Transazione Amica, la grande distanza che resta tra le parti: 20 mln chiesti dalla curatela, 14 per il Comune

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E’ ancora un mistero come si concluderà il contenzioso più rilevante, dei tre pendenti, tra il Comune di Foggia e la curatela fallimentare di Amica spa, l’ex municipalizzata del servizio di igiene urbana. Un passo avanti verso la transazione è arrivato venerdì scorso con la delibera della giunta Episcopo che ha autorizzato i due legali dell’ente, il professore ed avvocato Ugo Patroni Griffi e l’avvocato Felice Eugenio Lorusso, difensori incaricati dal Comune di Foggia nel giudizio di appello avverso la sentenza del Tribunale di Bari del 2025, ad avviare e condurre le trattative con i legali della curatela del Fallimento Amica spa al fine di esplorare e verificare la concreta possibilità di pervenire a una definizione transattiva della lite. Vi si precisa che “l’autorizzazione è limitata alla sola fase esplorativa e negoziale e non implica alcun vincolo per l'amministrazione a concludere un accordo, la cui eventuale approvazione resta subordinata a una successiva e apposita deliberazione della giunta comunale per la definitiva approvazione, previa acquisizione dei necessari pareri”. L’atto è stato preparato dalla dirigente del Servizio Avvocatura Maria Antonucci, che ricorda come a giugno 2025 la sentenza di primo grado abbia condannato il Comune di Foggia, in solido con altri convenuti, al risarcimento del danno in favore del Fallimento Amica spa per l'importo capitale di 27.498.334,25 euro, oltre rivalutazione monetaria e interessi legali dalla data della sentenza al saldo effettivo. L'azione risarcitoria è stata promossa dalla curatela fallimentare assumendo una responsabilità dell'ente per presunto abuso di attività di direzione e coordinamento sulla società in house Amica spa, dichiarata fallita nel 2012. L'esposizione debitoria complessiva per l'ente, includendo gli accessori di legge, è stata stimata in un importo di circa 43.000.000 euro. L'atto di appello presentato da Palazzo di città contesta la sentenza di primo grado sulla base di plurimi e articolati motivi, tra cui il difetto di giurisdizione del giudice ordinario, l'inapplicabilità dell'articolo 2497 del codice civile agli enti pubblici, la carenza dei presupposti fattuali e giuridici dell'azione, la prescrizione del diritto e i vizi metodologici della consulenza tecnica d'ufficio. 

Come riportato più volte da l’Attacco, dopo la sentenza ci sono stati incontri informali rispetto alla possibile transazione con la controparte, rappresentata dalla curatrice Mirna Rabasco e gli avvocati Giuseppe Trisorio Liuzzi e Gianpaolo Impagnatiello. Poi, lo scorso 15 aprile i due legali hanno formalmente richiesto all'amministrazione di essere autorizzati a “prendere contatti con i difensori di controparte al fine di sperimentare un percorso transattivo”, in esecuzione di intese già discusse in precedenti riunioni. “La controversia presenta un elevatissimo grado di complessità tecnica e giuridica, con un esito che, nonostante la fondatezza dei motivi di appello, conserva margini di aleatorietà intrinseci a ogni contenzioso giudiziario”, sottolinea Antonucci. “Il passaggio in giudicato della sentenza di condanna comporterebbe un danno patrimoniale di eccezionale gravità per il bilancio del Comune di Foggia, con conseguenze potenzialmente irreversibili sull'equilibrio finanziario dell'ente e sulla sua capacità di erogare servizi pubblici essenziali alla cittadinanza. La stessa curatela ha manifestato l'intenzione di perseguire una soluzione concordataria della procedura fallimentare, il che presuppone la necessità di definire i principali crediti, tra cui quello verso il Comune”.

Alcuni tentativi di accordo ci sono stati, negli anni, ma senza esito. Il precedente giudice delegato Francesco Murgo rigettò la proposta transattiva del 2021 che era di 7,7 milioni oltre a rimborso spese per un totale di 7.950.000 euro. A fine 2024 il nuovo tentativo: il Comune offrì altri 6,5 milioni di euro circa, che uniti ai milioni di euro circa già versati dall’ente alla curatela fallimentare, avrebbero consentito di chiudere complessivamente la partita a 10-10,5 milioni di euro. Infine, ad aprile 2025, fu avanzata l’ultima proposta, che arrivò a circa 12,5 milioni di euro, ma senza alcuna risposta da parte dell’attuale giudice delegato Antonio Lacatena. Stando a quanto trapela da Palazzo di città, la richiesta del giudice delegata era chiara e assai differente: 24 milioni di euro. Dal canto loro, i dirigenti che si sono susseguiti negli ultimi anni all’Avvocatura erano contrari ad una simile transazione: da Angela Paradiso al segretario generale Mignozzi, a Silvia Siciliano.

Adesso, però, per l’ente diventa essenziale trovare l’intesa con la curatela evitando l’alea dell’appello, alea che spaventa anche la curatela. “La sentenza di secondo grado può ribaltare l’esito di primo grado, confermarlo o ridimensionarlo. Tutto è possibile”, spiega un addetto ai lavori a l’Attacco. Il fondo contenzioso dell’ente nei mesi scorsi è stato incrementato di ulteriori 15 milioni di euro, arrivando a un totale di quasi 60 milioni, di cui 38.350.000 per il contenzioso Amica. Non una cifra a caso, ma l’ammontare dello stato passivo della fallita società in house.

A supportare l’Avvocatura e i Servizi finanziari oggi, oltre ai due legali, c’è come tecnico il commercialista foggiano Giuseppe Belfiore La Caprio, che aiuta a stabilire la cifra idonea per l’ipotesi transattiva. Secondo Palazzo di città, stando a quanto trapela, tutto quanto è stato già pagato alla curatela Amica “fa parte del calcolo”. Si tratta di 5,5-6 milioni di euro, oltre ai quali l’ente vorrebbe versare 14 milioni nella transazione. Ma, sin dallo scorso anno, Rabasco ne chiede invece 20, al di là di quanto già ottenuto dal Comune tramite altre sentenze. L’ente dunque chiederà di valutare singolarmente le singole posizioni dei tre giudizi.

Reazioni

Il M5S ha accolto con estrema soddisfazione la delibera di giunta comunale che autorizza ufficialmente i legali dell’ente ad avviare le trattative per una definizione transattiva del contenzioso con il Fallimento Amica spa. “Si tratta di un atto di responsabilità che il nostro Movimento ha sollecitato con forza sin dal primo giorno, convinti che la strada della conciliazione fosse l’unica percorribile per tutelare le casse comunali e il futuro dei foggiani. Il Movimento ha premuto su questo fronte ben prima che arrivasse la pesante condanna di primo grado del Tribunale di Bari, che ha visto il Comune soccombere per oltre 27 milioni di euro, più rivalutazione e interessi. Leggendo le carte e ascoltando con attenzione gli stimoli che giungevano dallo stesso giudice, avevamo intuito che quella sentenza fosse evitabile. Oggi, l’avvio di questo percorso negoziale conferma la bontà della nostra visione politica: smettere di rincorrere il rischio giudiziario e iniziare a gestire il problema con pragmatismo. La chiusura di questa lite, che oggi rappresenta un debito potenziale stimato in circa 43 milioni di euro, non è solo un atto di prudenza contabile, ma una necessità strategica. Attualmente, il Comune di Foggia tiene bloccati oltre 60 milioni di euro nel fondo rischi contenzioso: risorse ingenti che giacciono inutilizzate a causa dell'incertezza dei giudizi pendenti. Definire transattivamente le tre cause attive significa: eliminare il rischio di un default finanziario legato a condanne imprevedibili; sbloccare risorse vitali da quel fondo per rimetterle in circolo a favore di servizi, infrastrutture e manutenzioni di cui la città ha estremo bisogno. L’autorizzazione concessa ai legali Ugo Patroni Griffi e Felice Eugenio Lorusso è il primo passo per trasformare un incubo giudiziario in un'opportunità di ripartenza. Continueremo a vigilare affinché la trattativa prosegua spedita verso condizioni sostenibili per l'ente, garantendo che ogni euro risparmiato o sbloccato torni a beneficio diretto dei cittadini di Foggia”.

“Questa è una vicenda passata troppo a lungo sotto traccia, ma rappresenta la vera e propria spada di Damocle sulle sorti economico-finanziarie del Comune e sulla testa dei cittadini”, commenta a l’Attacco il consigliere contiano Francesco Strippoli. “Le tre cause legate al fallimento Amica non sono solo una questione legale: sono il confine tra un’amministrazione che resta ingessata e una che torna finalmente a investire. Sin dal “giorno uno”, insieme al M5S, abbiamo spinto per la via della conciliazione, proprio come auspicato dallo stesso giudice incaricato. Farlo prima della sentenza di primo grado avrebbe certamente permesso di chiudere l'accordo a cifre inferiori rispetto ai 27 milioni di euro stabiliti dal Tribunale. Tuttavia, calcolando gli interessi e le rivalutazioni monetarie, quella cifra lievita oggi a un debito potenziale di oltre 40 milioni di euro. La transazione resta, ancora oggi, l’unico strumento per sbloccare le enormi cifre che giacciono immobili nel fondo contenzioso. Foggia non può più permettersi di essere un “Comune disastrato con una cassa da banca d'investimento”. Abbiamo un caveau pieno di fondi accantonati, ma al cittadino non servono bilanci d'oro se mancano i servizi essenziali. Superare questa fase di stallo significa liberare quelle risorse per la rigenerazione urbana, la manutenzione di strade e marciapiedi, e il potenziamento del verde pubblico. In aula ho citato John Maynard Keynes proprio per sottolineare questo paradosso. Keynes insegnava che, in tempi di crisi, tenere le risorse congelate è un errore imperdonabile: sosteneva provocatoriamente che sarebbe meglio pagare qualcuno per scavare buche e altri per riempirle, pur di rimettere in circolo la moneta e innescare il moltiplicatore economico. Il nostro obiettivo è l'esatto opposto del “buco nel bilancio”: è riempire le buche delle nostre strade e colmare il vuoto di servizi accumulato in questi anni. Non vogliamo un Comune che accumula polvere sui suoi milioni, ma un'amministrazione che trasforma la cassa in qualità della vita. È tempo di passare dai conti nel caveau ai fatti nei quartieri”, conclude Strippoli.

“Non so se l’ente avrebbe risparmiato chiudendo l'accordo transattivo prima della sentenza dello scorso anno”, afferma a l’Attacco Claudio Amorese, capogruppo di Fratelli d'Italia in consiglio comunale. “Di sicuro si sarebbe speso meno rispetto agli interessi maturati. Vedo grandi responsabilità da parte dell'amministrazione Episcopo, oggi si accorgono tardivamente della necessità di una transazione. La questione dell'accordo transattivo è da noi condivisa come principio generale, anche per le precedenti amministrazioni di centrodestra l'obiettivo era usare strumenti deflattivi. Quando noi dicemmo, un anno e mezzo fa circa, che andava considerata la transazione con la curatela Amica, l’amministrazione andò avanti. Il bubbone sul piano politico arriva dalle amministrazioni di centrosinistra, l'ultima delle quali quella del sindaco Mongelli con Episcopo in giunta e una maggioranza di cui facevano parte pezzi dell'attuale coalizione di governo. E’ evidente”, continua Amorese, “che c'è stato un corto circuito politico anche perché alcuni pezzi della maggioranza attuale erano di altra posizione, ovvero pro accordo transattivo”, è il riferimento al M5S. “I contiani, secondo me, riconoscevano il problema politico dell’era Mongelli e sapevano che una grossa soccombenza avrebbe messo in discussione gli equilibri di bilancio togliendo risorse ai servizi. Questo per me rappresenta l'ennesimo caso di incapacità e inerzia amministrativa. Non escludo che chiederemo l'audizione in commissione per sapere le cifre esatte rispetto alle quali si sta ragionando per la possibile transazione. La dirigente Antonucci era venuta in commissione la settimana scorsa, quando le avevamo chiesto sia della vicenda Amica che di quella Raco. Ci aveva anticipato la proposta di transazione per la giunta comunale ma senza sbilanciarsi parlando di cifre. Sicuramente da quando c'è lei all'Avvocatura registriamo un lieve cambio di tendenza, perché ha iniziato varie transazioni chiudendo definitivamente alcuni contenziosi giudiziari. Non c’è dubbio che, rispetto ad Amica, ci sono soldi sottratti ai servizi per la comunità, che sono quelli bloccati nel fondo contenzioso. Noi come centrodestra abbiamo risanato il bilancio del Comune di Foggia e oggi è un peccato che si usino quelle risorse per le questioni giudiziarie”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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