Le condizioni di vita dei detenuti nelle carceri italiane sono un tema di grandissima e delicatissima attualità nazionale, tanto più nella provincia di Foggia dove il tema principale è quello del sovraffollamento delle tre strutture presenti. Anche su questo aspetto si registra praticamente una costante in tutto il Paese, con le naturali e ovvie conseguenze in materia di vivibilità e qualità delle azioni di recupero e reinserimento dei reclusi. Su questo e altro è sempre molto alta l’attenzione di soggetti che dedicano tempo e risorse indirizzate verso il miglioramento della situazione, e tra questi figura l’Associazione Antigone che da circa 35 anni opera su tutto il territorio nazionale, con attività a sostegno dei diritti e delle garanzie nel sistema penale e penitenziario italiano. La sezione di Puglia da qualche giorno ha ripreso il suo tour di verifiche nelle case circondariali del suo territorio di competenza, attraverso il suo osservatorio permanente, e mercoledì scorso una delegazione è tornata dopo due anni in quella di Lucera, con la presidente regionale, l’avvocato Maria Pia Scarciglia, assieme alla volontaria dottoressa Federica Giannico. In Piazza Tribunali hanno incontrato la direttrice della struttura, Immacolata Mannarella, la responsabile del settore educativo, Simona Salatto, e il comandante della polizia penitenziaria, Michele Morra. Nell’occasione è stato fatto il punto della situazione sulla condizioni di vita e di lavoro dei reclusi, e anche una valutazione degli spazi e degli ambienti a loro disposizione. In questo momento il carcere ospita nelle due sezioni di media sicurezza 176 maschi a fronte di una capienza certificata di 137, con 117 di essi che stanno scontando una condanna definitiva per reati a sfondo sessuale o per violenza di genere. Al suo interno c’è anche un nucleo a trattamento intensificato dove sono allocati 27 detenuti.
“L’immobile si presenta in buone condizioni, considerati i continui interventi di manutenzione che però non hanno interessato alcune sue parti – ha riferito Scarciglia, anticipando una parte della relazione che sarà completata e resa nota nei prossimi giorni - anche se la criticità più evidente resta quella della mancata totale separazione delle camere di pernottamento dai bagni, con tutto quello che ne consegue in termini di vivibilità delle celle e di salvaguardia della privacy”.
“Un’altra questione di grande importanza da sottoporre alla Asl è sicuramente l’assenza di un medico per l’intera giornata, visto che nelle ore notturne può arrivare solo a chiamata, oltre al fatto che sono poche le ore a disposizione di psichiatri e psicologi. Questo aspetto è piuttosto delicato, considerata la natura particolare della popolazione carceraria, caratterizzata dalla presenza di diverse diagnosi di carattere psichiatrico e da una somministrazione diffusa di farmaci specifici. Resta sempre il problema di un oggettivo sovraffollamento che però viene gestito in maniera adeguata, anche grazie a un clima di collaborazione tra le varie aree di trattamento”.
“In generale abbiamo trovato una situazione migliore rispetto ad altre realtà della Puglia, anche grazie alla realizzazione di un palestra, di una biblioteca, oltre all’apporto di numerosi volontari che rivelano un evidente interesse della società civile sui temi della detenzione. Sono tutte azioni che servono, così come quelle avviate al suo interno, con i progetti legati alla mitigazione della violenza sulle donne e alla consapevolezza delle proprie pulsioni. Abbiamo registrato un generale attivismo della direttrice nel miglioramento delle attività interne, mentre il territorio dovrebbe e potrebbe fare di più in azioni di accoglienza verso chi ha terminato di scontare la propria pena e poi ha difficoltà a trovare impiego: il panorama economico soprattutto agricolo non permette opportunità di reinserimento”.
L’invocazione di Scarciglia di riferisce ai benefici economici previsti per le aziende che assumono detenuti che hanno finito di scontare una pena, come crediti d'imposta o sgravi contributivi.
Un’azione concreta invece proviene dal mondo scolastico, visto che sono appena iniziate le lezioni della seconda classe dell’indirizzo alberghiero, allestite in collaborazione con l’istituto del Convitto Bonghi, finalizzate a rilasciare un riconoscimento professionale al termine del percorso formativo e spendibile all’esterno come qualsiasi altro alunno.
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