Sulla tabella di marcia viaggia con un mese di ritardo rispetto alle avversarie. Un handicap non di poco conto che non bisognerà dimenticare sulla strada della salvezza. Il Foggia che a piccoli passi sta cercando di trovare una sua identità e di dare così un senso alla stagione, continua a pagare dazio in classifica al ritardo accumulato in estate. Inevitabile, dopo tutte le peripezie incontrate da marzo scorso. Mai un ritiro estivo fu più inutile ed inconcludente di quello svolto a Trinitapoli a partire dal 24 luglio scorso, di quella prima scrematura che fu fatta dopo il repulisti non c’è più traccia, perché i babies aggregati sono tornati nei loro gruppi di appartenenza ed i 5 che erano inizialmente sopravvissuti all’epurazione, nel frattempo hanno preso tutti altre strade, a parte il solo Pazienza. Che peraltro nel nuovo Foggia fatica a trovare spazio. E Felicioli, che è infortunato e fuori lista. Quella parvenza di gruppo improvvisato per il raduno ufficiale ha finito, evidentemente, per produrre tutti i disguidi di avvio di stagione che hanno poi spinto Rossi a vacillare, e a chiedere un confronto con l’amministrazione giudiziaria prima che la situazione precipitasse del tutto. Le rassicurazioni ricevute sono servite a ritrovare un briciolo di tranquillità in più, ma in ogni caso non hanno potuto cancellare il gap accumulato a monte. Che chissà mai come e quando potrà essere azzerato. È solo dallo scorso 2 settembre, giorno di chiusura della prima fase di calciomercato, che l’allenatore rossonero può dire di poter contare su tutti gli effettivi che compongono attualmente la rosa del Foggia. Dei 27 elementi in organico non tutti pare però rispondano ai profili richiesti, il ds Musa ha dovuto faticare non poco per assecondare i desiderata del suo allenatore. Che certamente in alcuni ruoli avrà avanzato candidature diverse dai nomi dei prescelti.
Un esempio: Musa sostiene che il Foggia per caratteristiche dei singoli possa indifferentemente schierarsi con il 3-5-2 o il 4-3-3: deve pensarla però diversamente il tecnico romagnolo, che per ora a quello che è stato il suo marchio di fabbrica non ha fatto ancora cenno, preferendo viceversa affidarsi al sistema di gioco col quale tre stagioni fa sfiorò in rossonero la promozione in B. Una scelta di fondo dettata probabilmente anche dalla necessità di dare da subito un equilibrio di massima ad una squadra che aveva bisogno di trovare le prime certezze per intraprendere un percorso lastricato e tutto in salita. Ma se nella sua ultima apparizione in rossonero i quinti rispondevano ai nomi di Garattoni, Costa e in alternativa Bjarkason, adesso deve accontentarsi dei Valietti e Panico, oppure di Morelli e Winkelmann, elementi che soffrono a fare la doppia fase, proponendosi poco nella metà campo avversaria e non creando quasi mai superiorità numerica. Pur con tutti i limiti di un organico che per quanto numericamente assortito resta deficitario per qualità complessiva, i progressi dei singoli in questi ultimi 30 giorni sono evidenti, e la squadra comincia a far intravedere una organizzazione ed un ordine in mezzo al campo che prima non aveva. Tutto merito di Delio Rossi, che non lesina sforzi ed energie pur di dare una inquadratura il più possibile funzionale ad un gruppo che pende dalle sue labbra. E che si applica quotidianamente cosciente com’è che solo lavorando senza soluzione di continuità il Foggia potrà centrare l’obiettivo dichiarato della permanenza in C. Lentamente stanno emergendo anche alcune discrete individualità come Borbei, Buttaro, Olivieri, Castorri, Oliva e D’Amico sulle quali l’allenatore rossonero potrà lavorare con profitto. Poco invece verosimilmente potrà incidere in prima linea, dove latita un attaccante in grado di finalizzare e di impensierire le munite difese avversarie: resta questo il vero limite del Foggia edizione ‘25-26 che non può sperare che improvvisamente Bevilacqua, Sylla, Ilicic e Fossati possano prendere confidenza con il gol. Rossi sul piano tecnico-tattico alla distanza riuscirà a dare un’impronta e a migliorare i singoli. Ma non ha la bacchetta magica e non è mago Zurli. Sapevatelo!
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