La bonifica del Foggia è affidata all’avvocato Vincenzo Vito Chionna. Tocca al 61enne professore barese, incaricato dal Tribunale di Bari assieme al neo-giudice delegato, vestire i panni di amministratore giudiziario della società rossonera dopo la bufera che si è scatenata sul club di Nicola Canonico. Il suo mandato, presumibilmente, durerà un anno, a conclusione del quale non è detto però che emerga necessariamente un quadro che riporti il Foggia alla normalizzazione. Tutto dipende anche dagli ambiti e dalle competenze affidate al professionista che è stato presentato come la figura di "accompagnamento" per la gestione del sodalizio rossonero.
Chionna ha la caratura e lo spessore per assolvere al meglio al suo mandato: ha conseguito la laurea in Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Bari nell’88, è iscritto all’Albo degli Avvocati dell’Ordine forense di Bari dal ‘91 ed è iscritto dal luglio ‘06 all’Albo speciale degli Avvocati ammessi al patrocinio dinanzi alla Corte di Cassazione e le altre Giurisdizioni superiori. Ha svolto, tra i più significativi, numerosi incarichi professionali, giudiziari e non, nell’ambito del Diritto Commerciale (Diritto dell’impresa, anche in crisi, delle Società e dell’Intermediazione finanziaria) e del Diritto Civile. E fra l’altro, è stato anche amministratore giudiziario di beni e complessi aziendali oggetto di sequestro penale, anche d’urgenza e ai fini di confisca.
Attualmente è Professore Ordinario di Diritto commerciale presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Bari, quale titolare dei corsi di Diritto commerciale I e Diritto commerciale II.
Matassa intricatissima quella che gli si sta per parare davanti, Chionna dovrà misurarsi professionalmente con un incarico che rappresenta un unicum nel suo genere per quel che riguarda le società calcistiche: applicato infatti per il Foggia l’art. 34 e 34bis del codice antimafia ‘22. L’articolo 34 stabilisce che, laddove a seguito degli accertamenti compiuti per verificare eventuali infiltrazioni mafiose, sussistano sufficienti indizi per ritenere che il libero esercizio di attività’ economiche, sia direttamente o indirettamente sottoposto a condizioni intimidatorie, il tribunale per tutelare l’imprenditore dispone l’amministrazione giudiziaria dell’azienda.
E’ esattamente quanto si sarebbe configurato all’interno del club rossonero, portando alla nomina di Chionna, i cui compiti ed ambiti sarebbero già stati nel frattempo ben definiti. Al punto che d’ora in avanti sarà chiamato a relazionare periodicamente al giudice delegato circa l’attività a tutto tondo del Foggia Calcio.
In questa prima fase diventerà fondamentale capire quali siano gli ambiti dell’amministratore giudiziario attribuiti dal giudice delegato e finalizzati alle attività di controllo, fin dove potrà spingersi durante il suo mandato il professor Chionna? Il quale è chiamato dare corso ad un provvedimento che mira ad eliminare l’infiltrazione mafiosa, ma che, a prescindere dagli arresti di questi giorni, è scontato che non possa essere definitivamente azzerata in un tempo relativamente breve. Atteso anche che l’infiltrazione potrebbe riguardare, ad esempio, assunzioni o rapporti di collaborazione di personale o eventuali accordi con fornitori, imposti dai cosiddetti infiltrati, per cui gli stessi dovranno essere rimossi.
L’amministratore giudiziario si troverà anche a convivere con una situazione debitoria di circa 5 milioni di euro, che inevitabilmente dovrà essere oggetto di ulteriore approfondimento: va chiarito che l’amministratore unico del Foggia Michele Bitetto, subentrato al vertice del club dopo le dimissioni di Canonico del 31 marzo scorso, non verrà revocato, anzi lo stesso con l’amministratore giudiziario dovrà garantire la prosecuzione della gestione.
Due le strade percorribili: Canonico, rinvigorito dagli ultimi eventi che vedono rafforzare la sua traballante posizione, decide di fare dietrofront e rifinanziare la società iscrivendo anche la squadra al prossimo campionato di C. Viceversa, resta dell’idea che l’infiltrazione mafiosa non è stata sradicata e resta fermo sulle sue posizioni. In questo caso il pallino passa nelle mani di Chionna. Che, a quel punto, si vedrebbe costretto (sempre previa autorizzazione del giudice) al deposito dei libri contabili per richiedere la liquidazione giudiziale. L’ipotesi dell’acquisto della società da parte di terzi resta una soluzione possibile, ma passa sempre attraverso l’avallo del giudice delegato, trattandosi di un atto straordinario. Ammesso che gli eventuali investitori si convincano che l’infiltrazione mafiosa sia stata nel frattempo definitivamente estirpata a seguito dei provvedimenti adottati dall’amministratore giudiziario.
Oggettivamente difficile ipotizzare in questo frangente qualunque tipo di scenario: non è da escludere tuttavia che Nicola Canonico questa volta voglia abbandonare definitivamente, e lo “scudo” protettivo che si è creato con la nomina dell’amministratore giudiziario potrebbe favorire questa sua scelta. Appare in ogni caso evidente che il Tribunale vorrà vederci chiaro a prescindere da chi ha fatto le denunce , e questo probabilmente sarà il compito più arduo che attende il professor Chionna.
Certo è che d’ora in avanti la proprietà che fino a qualche giorno fa poteva gestire il club a proprio piacimento, adesso dovrà dar conto all’amministratore giudiziario, e di conseguenza al Giudice. Fermo restando che non si conoscono i compiti assegnati a Chionna,e che potrebbero essere a 360°, oppure molto più delimitati. Se si è stabilito di applicare l’art. 34 significa che ad essere preponderante è l’aspetto dell’infiltrazione mafiosa, che ha impedito il libero esercizio dell’attività economica.
Quanto questo possa aver inciso in maniera rilevante resta però tutto da dimostrare.
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