Vuoto a perdere, il Foggia svilito della sua identità: dopo il satanello e il vivaio adesso perde anche lo Zaccheria

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Resta solo la maglia. Il resto, come direbbe Noemi, è solo vuoto a perdere. La vicenda legata alla gestione dello Zaccheria che al momento vede assegnataria l’Heraclea per il prossimo biennio (salvo sorprese e ravvedimenti, ndr) riapre una ferita che sanguina: il Foggia, patrimonio di una intera collettività che per quella maglia ha sempre fatto valere il senso di appartenenza, continua a perdere i pezzi. E con essa anche la sua identità si va smarrendo. C’è quasi un senso di rassegnazione che pervade l’ambiente rossonero, già abbondantemente scosso dalle ultime tristi vicende giudiziarie che hanno portato il club a finire sotto l’amministrazione giudiziaria. Ma che già da tempo si segnala per la crescente disaffezione per la squadra della sua città, della quale storicamente è andata sempre orgogliosa. La scintilla non scocca più, se ormai dal ‘98 il Foggia milita con alterne fortune e vicende in C (fatta eccezione per la breve ed illusoria parentesi della gestione dei fratelli Sannella), ci sarà pure una ragione. Un arco temporale ormai lungo un trentennio che dice a chiare lettere quale sia oggi la dimensione del calcio nel capoluogo. Preservare la categoria è già di per sé uno sforzo considerevole, considerato anche il contesto economico in cui il pallone rotola. Ma quello a cui si sta assistendo in questa stagione dove Delio Rossi col suo manipolo di giovani imberbi stanno provando con tutte le loro forze a ricreare quel briciolo di entusiasmo che è il sale del calcio, supera l’immaginazione. Ed inchioda di fronte alle proprie responsabilità una proprietà che non attende altro che chiudere la sua infruttuosa parentesi in rossonero. Ma che si ostina a rimanere in sella fino a quando all’orizzonte non si manifesterà un compratore in grado di soddisfare le richieste di chi, per passare la mano, chiede la luna nel pozzo. Così mentre il giovin Foggia di Rossi fa simpatia e va in cerca di consensi, dietro le quinte prende forma l’ennesimo progetto che ha le gambe corte. Che non ha una visione proiettata nel futuro perché a termine. “Il Foggia resta in vendita”, ha confermato solo qualche giorno fa il patron. E allora sì che si spiegano e comprendono alcune scelte imprenditoriali di fondo che non hanno precedenti nella storia del club, e che rappresentano un unicum nel loro genere. Il Satanello gestito privatamente da un soggetto terzo, l’esternalizzazione del settore giovanile, ed ora lo Zaccheria che passa nelle mani per i prossimi due anni di una realtà emergente come l’Heraclea (sgravando così di oneri di gestione pesantissimi l’amministrazione comunale), merita un approfondimento a tutto tondo. Che cozza maledettamente coi propositi di rilancio di una squadra che la tifoseria chiede a gran voce. E che ha poi come inevitabile ricaduta negativa la fuga dallo Zac. Nicola Canonico in questi anni ci ha provato in tutti i modi a svoltare: a tratti ci ha messo anche buona volontà e capitali. Ma è innegabile che tempo e risorse non abbiano prodotto grandiosi risultati. Anche per via di talune scelte che spesso si sono rivelate impopolari.

IL SATANELLO. Il Foggia, caso più unico che raro, nel panorama delle società professionistiche, è l’unico club che non è detentore del proprio marchio. Lo storico Satanello, brillantemente ideato alla fine degli anni ‘80 dal compianto Savino Russo, è difatti di esclusiva proprietà dell’imprenditore svizzero di origini toscane Massimo Mozer, grande tifoso del Foggia, che lo ha rilevato all’asta nel ‘22 dal Tribunale fallimentare per complessivi 35mila euro. Un gesto di amore assai apprezzato dall’ambiente, e che gli permette ora in avvio di ogni stagione di cederlo in comodato d’uso gratuito a chi in quel momento è ai vertici del club. Il marchio identificativo di una comunità calcistica resiste così all’usura del tempo, e continua a campeggiare sulla maglia rossonera. Grazie a Mozer. E il club? Ringrazia e guarda oltre, in tutti questi anni non c’è mai stato alcun tentativo concreto da parte della proprietà di tornare in possesso di quello che dovrebbe rappresentare il punto di partenza su cui porre le basi per un progetto che si fondi su identità ed appartenenza.

SETTORE GIOVANILE. Non è mai stata una priorità alla quale Canonico & co. ha mai guardato con attenzione e lungimiranza. Anche nelle sue precedenti esperienze calcistiche, infatti, il patron ha preferito sempre concentrarsi solo sulla prima squadra, relegando a ruolo di semplice ammennicolo un settore che dovrebbe viceversa rappresentare linfa vitale per la sopravvivenza del club. Già con Piergiuseppe Sapio solo un paio di stagioni fa, Canonico provò ad esternalizzare il vivaio con risultati estremamente deludenti. Il dirigente jonico, che poi fu anche ds ad interim, esportò in rossonero il modello che aveva messo in piedi precedentemente a Taranto: un vero e proprio subappalto che consentì a Sapio di trasformare il vivaio in un’entità a sé stante, gestita in prima persona spesso con metodi discutibili. Unica nota positiva la scoperta del baby Giuseppe Battimelli, attaccante oggi 20enne di buone attitudini poi dirottato a Taranto e successivamente a Bologna. Quest’anno per provare a ridare dignità al settore giovanile rossonero, fiore all’occhiello del club negli anni ‘90, a farsi avanti è stata la Fondazione La Capitanata per lo Sport che ha sottoposto alla proprietà, appena il club ha perfezionato l’iscrizione in C, una collaborazione esterna che abbraccia a tutto tondo l’attività giovanile, dalla scuola calcio fino alla Primavera 3. Una proposta irrinunciabile che per Canonico non solo è a costo zero, ma che in prospettiva potrebbe avere anche un ritorno economico in caso di valorizzazione del prodotto locale. La Fondazione ha avviato un programma di radicamento sul territorio che presuppone uno sforzo non indifferente a livello tecnico e di risorse da mettere in campo: obiettivo rilanciare un settore in caduta libera che non esprime un talento ormai da decenni e che adesso potrà avvalersi di competenze adeguate. Nell’immediato non c’è la ricerca del risultato (gli esordi nei rispettivi campionati dei diversi gruppi lasciano intuire quanta strada ci sia da percorrere per risalire la china), ma comunque il tentativo è lodevole. Perché si sviluppa sul territorio, avvalendosi di specificità che da decenni operano a livello giovanile e che conoscono a menadito la realtà locale. Resta da capire, al di là della bontà della sinergia, perché il Foggia abbia sottovalutato una volta di più il ruolo fondamentale del suo vivaio. Anche se poi la risposta viene da sé: contenimento dei costi.

MARKETING. L’estate scorsa c’è stato un momento in cui anche l’area marketing è stata ad un passo dal prendere il volo verso nuovi lidi. È successo infatti che, nell’ottica di una completa valorizzazione del brand, si era ipotizzata una collaborazione con l'agenzia di sport-marketing Sport&Ideas, fondata e gestita da Nicola Tolomei, originario di Foggia ma con una carriera di successo tra Milano e Roma. L'obiettivo della partnership, che vantava già un breve precedente nel 2017, era quello di valorizzare tutte le opportunità di marketing e comunicazione del club, trasferendo il know-how dell’agenzia. Pareva fatta, poi però c’è stato l’inatteso dietrofront sul quale non è escluso abbia giocato un ruolo fondamentale l’amministrazione giudiziaria con il suo ruolo di controllo e supervisione.

LO ZACCHERIA. Se il Foggia diventa ospite dell’impianto che dovrebbe viceversa essere di norma casa sua, vuol dire che anche ciò che dovrebbe essere lapalissiano non lo è più. I rossoneri continueranno a disputare le loro gare casalinghe allo Zaccheria, ma per il resto non potranno più usufruire a proprio piacimento dell’impianto di viale Ofanto. Già avviata l’opera di svuotamento dei locali dello stadio, chissà a questo punto che fine faranno ad esempio gli uffici e le suppellettili, tutte criticità messe in preventivo dal club, che aveva peraltro anticipato con largo anticipo di non essere interessato al bando-ponte per l’affidamento dello stadio: “È una struttura datata, con costi di manutenzione ordinaria importanti. Pagheremo il canone per ogni gara, preferiamo farci servire che assumerci troppe responsabilità”. Nessuna sorpresa, dunque, fa specie però che il Foggia diventi ospite dell’Heraclea. Cose mai viste prima, ma se fin dal febbraio scorso Canonico minacciò di portare via la squadra dalla città e di trasferirsi (come poi puntualmente avvenuto a Trinitapoli) altrove, significa davvero che il Foggia è sempre meno della sua gente. E dei suoi tifosi.

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