“I dati pubblicati dal Sole 24 Ore meritano attenzione, soprattutto da parte di chi amministra questa città”, si legge nella nota della maggioranza.
“Nel triennio 2023-2025 Foggia ha perso 2.844 residenti nei trasferimenti verso altri Comuni della Provincia. Rapportato alla popolazione, è il dato peggiore tra i capoluoghi italiani con un saldo negativo di -19,48 residenti ogni mille abitanti”.
“È un numero che preoccupa, ma prima di utilizzarlo per dire semplicemente che «i foggiani scappano da Foggia» è necessario capire meglio cosa sta succedendo”.
“Dove sono andate queste 2.844 persone? Quante hanno lasciato la provincia o la Puglia e quante, invece, si sono trasferite a pochi chilometri dalla città, continuando magari a lavorare a Foggia, a portarci i figli a scuola, a utilizzare i nostri servizi?”.
“La differenza è importante. Per questo crediamo che la prima cosa da fare sia approfondire questi dati. Il Comune può farlo insieme all’Università di Foggia e all’Istat, senza inventare nuovi enti o strutture: età di chi si trasferisce, composizione delle famiglie, titolo di studio, destinazioni sono elementi importati di valutazione che andrebbero anche aggiornati nel tempo”.
“Perché se una famiglia continua ad avere il proprio lavoro e i propri interessi a Foggia ma sceglie di andare ad abitare altrove, dobbiamo chiederci perché”.
“La qualità dell’abitare conta. Contano i servizi, il verde, la sicurezza, le scuole, i trasporti, la possibilità di trovare una casa adatta alle proprie esigenze e un quartiere nel quale si vive bene. Sono questioni sulle quali questa amministrazione sta già lavorando attraverso gli interventi di rigenerazione urbana, il nuovo Piano Urbanistico Generale e gli investimenti sulle opere pubbliche. Ma questo dato ci dice che dobbiamo fare di più e, soprattutto, che dobbiamo misurare gli effetti delle nostre scelte anche sulla capacità di Foggia di trattenere e attrarre residenti”.
“C’è poi la questione dei giovani. Nel Mezzogiorno la perdita dei giovani laureati ha assunto dimensioni molto serie. Foggia ha però una risorsa che molte altre città delle nostre dimensioni non hanno, una Università cresciuta molto negli anni, che porta qui migliaia di ragazzi e forma competenze. E accanto all’Ateneo vanno anche annoverati presidi di Alta Formazione di altrettanto pregio come il Conservatorio e l’Accademia di Belle arti”.
“Dobbiamo domandarci quanti di questi ragazzi, dopo essersi laureati, riescono a costruire qui il proprio futuro. Su questo pensiamo che Comune, Università, ITS, enti di formazione e sistema delle imprese possano e debbano lavorare molto più insieme. Possiamo favorire tirocini e occasioni di incontro tra studenti e aziende, sostenere chi vuole creare un’impresa, mettere a disposizione spazi per giovani professionisti e nuove attività. Possiamo anche ragionare su politiche per la casa rivolte ai giovani che decidono di vivere e lavorare a Foggia”.
“Non tutto dipende dal Comune e sarebbe poco serio sostenere il contrario. Il lavoro, i salari, le politiche industriali richiedono scelte regionali e nazionali. Ma una città può creare condizioni migliori, oppure peggiori, per chi deve decidere se restare, tornare o trasferirsi”.
“E dobbiamo ragionare oltre i confini amministrativi di Foggia. Se una parte consistente dei residenti che perdiamo si sposta nei comuni vicini, significa che la città reale è già più grande del Comune di Foggia. Trasporti, mobilità, servizi e pianificazione urbanistica devono tenerne conto e richiedono un rapporto più stretto con i Comuni della nostra area”.
“Nessuno può dire a una ragazza o a un ragazzo che non si debba partire. Andare fuori per studiare, lavorare e fare esperienze è una possibilità che una società aperta deve garantire. Il problema nasce quando partire è l’unica scelta possibile. E quando chi vorrebbe tornare a Foggia scopre che farlo è troppo difficile”.
“Quel -19,48 per mille, quindi, non va utilizzato per una polemica di qualche giorno. Va studiato, capito e affrontato. Perché dietro quel numero ci sono scelte concrete fatte da quasi tremila persone. E capire quelle scelte può aiutarci a fare meglio le nostre”.
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