Tra i numerosi dati negativi di Foggia ce n’è uno poco o per nulla conosciuto: è quello della scarsa spesa per abitante e per investimenti e opere. Il confronto con quanto avviene nel capoluogo daunio rispetto alla media nazionale e regionale e rispetto ai numeri degli altri capoluoghi pugliesi è reso possibile grazie al sito di Open Data “Dove vanno i nostri soldi?”, realizzato da due sviluppatori indipendenti - Francesco Giannicola e Domenico Gagliardi – e segnalato dal giornalista pugliese Pino Bruno, che spiega come la piattaforma sia collegata a Cruscotto Italia, costruito dentro l'AgID, Agenzia per l'Italia Digitale, da Francesco Piersoft Paolicelli, che tiene i conti di ogni singolo Comune. Bruno precisa gli avvertimenti forniti dagli sviluppatori del portuale: il primo è che in testa alla classifica della spesa per abitante non ci sono le grandi città ma paesi minuscoli; il secondo è che il totale di ogni Comune somma i pagamenti dell'ente che ha lì la propria sede, non tutta la spesa pubblica nel territorio e la la spesa per abitante si calcola sui residenti, senza contare turisti e pendolari (col risultato che in una località che d'estate si riempie la cifra a testa sembra più alta di quanto sia). Le fonti dei dati sono ufficiali: Mef, Siope, Banca d’Italia, Inps e altre ancora. Da gennaio ad agosto 2026 i Comuni italiani hanno pagato 72,94 miliardi di euro, 1.236,72 euro in media per abitante, di cui il 55,6% per spesa corrente, il 23% per investimenti e opere, il 13,5% per partite di giro, il 4,1% per prestiti e anticipazioni e infine il 3,8% per altre uscite. In Puglia la spesa totale è stata pari a 4,21 miliardi di euro, pari a 1.082,07 euro per abitante, dato per il quale la regione è terzultima in Italia mentre al primo posto svetta la Valle d’Aosta (con oltre 2.100 euro per abitante), seguita dal Trentino e dalla Calabria.
E Foggia città? Ad oggi, dall’inizio dell’anno, la spesa è stata pari a 137,8 milioni di euro, vale a dire 946 euro per abitante (a fronte dei quasi 145mila residenti). Per il 73,8% sono state spese correnti, mentre è stato investito e speso in opere appena l’11,9%; la terza voce di spesa sono le partite di giro, a quota 11,2%. Il portale indica, rispetto al valore medio di riferimento, 23,5 milioni di euro in meno e 161 euro in meno per abitante, con servizi che paragonati a Comuni simili sarebbero pari al 58,2% in meno. Per valutare due anni completi bisogna riferirsi al 2024, quando il Comune di Foggia spese in totale 188,7 milioni di euro ovvero 1.295,46 euro per abitante, e al 2025, quando furono 205,4 milioni di euro, vale a dire 1.409,87 euro per abitante.
Nello stesso periodo considerato, quello di gennaio-agosto 2026, il Comune di Bari (circa 316mila abitanti) ha speso 501,9 milioni di euro, pari a 1.587 euro per abitante; ma, soprattutto, ha investito e speso in opere il 40,7%, poco meno delle spese correnti (47,2%). Rispetto al valore di riferimento significa 1,7 milioni di euro in meno, 5 euro in meno per abitante, con servizi rispetto a Comuni simili pari al 23,8% in meno. In tutto il 2024 il Comune di Bari spese 551,1 milioni di euro, cioè 1.742,72 euro per abitante, mentre nel 2025 entrambi i dati salirono: 596,0 milioni di euro e 1.884,82 euro per abitante.
Il Comune di Lecce (circa 94mila abitanti), dall’inizio del 2026 ad oggi, ha speso 149,9 milioni di euro, per abitante 1.591 euro, col 51,6% finito nelle spese correnti e il 32,9% per investimenti e opere. Rispetto al valore di riferimento si indica una spesa di 11,5 milioni di euro in più, 121 euro in più per abitante, con l’11% dei servizi in più rispetto a Comuni simili. Nel 2024 la spesa ammontò in totale a 213,5 milioni di euro, ovvero 2.264,88 per abitante, mentre l’anno seguente si ridusse a 177,9 milioni di euro, pari a 1.887,43 euro per abitante.
Nel caso di Brindisi (circa 81mila abitanti) i dati parziali del 2026, che sono aggiornati fino a giugno, dicono che sono stati spesi dall’ente municipale 94,7 milioni di euro (la metà rispetto a Foggia), ma con una spesa per abitante superiore al capoluogo daunio: 1.151 euro. Nel dettaglio, il 56,6% è andato via in spese correnti mentre il 33,3% è stato destinato ad investimenti e opere. La differenza rispetto al valore di riferimento è indicata in 12,5 milioni di euro in più e in 151 euro in più per abitante. Nell’intero 2024 il Comune di Brindisi spese 112,6 milioni di euro, pari a 1.368,07 euro per abitante; nel 2025 il dato salì a 136,9 milioni di euro, 1.664,05 euro per abitante.
Chi fa meglio tra i capoluoghi di provincia pugliesi è Taranto (circa 184mila abitanti): tra gennaio e agosto 2026 sono stati spesi 354 milioni di euro, per abitante 1.893 euro, di cui il 46,9% per investimenti e opere e il 43% per spese correnti. Nel confronto col valore di riferimento il portale indica una spesa di 15,2 milioni di euro in più, 81 euro in più per abitante, ma servizi rispetto a Comuni simili pari al 25,8% in meno. Nel 2024 la spesa totale fu di 369,2 milioni di euro, 1.973,86 euro per abitante, mentre l’anno scorso fu pari a 356,5 milioni di euro, ovvero 1.906,37 euro per abitante.
C’è infine la provincia BAT: se si prende in considerazione il capoluogo più grande e popoloso, vale a dire il Comune di Andria (97mila abitanti circa), si ha finora nel 2026 una spesa di 80,1 milioni di euro, 827 euro per abitante, col 27,7% in investimenti e opere e il 58,8% per spese correnti. In questo caso, il paragone col valore di riferimento fa emergere una spesa di 23,4 milioni di euro in meno, 240 euro in meno per abitante, con servizi rispetto a Comuni simili pari al 39,3% in meno. Nell’intero 2024 furono spesi 95,4 milioni di euro, 984,37 euro per abitante; nel 2025 la spesa arrivò a 124,2 milioni di euro, 1.280,74 euro per abitante.
Dati che andrebbero seriamente analizzati e che arrivano in una fase di dibattito per le numeri negativi riguardanti Foggia e la sua provincia: dal record negativo tra i 106 capoluoghi italiani nel triennio 2023-2025 per quanto concerne il saldo migratorio, con 2.844 residenti persi in appena tre anni, all’ultimo posto tra le province per reddito pro capite, alla qualità della vita che oscilla tra il 98° posto in via generale e il 103° rispetto al segmento dei giovani.
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