Il tema del verde pubblico continua a occupare il centro del dibattito politico e civile a Foggia. Negli ultimi mesi la questione è progressivamente uscita dall’ambito tecnico della manutenzione urbana per trasformarsi in uno dei terreni di confronto più accesi tra amministrazione comunale, lavoratori del settore, sindacati, associazioni ambientaliste e forze politiche. Il nuovo bando per la gestione delle aree verdi, la vertenza dei dipendenti impegnati nel servizio e le critiche provenienti dal mondo civico hanno alimentato un confronto che si riflette anche nelle sedi istituzionali. In questo contesto si è svolta la seduta del Consiglio comunale di ieri, convocata a Palazzo di Città con diversi punti all’ordine del giorno. Tra questi anche l’istituzione della Consulta per l’Ambiente e per il Verde con il relativo regolamento di funzionamento, approvato dall’assise. Un passaggio che ha inevitabilmente incrociato la discussione più ampia sulla gestione del patrimonio arboreo e degli spazi verdi cittadini. La seduta è stata accompagnata dalla presenza dei lavoratori del servizio di manutenzione del verde pubblico. I ventinove operatori, oggi alle dipendenze del Consorzio nazionale servizi, hanno prima manifestato davanti al municipio e poi hanno seguito i lavori dalla tribuna del pubblico. Si tratta dei dipendenti stabilizzati durante l’amministrazione guidata da Gianni Mongelli, che da anni operano con contratti part-time di quattro ore giornaliere e retribuzioni inferiori ai mille euro mensili, pur dovendo garantire la cura di un patrimonio verde distribuito su tutto il territorio urbano. Il nodo del confronto riguarda il nuovo bando per l’affidamento del servizio di manutenzione del verde, pubblicato circa venti giorni fa e giunto alla scadenza proprio in queste ore. L’appalto prevede la suddivisione della città in quattro lotti territoriali e uno stanziamento complessivo di circa 2,1 milioni di euro annui più Iva. Nel capitolato sono state inoltre inserite nove nuove aree verdi che in passato non rientravano nella gestione ordinaria. Secondo la Filcams-Cgil, tuttavia, il bando non garantirebbe un miglioramento concreto delle condizioni dei lavoratori già impiegati nel servizio. “Nel nuovo bando per l’appalto pubblico del verde sono state aggiunte delle risorse, ma nulla è stato immaginato per aumentare le ore dei lavoratori”, afferma Angela Villani.
Oggi ogni dipendente lavora quattro ore al giorno e, secondo il sindacato, l’estensione delle aree da curare senza un aumento del monte ore rischierebbe di incidere anche sull’efficienza del servizio. “Avevamo chiesto il passaggio al full-time. Però nella gara non c’è traccia. Resta alle aziende la libertà di farlo oppure no”.
Di diversa impostazione la posizione dell’amministrazione comunale. La vicesindaca e assessora all’Ambiente Lucia Aprile difende la struttura del capitolato e richiama i vincoli normativi entro cui è stata costruita la procedura. “L’amministrazione si sta muovendo in un contesto normativo che indica il percorso oltre il quale il bando rischierebbe di essere impugnato”, spiega. Nel capitolato sono state inserite la clausola sociale e l’applicazione del salario minimo deliberato dal Consiglio comunale, con una soglia che non potrà scendere sotto i nove euro netti all’ora.
Aprile sottolinea inoltre una previsione organizzativa inserita nel bando. “Nell’ambito delle proprie organizzazioni industriali degli aggiudicatari, se vogliono aumentare le ore di servizio non potranno procedere a nuove assunzioni ma obbligatoriamente dovranno prima proporre il full-time alla platea storica”. Un vincolo diretto nel capitolato, osserva l’assessora, non sarebbe però possibile. “Secondo le linee Anac questa previsione non può essere obbligatoria in capo alle imprese, altrimenti il bando sarebbe impugnabile”.
Nel corso della discussione consiliare sono intervenuti anche esponenti politici di maggioranza e opposizione. Il consigliere del Movimento 5 Stelle Francesco Strippoli ha espresso vicinanza alle istanze dei lavoratori. “I lavoratori giustamente stanno portando le loro istanze, che noi accogliamo totalmente. Bisogna sempre stare dalla parte dei lavoratori”, ha dichiarato, ricordando come i capitolati precedenti prevedessero già un numero limitato di ore lavorative. Strippoli ha proposto la definizione di un protocollo d’intesa tra amministrazione e aziende aggiudicatarie per favorire un aumento del monte ore destinato ai dipendenti. Critiche sono arrivate anche dall’opposizione.
Il capogruppo di Fratelli d’Italia Claudio Amorese ha messo in discussione la gestione complessiva del verde urbano. “La gestione del verde è sotto gli occhi di tutti. Abbiamo erbacce dappertutto e questa si sta configurando come l’amministrazione degli abbattimenti degli alberi”, ha affermato, sostenendo che l’aumento delle risorse rispetto al periodo commissariale non si sarebbe tradotto in risultati concreti.
Sul piano politico si è inserita anche la proposta del consigliere comunale Giuseppe Mainiero, che ha indicato una strada alternativa rispetto all’attuale modello di affidamento del servizio. Secondo Mainiero, venuti meno i vincoli del cosiddetto Salva Enti, il Comune potrebbe valutare l’internalizzazione della gestione del verde pubblico. Una scelta che, nelle intenzioni del consigliere, permetterebbe di migliorare sia la qualità del servizio sia le condizioni lavorative degli operatori, con l’obiettivo dichiarato di riportare Foggia all’immagine di città-giardino evocata per gli anni Novanta.
Il dibattito istituzionale si intreccia con le posizioni espresse dal mondo ambientalista. Enzo Rizzi individua nella mancanza di pianificazione uno dei nodi principali della vicenda. “Quando a criticare sono contemporaneamente lavoratori, professionisti del verde, cittadini e associazioni ambientaliste significa che il problema è reale e ha radici profonde”, osserva. A suo giudizio il bando sarebbe nato senza una visione complessiva della città. “Senza un Piano del Verde si continua a intervenire per segmenti, per urgenze, per rattoppi, ma non si governa davvero nulla”. Per Rizzi la questione va oltre la semplice organizzazione del servizio. “Il verde non è arredo, non è contorno. È una infrastruttura urbana che incide sulla salute pubblica, sul calore urbano e sulla qualità della vita”. Da qui la richiesta di revocare il bando e riaprire un confronto più ampio con cittadini, tecnici e associazioni per definire una strategia complessiva per la città.
Parallelamente alla discussione politica, continuano anche le iniziative promosse dalla società civile. Nel quartiere San Lorenzo l’associazione civica Salice-San Lorenzo in Carmignano ha organizzato per venerdì la piantumazione di undici nuovi alberi in un’area verde tra via Imperiale e via Bellavia. L’iniziativa, realizzata con il coinvolgimento degli studenti dell’istituto Giannone-Masi, dell’Arif e di volontari del Nucleo Intervento Tutela Ambientale, intende rilanciare la proposta di istituire un parco pubblico nel quartiere, già sostenuta da una petizione popolare presentata al Comune nel 2025. Tra vertenza sindacale, confronto politico e mobilitazione civica, il dossier sul verde pubblico resta dunque uno dei temi più sensibili dell’agenda cittadina. Con la gara ormai arrivata alla sua fase decisiva, il confronto tra le diverse posizioni sembra destinato a proseguire anche nelle prossime settimane.
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