questa espressa richiesta, Sport e Salute ha deciso di dismettere tutte le sedi dei comitati provinciali”. 

“La sede attuale di Foggia fu voluta e realizzata da me - prosegue Macchiarola -. Una delle più prestigiose in Italia: grandi superfici, attrezzata di sale riunioni e di un archivio che conteneva tutta la storia provinciale, oltre che di una biblioteca ricca di migliaia di volumi. Si è verificata una cosa assurda e grave - accusa il presidente provinciale di Ansmes -. Ci siamo preoccupati di salvaguardare tutta la storia del Comitato e avevamo chiesto a Sport e Salute di avere in deposito tutti questi documenti. Invece i locali sono stati sgomberati e non si sa che fine abbia fatto tutto l’archivio storico. Di fatto si è persa tutta la cultura e la memoria sportiva di Foggia. Come non bastasse anche gli stessi arredi, dati in comodato d’uso dall’allora vicepresidente Nico Palatella, sono stati portati via”.

“Da proprietari della sede del comitato provinciale, ci siam ritrovati ad essere affittuari. Avevamo un accordo nazionale con Sport e Salute che ci garantiva uno spazio da utilizzare per le funzioni in capo al Coni. Che è durato fino a quando non è stato stabilito  di chiudere le sedi. Perché probabilmente non riuscivano più a gestirne le spese - evidenzia Martino -. Presto, provvederemo a trasferirci altrove. Mi spiace solo di lasciare via Almirante ed una sede storica, dove il sottoscritto con Giuseppe Macchiarola e l’allora segretario Pino Autunno, ci siamo spesi per tirarla su. In ogni caso continuerò a svolgere le mie funzioni di delegato provinciale. Chiudere i Comitati provinciali a favore dei Comitati regionali è stata una scelta strategica probabilmente dettata da fattori economici, anche se devo ammettere che forse non si è trattato della decisione migliore”.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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