Sarà discusso stamane alle 12 a Roma il ricorso in appello avanzato dal Foggia avverso la sanzione dei 3 punti di penalizzazione (da scontare nella stagione in corso) e i 6 mesi di inibizione per l’amministratore Michele Bitetto, per violazioni amministrative legate al mancato pagamento di stipendi e contributi di febbraio ‘25. La difesa, supportata dall’amministratore giudiziario, ha sostenuto la “forza maggiore” come motivazione dell’inadempienza, dovuta a intimidazioni criminali, chiedendo l’annullamento totale della sanzione.
La società invoca il principio della “forza maggiore” per giustificare l’inadempienza, sostenendo che le difficoltà nell’effettuare i pagamenti siano stati dovuti a pressioni e intimidazioni malavitose e non a una reale crisi economica.
La difesa, rappresentata dall’avvocato Edoardo Chiacchio e dall’amministratore giudiziario Vito Chionna, ritiene che la Procura Federale abbia riconosciuto le particolari condizioni della società, e che pertanto debba essere annullata ogni sanzione.
Il ricorso è stato presentato al Tribunale Federale Nazionale della FIGC, l’organo giudicante. La decisione in primo grado è stata presa il 31 luglio scorso dal Tribunale Federale Nazionale.
Il Foggia Calcio non dichiarandosi pienamente soddisfatto della sentenza di primo grado ha inteso intraprendere la strada del ricorso per far valere le proprie ragioni. Ma dalla lettura delle motivazioni alla base della sanzione comminata si evince che il TFN non ha ritenuto che esistano le condizioni di “forza maggiore” tali da impedire al club di rispettare la scadenza e di procedere al pagamento degli emolumenti ai propri tesserati.
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