Ora che il “bubbone” è venuto a galla e che è deflagrato in tutta la sua gravità, prevedere che la stagione del Foggia sarà da montagne russe diventa un eufemismo. Tutto vero, che i mal di pancia di Delio Rossi non fossero immaginari e che la situazione stesse degenerando in maniera preoccupante lo avevamo raccontato ed anticipato dalle colonne de l’Attacco solo venerdì scorso. E, puntuale, la conferma che le nostre indiscrezioni erano veritieri hanno trovato la sponda nella nota congiunta che il club è l’amministrazione giudiziaria hanno diffuso nella stessa serata.
Ma ormai qualcosa si deve essere rotto, ed anche se il tecnico riminese è sceso a più miti consigli dopo aver chiesto la risoluzione del proprio contratto “in ragione di molteplici profili di difficoltà dal punto di vista tecnico, organizzativo e logistico” sarà dura ricomporre la frattura.
Un fulmine a ciel (apparentemente) sereno, che ha fatto passare quasi in second’ordine la seconda sconfitta stagionale in campionato rimediata a Giugliano sabato scorso. Dove pure il Foggia ha lottato con coraggio fino alla fine, cedendo solo sul finire e su calcio di rigore. Palesando comunque limiti strutturali sui quali se non si interverrà adeguatamente e in tempi celeri si correrà il rischio di compromettere con largo anticipo la stagione.
Rossi, che sapeva in partenza di intraprendere un viaggio “ai confini con la realtà” tutto aveva messo in preventivo, tranne che di ritrovarsi in un contesto in cui c’è tanta, troppa improvvisazione. E nel quale, evidentemente, fa fatica a raccapezzarsi. Inevitabile la sua insoddisfazione culminata nel gesto clamoroso che ha costretto il Tribunale ad un intervento riconciliatore. Che dall’esterno potrà anche apparire immotivato in quanto collegato a questioni prevalentemente di natura tecnica, ma che in realtà si è reso necessario dal momento in cui l’amministrazione giudiziaria ed il professor Chionna si avvalgono anche della consulenza esterna del tecnico Dino Bitetto. Finora rimasto dietro le quinte, ma che ovviamente supporta l’operato del Tribunale.
Quel comunicato, quindi, finisce con l’inchiodare di fronte alle proprie responsabilità da un lato il club e la sua proprietà. E dall’altro il tecnico, al quale pur condividendone le criticità emerse, l’amministrazione giudiziaria ha chiesto espressamente di tornare sui suoi passi, garantendogli il massimo supporto per superare il momento di impasse.
Di qui in avanti, dunque, ci sarà tantissimo da lavorare in campo (come candidamente ha ammesso Delio Rossi a margine della gara di Giugliano), ma anche e soprattutto fuori dal campo. Dove c’è da normalizzare una situazione che il tecnico e la squadra invocano per inseguire l’obiettivo salvezza.
Sul tavolo diverse le questioni urgenti da risolvere: a partire dalla sede degli allenamenti con Trinitapoli che logisticamente è ritenuta inadeguata, per passare agli aspetti più squisitamente organizzativi che non soddisfano lo staff tecnico il quale pare lamenti la penuria di figure adeguate preposte alla loro risoluzione. Disfunzioni che finiscono inevitabilmente col rallentare il processo di crescita di un gruppo che sta evidenziando grande spirito di sacrificio, ma che va adeguatamente supportato dall’interno e dall’esterno.
Tutte le perplessità di Delio Rossi maturate in questi primi 40 giorni trascorsi al capezzale del Foggia diventano adesso elementi sui quali intervenire senza troppi tentennamenti. Il pallino, dunque, ora passa nelle mani di Nicola Canonico. Che certe questioni avrebbe magari preferito affrontarle (e risolverle?) a quattr’occhi col proprio allenatore anziché darle in pasto all’opinione pubblica. Dribblando così tutte le conseguenze deleterie che ne sono derivate.
Ma il ruolo dell’amministrazione giudiziaria impone trasparenza assoluta. E così è stato scoperchiato il vaso di Pandora. Rossi era e rimane un valore aggiunto per il Foggia. Ma ora bisogna evitare che diventi un problema insormontabile.
(Foto: Calcio Foggia 1920)
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