Game over. Comunque vada sarà un Foggia da rifondare. Dalle fondamenta. Non può essere diversamente per un gruppo che ha palesato evidenti lacune, e che esce sfibrato da una stagione tutta da dimenticare. Sia dunque che al timone del club resti ancora Canonico che si materializzi il cambio al vertice, l’epurazione si rende inevitabile. Se non addirittura necessaria. Già, perché l’organico che è stato assemblato la scorsa estate, e che è stato poi riveduto e corretto in corsa, ha evidenziato tutti i suoi limiti strutturali. Oltre che temperamentali. E quindi dopo una salvezza strappata letteralmente per i capelli non può avere futuro in una piazza che dopo aver visto coi propri occhi il precipizio, adesso ha voglia di ripartire da zero e di respirare aria nuova.
L’ultimo è stato per davvero un flop di vaste proporzioni, che tre gestioni tecniche non sono riuscite a limitare. Brambilla in prima battuta, e Capuano e Zauri poi non sino riusciti a dare una impronta ad una squadra che è andata via via smarrendosi e che, cosa più grave, non è mai entrata in sintonia con l’ambiente. Solo la feroce applicazione di Antonio Gentile nell’ultimissimo scorcio di stagione ha impedito che al danno si unisse la beffa, e che una annata dalle mille contraddizioni si tramutasse in un fallimento epocale. Inevitabile, dunque, che sarà repulisti. A tutto tondo.
L’incursione di Nicola Canonico della scorsa settimana allo Zaccheria in occasione della curiosa ripresa degli allenamenti a distanza di tre settimane dalla disputa dei playout col Messina, si spiega anche con la volontà dell’attuale proprietà di dare un primo indirizzo al nuovo corso, che va necessariamente nella direzione dell’azzeramento (o giù di lì) di un gruppo che già nella prima parte di stagione aveva dato segnali di preoccupante cedimento. E che poi alla distanza si è letteralmente sfaldato.
Dei 14 elementi che in teoria dovrebbero far parte ancora dell’organico (in realtà di questi 6 hanno chiesto al Collegio arbitrale lo svincolo d’ufficio dopo la messa in mora, ndr), non è escluso che i soli sopravvissuti all’epurazione alla fine potrebbero essere in due: Tascone e Pazienza. Stop.
Qualche timida chance per Parodi e Camigliano, per gli altri è bocciatura, senza appello nè ripensamenti. Anche perché insistere con chi non ha avuto feeling con la tifoseria potrebbe rivelarsi oltremodo deleterio.
Del Foggia che in C verrà ricordato come uno dei peggiori in assoluto non resterà dunque traccia: i contratti di Perina, Marzupio, Vezzoni e Santaniello scadono al 30 giugno, mentre Dutu, Da Riva, Kiyine, Zunno, Brugognone, Tohuo e Sarr rientreranno per fine prestito alle rispettive società dí appartenenza, allungando così la lista dei partenti sicuri.
Resterebbero De Lucia, Felicioli, Silvestro, Salines, Parodi, Camigliano, Gala, Mazzocco, Danzi, Orlando ed Emmausso, ancora vincolati da contratti annuali o biennali (come nel caso di Gala). Ma fra loro figurano i 6 dissidenti (Salines, Emmausso, Gala, Mazzocco, Danzi e Silvestro), per cui la rosa si restringe ai minimi termini, mentre con coloro che restano sospesi non dovrebbe risultare particolarmente problematico trovare un’intesa per arrivare alla risoluzione (magari anche attraverso una riduzione in percentuale dei compensi).
Ipotesi che si rincorrono e che presto potrebbero trovare puntuale conferma, tutto però in questo frangente inevitabilmente passa dai prossimi giorni, e dall’esito che avrà la trattativa ancora in piedi con la Building Company, unica e sola reale manifestazione d’interesse giunta sul tavolo del patron e dell’amministratore giudiziario Chionna.
L’interesse improvviso che filtra per Massimo Pizzulli per la panchina (nome che non riscalda più di tanto la fantasia dei tifosi) farebbe però ipotizzare che Canonico abbia già pronto il piano B per ripartire di nuovo in sella.
Nelle ultime ore sussurri incontrollati parlano di imprevisti incagli che potrebbero preludere ad un dietrofront dell’azienda di Carate di Brianza che opera nel campo delle energie rinnovabili, e che ormai da una ventina di giorni sta dialogando coi vertici del club per tentare l’affondo decisivo. Nessuna conferma ufficiale anche per via del patto di riservatezza che le parti hanno sottoscritto, ma c’è più di qualche indizio che non lascia intravedere segnali positivi.
Ad horas possibili aggiornamenti sullo stato dell’arte della trattativa che, dovesse saltare, segnerebbe definitivamente l’inizio del Canonico 5.0. Che nascerebbe, con ogni probabilità, all’insegna del profilo basso e del low-cost. A maggior ragione se all’orizzonte non si dovessero palesare supporti economici da potenziali partner del territorio, che l’imprenditore di Palo del Colle spera di trovare al suo fianco grazie anche all’intercessione di alcuni professionisti locali pronti a dare il proprio sostegno.
Le incognite al momento, dunque, restano tutte, Canonico com’è noto dalla vendita del club vorrebbe monetizzare, ma al tempo stesso mette fretta agli acquirenti. Che restano ingolositi dall’affaire-Foggia, ma che non vogliono essere presi per la gola.
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