Foggia e Maiuri, un matrimonio sempre rinviato: il tecnico per 11 giorni nel '20 sedette sulla panchina rossonera

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Maiuri e il Foggia. Storia di un feeling che è durato un batter d’ali e di un matrimonio che non si è mai consumato: il 56enne tecnico milanese (di origini tarantine) che ha appena superato il Master a Coverciano e che oggi guida il Cerignola, non figurerà mai nell’archivio storico degli allenatori di 105 anni di storia rossonera. Eppure anche se solo per 11 giorni quella panchina è stata sua, per la precisione dal 29 settembre al 10 ottobre del ‘20. Nessuna traccia del suo passaggio, solo ricordi sbiaditi che restano comunque vivi in un allenatore che per quella panchina avrebbe fatto follie: “Talvolta ripeto a me stesso come abbia potuto rinunciarvi, ma sono fatto così e a certi principi non potevo derogare”, ha confidato qualche tempo a chi gli ricordava quella fugace parentesi della sua carriera. “Abbiamo scelto un allenatore serio, capace e con tanto carattere - così lo presentava l’allora direttore tecnico Ninni Corda esattamente 5 anni fa -, che porta con sé un’idea di calcio ben precisa, in grado di abbinare qualità e praticità. Ho avuto modo di conoscerlo ed affrontarlo in campo la scorsa stagione, lo stimo molto e siamo certi di aver fatto la scelta giusta”. Eziolino Capuano aveva appena ammainato bandiera bianca per divergenze col patron Felleca, e quello con Maiuri pareva l’inizio di un nuovo idillio. Il Foggia post-Covid 19 cercava una sua nuova stabilità, il ritorno in Lega Pro dopo il ripescaggio presentava diverse incognite, che l’arrivo di Maiuri pareva potesse mitigare. E invece... E invece dietro l’angolo ecco l’ennesimo colpo di scena di una annata che poi si sarebbe conclusa col piazzamento play-off, appena il tempo di inquadrare la situazione e anche Maiuri avrebbe fatto dietrofront e tolto il disturbo: “Non c’era sintonia su un mercato che latitava e che non era in linea con le mie indicazioni - ricordò successivamente l’attuale allenatore dell’Audace -. I giocatori adatti al mio gioco avrei dovuto sceglierli personalmente, e invece c’era qualcun altro che si muoveva nell’ombra”. Il riferimento è a Corda, con cui la scintilla non sarebbe mai scoccata e col quale la rottura sarebbe stata inevitabile. E così neppure il tempo di cominciare che il rapporto fra Enzo Maiuri e il Foggia poteva già considerarsi al capolinea. Dopo 48 ore dalla conferenza stampa di presentazione già si registravano le prime frizioni, che sfoceranno poi nel divorzio. L’ex tecnico di Portici, Nocerina e Sorrento con il suo staff diserterà l’allenamento e all’improvviso e senza preavviso abbandonerà la città. Lo strappo sarà irriducibile, ed il presidente Felleca in tutta fretta e a sole 48 ore dal debutto in campionato col Potenza sarà costretto a virare su un terzo allenatore, il prescelto alla fine fu Marco Marchionni.

Il tutto accadeva mentre all’orizzonte faceva le sue prime apparizioni Nicola Canonico, ex presidente del Bisceglie, che su una tv locale si diceva pronto a rilevare l’intera società rossonera, tirando una frecciata al finanziere Raffaello Follieri, anch’egli interessato a subentrare: “Abbiamo disponibilità immediate, non abbiamo bisogno di attendere che il danaro arrivi da altre parti”. Maiuri, invece, prendeva di lì a poco la strada di Cava de’ Tirreni dove a volerlo sarà il ds Peppino Pavone, quindi andrà a Caserta, prima di compiere i suoi due capolavori consecutivi con Sorrento e ancora Cavese. In Campania troverà la sua consacrazione, con un manipolo di ragazzi dimostrerà come in terza serie sia possibile fare calcio sostenibile, se si hanno idee e competenze adeguate. A Foggia Maiuri continuerà però sempre a guardare con un pizzico di malinconia, con l’intima speranza che prima o poi la chiamata arriverà. Ed in effetti c’è stato un momento un paio di stagioni fa dopo la cocente delusione della finalissima playoff persa con il Lecco (ma c’è chi dice anche la scorsa estate) che il suo nome è circolato nell’entourage rossonero. Arrivò anche qualche telefonata che servì più che altro per sondare il terreno. Ma tutto finì lì sul nascere, anche perché Maiuri non è proprio il prototipo di allenatore col quale patron Canonico potrebbe instaurare un feeling duraturo. Intanto l’estate scorsa quando il Cerignola si è fatto vivo e Di Toro gli ha offerto la panchina, non ci ha pensato su due volte: l’uomo giusto al posto giusto per il dopo Raffaele. Per intraprendere un percorso al fianco di gente di calcio che servirà a migliorare il suo bagaglio di esperienza. Cerignola non è Foggia, ma intanto le distanze si sono accorciate. E di tanto. Chissà che prima o poi...

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