Foggia Calcio, non si muove foglia, o quasi: è fatta per Panico, ma i no a raffica complicano i piani

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"Qui non vuole venire nessuno". Delio Rossi era stato netto lo scorso 24 luglio, nel giorno in cui saliva ufficialmente al timone del Foggia. Parole profetiche le sue, che tornano a riecheggiare in tutta la loro cruda attualità a distanza di 15 giorni. Nel corso dei quali il tecnico riminese è rimasto in speranzosa attesa che qualcosa accadesse, e che alla nutrita nidiata di under presenti nel ritiro di Trinitapoli potessero aggiungersi in rapida successione gli elementi attorno ai quali costruire l’ossatura del Foggia edizione ‘25-26. E invece a parte Winkelmann, Garofalo e Bignami, in entrata non si è mosso più nulla. Almeno fino a ieri sera, quando è arrivato il sì di Ciro Panico, difensore classe ‘99, che ha risolto consensualmente il contratto che lo legava al Sorrento e si è messo in viaggio verso Trinitapoli. Presto dovrebbero raggiungerlo anche l’attaccante Giuseppe Lamonica (24) in uscita dal Campobasso, ed il portiere Ludovico Gelmi (24), di proprietà dell’Atalanta e che nell’ultima stagione è stato in forza al Catanzaro. Anche se per quest'ultimo sembra essere subentrata qualche complicazione proprio in dirittura d'arrivo. Ancora troppo poco, in ogni caso, per dire che si sia sulla strada giusta per uscire dall’impasse e chiudere il cerchio, anche se bisogna riconoscere che l’immobilismo registrato ad oggi dal Foggia non è stato certo dettato dall’incuria del club e del suo neo ds Carlo Musa, che ormai da qualche settimana sta intensificando i contatti con quei profili che potrebbero fare al caso di Rossi. Ma… c’è un ma che col trascorrere dei giorni sta diventando una zavorra che rischia di far sprofondare il Foggia in un pericolosissimo vortice dal quale non sarà semplice venire fuori. In rossonero non solo rifiutano il trasferimento le prime, le seconde e pure le terze scelte (come già accaduto peraltro in un recente passato). Per indossare quella maglia ora non c’è più la fila dietro la porta, al Foggia guardano tutti con diffidenza, e in generale è sempre più tangibile lo scarso appeal nei riguardi del club.

I più dicono no perché questa non è più l’isola felice ed incantata di un tempo, gli ultimi anni hanno restituito una immagine spesso distorta della città e soprattutto della sua tifoseria. Al punto che adesso anche in C il Foggia fa gola a pochi. Fateci caso: sono stati tanti finora i nomi accostati e circolati con insistenza, e per i quali si è registrato un interesse reale. Che poi però è caduto nel nulla. È bastato infatti che sulle piste di un possibile obiettivo si sia inserito un altro pretendente, che puntualmente ha superato la concorrenza del club di Nicola Canonico. Le migliori condizioni contrattuali proposte, ovviamente, c’entrano, ma fino ad un certo punto. In qualche caso, difatti, anche con una manciata di euro in meno la trattativa è andata in porto nella direzione sbagliata, lasciando il Foggia con un palmo di naso. Dall’entourage rossonero non lo ammetteranno mai, ma è palese ormai che fra gli agenti dei calciatori ci sia scarsa propensione a mandare i loro assistiti a Foggia. Le ragioni sono note: piazza complicata, per tutta una serie di ragioni. L’ambiente conta, ma non è l’unica variabile che orienta la scelta finale. C’è molto altro che si nasconde dietro quei “no” che hanno ormai una frequenza... periodica. È una specie di passaparola che sta creando non pochi imbarazzi in chi sul mercato sta operando con passione ed applicazione, una antipatica consuetudine che nell’ambiente trova sommessamente sempre più conferma. Anche se poi nessuno è disposto ad ammetterlo a chiare lettere. Il motivo? Questione di opportunità, mettiamola così, seppure scavando a fondo si scopre poi che la proprietà ci avrebbe messo del suo per generare i rifiuti a ripetizione. E la cosa adesso inevitabilmente si starebbe ritorcendo sulla pelle del Foggia. E su un mercato che non solo non decolla, ma che sta facendo una fatica immane a prendere la piega giusta. Difficoltà spesso insormontabili, che nemmeno lo stesso Delio Rossi pensava di incontrare nel momento in cui ha deciso per la terza volta in carriera di guidare la squadra per la quale ha da sempre avuto occhi particolari. Assieme ad un trasporto che in carriera non ha mai avuto eguali.

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