Non c’è pace per il Foggia. Nemmeno il tempo di tirare un sospiro di sollievo per una salvezza risicata conquistata ai playout e solo all’ultimo assalto, che il club attualmente sempre nelle mani di Nicola Canonico ripiomba nel caos. Finisce sotto amministrazione giudiziaria il sodalizio rossonero, il provvedimento arriva per sottrarlo alla pressione dei clan: sono questi gli sviluppi delle indagini che hanno evidenziato un legame tra la tifoseria organizzata, i gruppi ultras e la criminalità locale.
E’ la prima volta in assoluto che l’art. 34 del codice antimafia viene applicato nei riguardi di una società calcistica: un triste primato che riporta alla mente gli episodi del marzo ‘18 quando il sodalizio rossonero venne sottoposto a commissariamento giudiziale su richiesta della D.D.A. di Milano formulata in seguito all'arresto dell’allora patron Fedele Sannella. Ed oggi come allora si trattò di un unicum nella storia del calcio italiano.
In questo caso, la misura in questione ha la funzione di sostenere e tutelare il club al rischio di condizionamento mafioso, mirando l’intervento giudiziario a liberare l’impresa da vincoli, interessi e presenze di quei gravi fattori di pericolo di trascinamento nell’orbita di influenza di un’organizzazione criminale, attraverso il ricorso ad un’amministrazione giudiziaria temporanea, destinata a restituire al più presto il Foggia ad una gestione lontana dalle logiche criminali che ne minacciavano l’integrità e la stessa esistenza. La decisione rappresenta un segnale forte nella lotta alle infiltrazioni mafiose nel mondo dello sport, confermando l’attenzione delle istituzioni verso il calcio come ambito da preservare da ogni forma di condizionamento illecito.
Si tratta, come detto, del primo caso di applicazione dello strumento del controllo giudiziario nei riguardi di una società calcistica, ostacolata nella pianificazione e nella efficace conduzione delle sue progettualità sportive, attraverso intimidazioni e violenze che hanno a lungo pesato su scelte e comportamenti anche di atleti e tesserati costretti ad assistere a quelle pressioni criminali e a temere di esserne vittime.
Quali saranno adesso, sul piano squisitamente pratico, le possibili ripercussioni dirette per il Foggia?
Apparentemente impalpabili: dopo che il Tribunale nominerà il giudice delegato, indicherà anche l’amministratore giudiziario (indiscrezioni parlano dell’avvocato barese Vincenzo Vito Chionna, che con ogni probabilità resterà in carica per un periodo non superiore ad un anno). Quest’ultimo andrà temporaneamente a sostituire Nicola Canonico al fine di rimuovere quelle situazioni di fatto e di diritto che hanno determinato la misura.
Al termine del periodo di amministrazione giudiziaria il Tribunale qualora non disponga il rinnovo del provvedimento, delibererà la revoca della misura e potrà eventualmente applicare contestualmente il controllo giudiziario di cui all’articolo 34 bis. Se invece l’esito dell’amministrazione giudiziaria dovesse essere negativo, il Tribunale potrebbe anche disporre la confisca dei beni per i quali vi sia motivo di ritenere che essi siano il frutto di attività illecite o ne costituiscano reimpiego.
Laddove poi l’Autorità Giudiziaria ritenga di poter ancora perseguire l’obiettivo della bonifica aziendale, ne potrebbe garantire la continuità mediante l’applicazione del controllo giudiziario, con revoca del provvedimento ex art. 34. Si tratta di un istituto più “dolce” e meno invasivo rispetto all’amministrazione giudiziaria, che provoca l’instaurazione di un rapporto che coinvolge da una parte l’azienda destinataria del controllo e dall’altra l’amministratore giudiziario e il giudice delegato.
In particolare, l’amministratore giudiziario dovrà riferire periodicamente al giudice delegato gli esiti della attività di controllo da quest’ultimo svolta. Più nel dettaglio l’amministratore giudiziario dovrà occuparsi di valutare l’andamento economico dell’azienda, verificando il tipo di operazioni e con quali soggetti l’azienda controllata instauri le proprie relazioni economiche. Si tratta di un compito di fondamentale importanza, poiché è sulle relazioni intermedie, e poi su quella conclusiva, che si fonda il provvedimento finale dei giudici della prevenzione.
Ieri, intanto, a distanza di 50 giorni da quel 31 marzo in cui aveva di fatto abdicato, Nicola Canonico ha rotto il silenzio ed ha rilasciato all’Ansa un commento a caldo sugli ultimi sviluppi della vicenda: “Ringrazio le forze dell’ordine, la procura di Bari per esserci stati sempre vicini in momenti di assoluto sconforto. Le mie dimissioni dalla carica di presidente sono state dettate da questo clima di pressione non più sopportabile - ha precisato Canonico -. È la prima volta in Italia che lo Stato vuole stare vicino attraverso l’amministrazione, e ci sta affianco in questa delicata battaglia”.
Alla domanda sul futuro del club calcistico, l’imprenditore di Palo del Colle ha poi aggiunto: “Ci saranno giorni e tempi diversi per parlare del Foggia sotto il profilo calcistico. Ora è tempo di leggere le carte e di ringraziare ancora una volta forze dell’ordine e magistratura”.
I prossimi, inevitabilmente, saranno i giorni nel corso dei quali dovrà districarsi la matassa rispetto a quelle che sono le reali intenzioni dell’azionista di riferimento del Calcio Foggia 1920, chiamato a pronunciarsi in merito agli adempimenti che attendono il club in vista della iscrizione al prossimo campionato di C, che andrà formalizzata improrogabilmente entro il 6 giugno: tempi ristrettissimi per un eventuale cambio di proprietà, inevitabile che i tempi per la cessione del club finiranno inevitabilmente con il dilatarsi alla luce anche degli ultimi eventi.
Sempre che Canonico abbia poi realmente voglia di passare la mano e chiudere definitivamente la sua controversa parentesi con il Foggia.
All’orizzonte si profila un’altra estate calda, anzi torrida.
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