Quarto posto e secondo attacco del Girone C: sono i dati più soddisfacenti che hanno caratterizzato la regular season appena conclusa del Foggia. Sono state 38 giornate costellate da emozioni altalenanti, ma anche dai guizzi del suo uomo forse meno atteso alla vigilia: Roberto Ogunseye.
Undici i sigilli in campionato e tre in Coppa Italia che stanno lì a certificare la sua migliore stagione in assoluto in carriera. Per trovare qualcosa di simile bisogna risalire all’annata ‘19-20 di C con l’Olbia: nove gol in campionato (di cui uno ai playoff) e quattro in Coppa. Fanno un totale di 13 reti, il nuovo personal best è rossonero, e dice 14.
Un traguardo significativo, che mette in risalto soprattutto il grande lavoro del 27enne ritrovato bomber mantovano. Che, forse più di tutti, è riuscito a divincolarsi dalle tante vicissitudini che hanno attraversato la stagione del Foggia, dalle vicende societarie ai problemi di campo: il palcoscenico sul quale Ogunseye è riuscito a ritagliarsi un ruolo da assoluto protagonista, grazie all’ intraprendenza e alla fiducia nei propri mezzi.
Contro la Turris, l’ex Modena ha chiuso la stagione regolare siglando il gol del temporaneo 3-0 nella porta dove tutto è iniziato. Un rigore scacciapensieri che ha avviato al poker finale rifilato ai corallini, ma soprattutto riportato alla mente la gioia per la prima prodezza personale siglata all’ombra dello Zaccheria. Era il 7 dicembre scorso, si giocava Foggia - Catanzaro di Coppa Italia. Una gara che ha incanalato l’avventura in Capitanata di Ogunseye.
Prima di quella serata, la sua stagione era stata caratterizzata da più ombre che luci. Punteggiato anche (e soprattutto) dalla contrapposizione con l’allora compagno di reparto Dardan Vuthaj. Giocava l’uno oppure l’altro, mai assieme: una staffetta che ha visto l’attaccante mantovano partire quasi sempre dalla panchina: sette in quel frangente le presenze da titolare di cui sei in campionato, senza peraltro mai finire una sola partita. Una discontinuità che ha finito con il rappresentare una delle principali cause del suo scarso rendimento in zona gol nella prima parte di stagione.
La sfida con il Catanzaro (la prima giocata per tutti i 90’) ha poi cambiato il suo destino in rossonero. Vuthaj non ha più visto il campo (complice anche l’addio arrivato nel mercato di gennaio), e Ogunseye si è preso sulle spalle il Foggia. Sono così arrivati sei gol nelle successive otto gare (tra i quali la doppietta decisiva nella semifinale di andata contro la Juventus Next Gen): “Ho sempre creduto in me stesso. Il periodo in cui non segnavo l’ho vissuto nel modo più normale possibile, anche perché ho sempre pensato a lavorare - ha ricordato recentemente l’attaccante, fra le principali note liete di stagione in casa rossonera –. E’ l’unica strada che conosco. Naturalmente quando non fai bene e non riesci ad incidere è logico diventare bersaglio delle critiche. Questo vale ovunque e in modo particolare a Foggia dove i tifosi chiedono molto”.
Ogunseye ora è protagonista anche con Delio Rossi. L’allenatore riminese lo ha confermato punto di riferimento del suo attacco e l’attaccante ha risposto presente con due gol in quattro partite. E chissà, il meglio (forse) deve ancora venire.
Roberto Ciavarella
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