Un playout molto sui generis. Rischia di passare alla storia come un inutile spareggio-salvezza questo Foggia-Messina che bussa alla porta, e che per una delle due squadre spalancherà le porte della Serie D. Nella migliore delle ipotesi. Perché poi dietro l’angolo incombe lo spettro fallimento per due dei club fra i più titolati del raggruppamento meridionale. È infatti tutt’altro che peregrina l’ipotesi che rossoneri e giallorossi, indipendentemente dall’esito della doppia sfida del 10 e 17 maggio prossimi, si ritrovino a braccetto fra i dilettanti. Uno smacco insopportabile per due tifoserie abituate anche ai fasti della A, ma che ormai da qualche decennio vivono di luce riflessa. Accade che nel terzo millennio Foggia e Messina vivano una delle fasi più buie della loro ultracentenaria storia, con due proprietà “ballerine” che si sono chiamate out, e che hanno già dato per scontato che senza ribaltoni al vertice faranno scorrere i titoli di coda. Nicola Canonico per capriccio. Pietro Sciotto perché materialmente impossibilitato a proseguire la sua avventura in riva allo Stretto. E allora con queste premesse sono in tanti a chiedersi se valga la pena arrovellarsi attorno a questi 180’ che in altri tempi avrebbero tolto il sonno, e che adesso invece potrebbero risultare illusori.
A Foggia, come a Messina, però, ancora non si rassegnano ad un destino che pare ormai inesorabilmente segnato, da queste parti la sopravvivenza del calcio rossonero pare sia strettamente collegata al mantenimento della categoria. O almeno, questa sarebbe la conditio sine qua non che avrebbe posto un non meglio identificato fondo di investimento, che da qualche settimana sta dialogando con l’attuale proprietà attraverso l’imprenditore locale Fedele Sannella, che sta fungendo da emissario.
C’è chi giura che la trattativa decollerà appena il Foggia sarà salvo sul campo, e che a stretto giro si arriverà anche a mettere nero su bianco per il passaggio del 100% delle quote. Ma la variabile impazzita resta sempre lui, Nicola Canonico, che pare continui a chiedere la luna nel pozzo per passare la mano e cedere un club che nel frattempo ha perso molto del suo appeal. Soprattutto dopo l’ultimo deferimento che costerà punti pesanti di penalizzazione (non meno di 4) nella prossima stagione. Sempre ammesso (e non concesso) che di qui al prossimo 6 giugno vengano onorati tutti gli impegni dopo aver messo in cassaforte la salvezza e scollinato adempimenti che si preannunciano assai più restringenti di un recente passato.
Tante, troppe le incognite in gioco per il Foggia. E per una squadra che dovrà cercare disperatamente di rimanere a galla nella sfida del San Filippo-Franco Scoglio. È infatti dall’esito soprattutto di gara 1 che dipenderanno le sorti della stagione rossonera. Ragione per la quale al match di sabato prossimo Salines e soci guardano con una certa apprensione. Consci come sono di non potersi permettere di fallire quello che diventa l’appuntamento dell’anno.
Dopo il “brodino” di Picerno che ha interrotto l’emorragia di sette sconfitte consecutive ma che non ha evitato la coda degli spareggi, è difficile prevedere che tipo di risposta sarà in grado di fornire un gruppo che per tutta la stagione è stato sempre a distanza di sicurezza dai playout. E dunque poco avvezzo a lottare per la sopravvivenza. Un dettaglio non di poco conto, che sarebbe al centro di una valutazione a tutto tondo della proprietà, che lo scorso 31 marzo quando decise di farsi da parte tutto poteva immaginare, tranne che di ritrovarsi con l’acqua alla gola.
Sembrerebbe, ma il condizionale è quanto mai d’obbligo, che proprio alla vigilia della trasferta in riva allo Stretto possa finalmente muoversi qualcosa per motivare il gruppo a giocarsi fino in fondo tutte le sue chance in ottica salvezza: dopo aver corrisposto ai dipendenti quattro mensilità arretrate, voci incontrollate danno Canonico sul punto di soddisfare ai tesserati la pendenza di febbraio non corrisposta lo scorso 16 aprile. Ma sono semplici voci che per ora non trovano conferma, anche perché i rossoneri in questo frangente sono blindati, trincerati dietro un silenzio assordante che finisce con l’accentuare i dubbi e le perplessità.
Ieri era l’ultimo giorno utile per far fronte alla messa in mora della squadra, e teoricamente ora a partire dal prossimo 12 maggio, in caso non si registrino novità di rilievo, ci sarebbero i termini anche per lo svincolo d’ufficio da parte di chi volesse intraprendere quest’ulteriore azione. Ma è difficile che qualcuno fra i rossoneri decida di muoversi in questa direzione. Almeno fino alla gara di ritorno del 17 maggio. Che segnerà il punto di discontinuità fra presente e futuro. Inevitabile, dunque, che perduri nell’ambiente quel clima di scetticismo che negli ultimi due mesi ha preso letteralmente il sopravvento. E così la domanda, gira e rigira, finisce con l’essere sempre la stessa: ma questo playout un senso ce l’ha oppure no?
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