Alla straordinaria salvezza del Manfredonia, firmata in “zona Caputo” nella partita ai playout, si aggiunge ora un ulteriore riconoscimento a suggellare una stagione tanto sofferta quanto significativa. Venerdì scorso 13 giugno, tra gli stucchi dorati del Teatro Rossini di Roma, durante la cerimonia del “D Club” organizzata dalla LND, Ruggiero Sapri, portiere sipontino U20, è stato premiato per la “Super Top Parata della stagione”, scelta direttamente dai tifosi attraverso i canali ufficiali della Lega.
Un riconoscimento prestigioso che da un lato certifica il valore del numero uno biancoceleste, e che dall’altro testimonia la visione del progetto societario e la qualità di una squadra che, nonostante le difficoltà, ha lottato fino all’ultimo minuto per la permanenza in Serie D.
Nel mentre però il club raccoglie riconoscimenti sul piano sportivo, il futuro resta sempre più incerto in riva al Golfo. Il rischio della mancata iscrizione al prossimo campionato, più volte paventato dal patron Gianni Rotice, getta un’ombra su quanto di buono è stato fatto dalla proprietà in campo. Se il Manfredonia dovesse scomparire si tratterebbe della perdita di un patrimonio sportivo e culturale dell’intera comunità.
Mentre Sapri sorride a Roma, Manfredonia resta in attesa di risposte concrete sul suo futuro calcistico. E proprio il numero uno salito agli onori delle cronache incarna ciò che il Manfredonia Calcio stava diventando: non solo una squadra, ma un laboratorio di crescita sportiva e umana.
Altri esempi non mancano: diversi atleti biancocelesti sono stati selezionati per la Rappresentativa Regionale di Serie D, Castaldi ha calcato i campi del Torneo di Viareggio con la maglia del Torino, la squadra U 23 dell’Atalanta si è allenata al Miramare prima di affrontare il Cerignola, e tanti giovani locali si sono messi in luce in competizioni che possono aprire le porte del professionismo. Senza dimenticare l’impegno nella squadra paralimpica, che ha chiuso al terzo posto confrontandosi con team legati a club di Serie A e B, e che rappresenta un esempio di integrazione e responsabilità sociale.
Eppure a fronte di tutto ciò, oggi è l’incertezza a prendere il sopravvento. Si teme un grigio ritorno al passato, fatto di logiche clientelari e gestioni politicizzate e fallimentari che hanno storicamente affondato il club e azzerato ogni visione progettuale. Si rischia di vanificare tutto: di perdere un patrimonio costruito con fatica e sacrificio, e di lasciare campo libero a chi strumentalizza perfino le voci dei ragazzi per generare conflitto, invece che unirli attorno a un’idea solida di sport.
Rotice ha deciso di farsi da parte, aprendo alla possibilità che nuovi imprenditori possano dare continuità al percorso intrapreso con il Manfredonia Calcio. Una scelta ponderata, segnata dalla volontà di non disperdere quanto costruito, ma anche dalla fermezza di chi non intende svendere anni di sacrifici, impegno e investimenti. È disponibile a un prezzo di cessione chiaro seppur ridotto rispetto a quello “reale” sulla base degli investimenti fatti, ma non a cedere a chi si presenta con offerte irrispettose o prive di visione.
È un momento cruciale, in cui la città è chiamata a guardare con lucidità e coraggio: non si tratta solo di salvare una squadra, ma di difendere un’idea di sport serio, autonomo, educativo.
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