Su quella panchina con un pò di lungimiranza in più avrebbe potuto sedere lui, Enzo Maiuri. Il tecnico della Cavese che domenica ha fatto piccolo piccolo il Foggia. E che si è tolto la grande soddisfazione di guidare la sua squadra al primo storico successo in terra dauna. Ci provarono a portarlo in rossonero Felleca e Corda nel ‘20 dopo l’improvviso abbandono di Eziolino Capuano, firmò pure l’allenatore tarantino, ma il suo interregno durò il breve volgere di un mattino.
Troppo distante il suo calcio da quello dei suoi interlocutori dell’epoca, preferì togliere il disturbo in quattro e quattr’otto in silenzio, e senza fare polemica.
Maiuri è fatto così: è un uomo tutto d’un pezzo. Ed è un allenatore che dovunque va sa imporre la sua personalità. Con la forza delle idee.
Lo ha fatto recentemente anche a Sorrento. Dove però ad un certo punto ha deciso di dire basta perché stufo di fare il girovago e di non avere una fissa dimora.
Quest’anno a Cava de’ Tirreni sta compiendo un piccolo capolavoro. Quattro mesi fa prese una squadra sul fondo della classifica e l’ha proiettata in zona playoff. Dove è sbarcato domenica scorsa dopo il raid di Foggia. Facendo leva su un manipolo di giovani. E sull’entusiasmo di chi al calcio ha dedicato una vita.
Dicono sia pronto per una grande piazza, Maiuri. E la chance prima o poi gli dovrà essere concessa. Per ora si gode la sua Cavese, la sua ultima creatura: coi metelliani ha firmato un biennale. Ma si sa, i contratti sono fatti per essere stracciati.
Lo tenga bene a mente chi, da queste parti, pare intenzionato a fare l’ennesima rivoluzione. Maiuri potrebbe essere un bel ricominciare…
Sempre che l’interessato dia il suo benestare. E qui qualche remora inevitabilmente persiste...
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