Manfredonia Calcio, respinta offerta TNT Costruzioni. Rotice fissa prezzo: “Il calcio sipontino non si svende”

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Alla fiera dell’Est, per due soldi, il Manfredonia qualcuno vorrebbe comprare. Con amara ironia potremmo iniziare così il racconto di un giugno torrido, non solo sul piano climatico ma anche emotivo, per una città intera appesa a un filo chiamato Manfredonia Calcio. La metafora branduardiana sembra oggi specchiarsi nella realtà di un club che, tra illusioni e promesse altrui, si ritrova al centro di una trattativa dal finale ancora tutto da scrivere.

Il patron Gianni Rotice, come ribadito pubblicamente in più occasioni, ha deciso di chiudere il proprio ciclo alla guida della squadra. Una scelta netta, che nasce dalla volontà di restituire alla città un progetto solido, affidandolo però a mani nuove, capaci di garantire visione, investimenti e continuità. Il problema? Quelle mani, finora, non sembrano avere la fermezza né la sostanza.

Nei giorni scorsi si è fatta strada la proposta di una società campana, la TNT Costruzioni Srl, collegata - come affermano alcuni rumors - indirettamente a volti noti dell’ambiente del recente passato sipontino. Un’offerta concreta solo nella forma, ma distante anni luce  – dal reale valore della società.

Il prezzo proposto, pari a un presunto accollo di debiti stimati unilateralmente in 120.000 euro, è stato pubblicamente giudicato dal patron Rotice non solo inadeguato sotto il profilo economico, ma persino irrispettoso. Una cifra stimata senza alcun accesso agli atti societari, priva di fondamento oggettivo, il quale null’altro è che un tentativo di “acquisizione gratuita” e non una proposta seria e ponderata, mirata a destabilizzare la piazza. In un contesto dove ogni euro investito ha avuto un peso reale, tale offerta rischia di svilire il lavoro svolto, il valore costruito e il senso stesso del progetto sportivo portato avanti fino a oggi.

Rotice, ai microfoni di Telesveva, parla chiaro: il Manfredonia non è in svendita. Non lo è per ciò che rappresenta storicamente, non lo è per gli investimenti sostenuti nell’ultima stagione, e non lo è per il rispetto dovuto a una tifoseria che, seppur a tratti divisa, ha comunque vissuto una stagione di dignità sportiva.

Il Manfredonia ha un prezzo: 500.000 euro, cifra che comprende anche gli stipendi dovuti fino al 30 giugno per calciatori e staff tecnico. Una somma che il presidente ha scelto di onorare (a prescindere dalla vendita) per rispetto verso chi ha lottato, contro tutto e tutti, con la maglia biancoceleste, pur in un campionato che avrebbe dovuto avere obiettivi ben diversi dai playout.

In mezzo, c’è il tempo che stringe. L’iscrizione al prossimo campionato è imminente e la squadra è sospesa tra l’attesa e l’incertezza. Il rischio che tutto si dissolva nel nulla è concreto. Eppure, nonostante tutto, il patron ha aperto la porta a un incontro, ha confermato la disponibilità a trattare, purché si entri nella discussione con serietà e rispetto.

Temi come “debitoria”, “asset”, “prezzo di vendita” e “valore del titolo” sono diventati di uso comune, anche tra coloro che non hanno una formazione economica specifica. Questa diffusione di termini tecnici sembra essere alimentata da una narrazione che, secondo alcuni, mira a screditare l'operato dell'attuale patron Gianni Rotice, il quale, nella citata intervista, ha ricordato come, due anni fa, si sia trovato a gestire una situazione debitoria critica, riuscendo comunque a iscrivere la squadra al campionato all'ultimo minuto, senza sollevare polemiche o fomentare la tifoseria contro nessuno. Ha agito, come ha sottolineato, per il bene della città e del Manfredonia Calcio.

In una risposta ufficiale inviata via PEC – poi circolata in varie chat cittadine, in modo anomalo rispetto alla riservatezza che dovrebbe caratterizzare trattative simili – Rotice ha sottolineato che, oltre all’importo offerto, restano da definire aspetti fondamentali come l’utilizzo dello Stadio Miramare, sede storica del club, gestito da un’altra entità che lo ha reso agibile e di livello professionale con fondi privati, a differenza di quanto avviene in altre realtà calcistiche, dove gli impianti sono concessi gratuitamente dalla Pubblica Amministrazione.

A ciò si aggiungono i circa 80.000 euro necessari per l’allestimento delle cancellate di prefiltraggio per le partite casalinghe, elemento imprescindibile per il rispetto delle normative di sicurezza, a totale carico della società.

In sintesi, Conti alla mano, mantenere una squadra in Serie D  come il Manfredonia calcio richiede una base economica minima di circa 125.000 euro al mese (per 12 mesi), solo per coprire i costi fissi, a cui andrebbero poi aggiunti quelli legati al settore giovanile. Una cifra che qualifica il valore reale della società e del suo “titolo sportivo” ben diversa da quella prospettata nell’offerta campana, che a stento riesce a coprire un mese di operatività e che lascia spazio a dubbi sulla reale capacità progettuale e gestionale dell’acquirente.

Oggi, più che mai, la città ha bisogno di chiarezza, di coraggio, di imprenditori veri, capaci di sognare ma anche di programmare. Perché il Manfredonia Calcio non è un capriccio, è un’eredità collettiva, è una maglia che pesa, è un simbolo che appartiene alla storia della città.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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