Neofita di terza serie. O giù di lì. Delio Rossi la C la conosce di striscio, l’ha bazzicata solo in avvio di carriera, ormai 30 anni fa con la Salernitana. E fu subito trionfo. E poi molto più recentemente, nel ‘23 col Foggia, con la breve e sfortunata parentesi chiusa con la finale playoff persa col Lecco. Quella che va a cominciare sarà la terza esperienza per il 64enne tecnico riminese, che nel suo palmares vanta una Coppa Italia vinta con la Lazio e 3 promozioni in Serie A con Lecce, Bologna e Salernitana. È un lusso, dunque, per la categoria Rossi, i cui precedenti in C aprono comunque il cuore alla speranza in casa Foggia. Dove si sta provando a ripartire resettando un’annata che è stata un incubo dentro e fuori dal campo. A Salerno nel ‘94 Rossi si trovò catapultato quasi per caso. Guidava la Primavera del Foggia nel mentre il club granata finiva sotto il controllo di Pasquale Casillo, che in quegli anni oltre al Foggia in A aveva messo le mani anche sul Bologna in B. Tirava brutta aria in quel periodo in casa granata, diventare colonia di Foggia era uno smacco troppo grande da sopportare, quando si seppe dell’arrivo di Rossi scoppiò una sommossa popolare: squadra assediata nel ritiro di Lagonegro e feroce contestazione nei riguardi della proprietà. Nessuno poteva immaginare che si stava per inaugurare una favola a lieto fine. Contro tutto e tutti Delio Rossi, infatti, con un manipolo di sconosciuti avrebbe dato vita ad una straordinaria cavalcata, culminata con il salto in B. Chimenti, Grimaudo, Tosto, Breda, Circati, Fresi, Ricchetti, Tudisco, Pisano, Strada e De Silvestro gli undici alfieri una stagione memorabile che si concludeva con il secondo posto pari merito con la Reggina e alle spalle del Perugia, che valeva l'accesso ai play-off. Le successive rotonde vittorie contro Lodigiani (4-0) e Juve Stabia (3-0) permisero a Rossi di ottenere la promozione in Serie B al primo anno da allenatore professionista.
Il 22 giugno ‘94 il sogno diventava realtà, a inizio stagione la squadra granata era ritenuta troppo giovane e inesperta per puntare alla promozione, anche perché guidata da un allenatore esordiente. Il capolavoro si compiva nel derby giocato con la Juve Stabia, sotto gli occhi di 20.000 tifosi granata impazziti di gioia sulle tribune del San Paolo di Napoli. Il primo tempo sarà bloccato dalla tensione, poi le Vespe rimarranno in inferiorità numerica per l’espulsione dell’ex Incarbona e il risultato si sbloccherà in avvio di ripresa grazie a Tudisco (autore di una doppietta) e a Breda che segnerà con un preciso diagonale il gol del 3-0. Sarà l’apoteosi, per la prima volta il prato dell’Arechi accoglierà il classico giro d’onore del grande lenzuolo granata, ripetendo scene viste precedentemente al Vestuti nel ‘66 e nel ‘90. Ventinove anni più tardi, dopo un lungo girovagare fra Pescara, Genoa, Lecce, Atalanta, Lazio, Palermo, Fiorentina, Samp, Bologna, Levski Sofia ed Ascoli, Rossi rimette piede in C. Per amore del Foggia. Il tecnico romagnolo non ha mai dimenticato quell’amaro esonero del ‘95 arrivato, per un curioso scherzo del destino, dopo il ko interno con la “sua” Salernitana, c’è da salvare una stagione che con Somma sta prendendo una brutta piega, torna per un debito di riconoscenza verso quella piazza che lo ha svezzato come giocatore prima ed allenatore poi, e per poco non ripete il miracolo di Salerno. Subentra a 4 giornate dalla fine della regolar season, debutta con la vittoria di Messina, e chiude al 4°posto centrando la qualificazione playoff. C’è subito lo scoglio Potenza da superare allo Zaccheria, basta un pari per andare avanti. E invece a sorpresa i lucani si portano avanti, la formazione di Raffaele pare sul punto di farcela, poi a tempo scaduto spunta il piedino fatato di Di Noia che vale il passaggio del turno assieme ad un sospiro di sollievo grande così. E’ l’inizio di un percorso scintillante nel quale la componente fortuna giocherà un ruolo decisivo. Ma la fortuna aiuta gli audaci, ed il Foggia con la dea bendata ha un conto aperto: nel secondo turno c’è il derby fratricida col Cerignola, il 4-1 dell’andata del Monterisi sembra chiudere in anticipo i giochi, ma il return-match regala una impensabile remuntada, fino al 78’ insiste lo 0-0 allo Zaccheria, poi Schenetti, Frigerio (90’+3) e Kontek (90’+6) materializzano l’impresa. Che si ripete anche a Crotone: 2-2 allo Scida dopo l’1-0 dell’andata, Beretta al minuto 85 regala il passaggio del turno ed apre le porte della semifinale. Dove ad aspettare i rossoneri c’è niente di meno che il Pescara di Zdenek Zeman: gara 1 si gioca allo Zac e finisce 2-2 col Foggia ad inseguire, all’Adriatico davanti ad oltre 20mila spettatori succede l’inverosimile. Abruzzesi avanti con Cuppone, Rizzo la riprende al 97’: si va ai supplementari ed il Pescara passa ancora con Desogus, prima che all’ultimo respiro su corner spunti la testa di Markic che vale il 2-2 finale. Si va ai rigori e qui il protagonista diventa il portierino argentino Dalmasso che spinge i suoi in finale. Delio Rossi sembra sul punto di prendersi la sua rivincita dopo un’attesa protrattasi 29 anni: non ha però fatto i conti col signor Bonacina, che orienterà allo Zaccheria la vittoria (1-2) del Lecco che risulterà poi decisiva ai fini della promozione. Fine del sogno, difficile dire che ora Rossi voglia riprovarci ancora. Anche se nel calcio mai dire mai…
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