Uomo mette a rischio la vita per far tornare figli a contatto con madre: detenuta e trasferita da Foggia a Potenza

Carattere
  • Più Piccolo Piccolo Medio Grande Più Grande
  • Predefinito Helvetica Segoe Georgia Times

Questa è una storia di speranze stroncate almeno temporaneamente, di un percorso di riscatto e autoriabilitazione che viene messo nuovamente in discussione, di provvedimenti legati all’amministrazione della giustizia tra quelli poco comprensibili quando rapportate alle vicende umane che viaggiano sulla pelle delle persone. Sicuramente ci sarà un motivo, ma andrebbe spiegato al signor Mario Battista che da sabato scorso ha cominciato una forma di protesta molto pericolosa per sé stesso, perché allo sciopero della fame ha aggiunto la sospensione della terapia farmacologica che lo tiene in vita. L’iniziativa è talmente clamorosa e seria nella sua attuazione, tale da mettere a repentaglio la stessa esistenza, così come peraltro messo per iscritto dal suo medico che in un certificato ha preso letteralmente le distanze da quella che ha definito “condotta omissiva” della quale ovviamente non si vuole assumere responsabilità. Battista ritiene che sia l’ultima chance per far emergere la situazione della sua famiglia, legata soprattutto alla detenzione della compagna Loredana Iannantuono, trasferita un mese fa dal carcere di Foggia (dove era da quasi tre anni) a quello di Potenza. La donna aveva trascorso il periodo precedente agli arresti domiciliari, poi è stata portata in cella per l’espiazione di condanne legate a reati contro la persona, ma il recente provvedimento che l’ha riguardata ha mandato su tutte le furie l’uomo, il quale ha parlato di decisione inspiegabile e dannosa: “La situazione ha provocato gravi ripercussioni sullo stato psicologico dei miei figli, in particolare del secondo – ha scritto in una lettera - nonostante l'Amministrazione Penitenziaria fosse a conoscenza delle problematiche a lui connesse. In sostanza, alla mia convivente e madre dei miei figli, gli è stato privato il diritto sancito dalla Costituzione, che riguarda il mantenimento delle relazioni familiari anche in ambito restrittivo. Considerato che l'istanza avanzata per rappresentare le difficoltà causate da questo trasferimento e dei problemi di salute che interessano la mia persona non ha sortito alcun effetto, e dopo essere stato edotto dal mio medico curante delle complicazioni che potrebbero susseguirsi, è mia intenzione intraprendere una protesta pacifica che porterò avanti a oltranza”. Nella sua comunicazione inviata ai vertici del Dipartimento nazionale dell’Amministrazione penitenziaria, alla magistratura di sorveglianza, al garante nazionale e regionale dei detenuti e anche alle autorità sanitarie locali e regionali, Battista ha detto di voler ritenere tutti direttamente responsabili del possibile peggioramento del suo stato di salute. 

“Abbiamo a che fare con un sistema sbagliato – ha aggiunto Battista – perché non c’era alcun motivo per stravolgere un percorso che la mia compagna stava facendo: lavorava in carcere come cuoca, frequentava corsi di formazione, aveva cominciato a ottenere permessi premio, insomma stava tenendo un comportamento impeccabile. Così è stato sconvolto tutto, determinando ulteriori problemi psicologici per mio figlio che sta vivendo sentimenti di abbandono dovuti anche all’allungamento della distanza che quindi viene sofferta maggiormente. I contatti con la madre sono inevitabili, e quindi questa diventa una pena nella pena. Abbiamo certamente sbagliato ma vogliamo rimediare e soprattutto non possiamo pagare così duramente. Al momento non riusciamo a incontrarci con lei da un mese, e anche lei sta soffrendo tantissimo questa situazione che ritiene di non meritare, oltre a non capire. E dietro le sbarre i sentimenti negativi si amplificano fortemente, con conseguenze anche imprevedibili. So perfettamente quello che affermo, perché anche io sono stato in carcere e ho visto tante situazioni derivanti dallo sconforto personale dal quale poi è ancora più difficile uscire”.

L’uomo è stato infatti tra i protagonisti, proprio assieme ai figli, del film documentario del 2020 di Luciano Toriello “La luce dentro”, girato nella casa circondariale di Lucera. Racconta la storia e la condizione fisica e mentale di padri detenuti e del loro rapporto con i figli, a loro volta coinvolti in situazioni che sono costretti a subire. “La luce dentro” è stata quindi un’opera quasi presaga di questa vicenda drammatica, solo che ha invertito i ruoli tra il padre e la madre di una famiglia in cui i figli sono fin  troppo al centro, e in posizione decisamente scomoda.

“Io penso che il rapporto che i padri detenuti instaurano con i propri figli sia un tema sottovalutato – dichiarò il regista Luciano Toriello cinque anni fa in occasione della presentazione – e quando ho incontrato Simone e Gianni, i due bambini poi diventati i protagonisti del documentario, ho capito che avevano difficoltà di comunicazione con il padre. Quando non si vede per tanto tempo una persona, sia pure un familiare stretto, poi si hanno problemi a relazionarvisi. I due bambini mi hanno raccontato che non era loro permesso portare giocattoli all’interno del carcere, né disegni o colori. Questo mi ha fatto riflettere su quanto fosse difficile per loro e per il padre riuscire a comunicare con così pochi strumenti e per un tempo così breve. Ho chiesto e cercato di capire allora come mai nella casa circondariale di Lucera e in altre realtà analoghe del territorio non ci fosse uno stimolo maggiore per favorire questi colloqui tra le persone”.
 
In quel periodo era proprio Loredana Iannantuono a cercare di tenere insieme i pezzi del nucleo familiare, specie quelli più fragili costretti a pagare una condanna che non hanno ricevuto direttamente. “La luce dentro” ha rappresentato uno squarcio non scontato sul mondo della genitorialità vissuta dietro le sbarre, con un invito anche crudo a riflettere sulle doverose esigenze affettive ed educative dei bambini, gli unici senza colpa. E guardarli negli occhi spesso porta al desiderio di cambiamento che Mario e Loredana hanno mostrato di voler inseguire tornando a essere parte integrante della comunità a cui appartengono, solo che al momento la soluzione si sta allontanando da loro. 

   banner whatsapp canale 700

 

testatina dillo al direttore WEB

 

Migliora la tua esperienza: installa la nostra app ora!

Ottieni accesso immediato alla nostra app installandola sul tuo dispositivo iOS!
È sufficiente toccare il pulsante Share (condividi) in basso allo schermo,
poi selezionare Add to Home Screen (Aggiungi alla schermata Home).
Segui le istruzioni per aggiungere l'icona della nostra app alla schermata Home per un accesso rapido e facile.
Goditi una navigazione senza interruzioni e rimani connesso ovunque tu vada!

× Installa l'app Web
Mobile Phone
Offline: nessuna connessione Internet
Offline: nessuna connessione Internet