La gara di Siracusa, al di là dell’esito finale fin troppo benevolo, ha tracciato un indirizzo chiaro: si va sempre più nella direzione del 4-3-3 tanto caro a Enrico Barilari che, per la prima volta da quando siede sulla panchina del Foggia, sabato scorso ha optato per il sistema di gioco sul quale vorrebbe insistere di qui in avanti per condurre la sua squadra nel porto della salvezza.
Il tridente di partenza era composto da Winkelmann-Fossati-D’Amico, ovvero dai tre attaccanti che più sono vicini per caratteristiche alla sua idea di gioco. E che pur con i loro difetti, lì davanti sembrano in grado di costruire almeno la parvenza di qualche occasione gol. Molto più distanti nelle gerarchie appaiono tutti gli altri, ai quali il tecnico ligure concede ormai solo spiccioli di gara: Sylla e Bevilacqua servono solo a fare numero in panchina, è lapalissiano che non rientrino più nei programmi futuri.
A gennaio si proverà a parcheggiarli altrove, magari anche attraverso la risoluzione consensuale, improbabile a questo punto che continuino a vestire il rossonero: il primo con Rossi ha vissuto il suo momento migliore, è stato utilizzato con regolarità e ad un certo punto pareva anche che potesse divenire un punto fermo in attacco. Ma ha confermato di non vedere quasi mai la porta, e pian piano è scomparso dalla scena. Il secondo ha fatto addirittura peggio, dilapidate tutte le occasioni che ha avuto a disposizione soprattutto in avvio di stagione per ritagliarsi un posto al sole. Improponibile per la categoria, è destinato a cambiare aria. Così come ha già fatto nei giorni scorsi Miroslav Ilicic che ha ripreso la strada di casa dopo una brevissima ed inconcludente parentesi in rossonero.
Il Foggia, obtorto collo, nella seconda parte di stagione dovrà necessariamente cambiare pelle e provare ad essere più intraprendente e propositivo nella metà campo, condizione indispensabile quest’ultima per mettere nel mirino la permanenza. Ma è ovvio che tutto passerà inevitabilmente per il mercato di riparazione che, almeno nelle intenzioni di partenza, dovrà servire a colmare tutte le lacune fin qui evidenziate. Potenziare la prima linea, in quest’ottica, diventa una necessità impellente: nella speranza che nel frattempo la classifica non peggiori per scongiurare quella serie di rifiuti a ripetizione che in estate hanno costretto poi a ridursi solo alle quarte-quinte scelte per assemblare un organico che poi all’atto pratico si è rivelato inadeguato per la serie C.
Ecco perché i prossimi 180’ che dividono dalla sosta natalizia dovranno portare in dote punti preziosi al Foggia, costi quel che costi: col Monopoli lunedì prossimo allo Zaccheria, e poi il 20 dicembre all’Arechi di Salerno non saranno ammessi passi falsi, il terzultimo posto impone infatti di tenere ben dritte le antenne e di mettere fieno in cascina. Magari continuando a sfruttare a proprio favore gli episodi, che ultimamente stanno decisamente girando a favore. La vittoria a spese del Cosenza e il pari di Siracusa ne sono la riprova, due gare che hanno insegnato che, al di là della prestazione, servono concretezza e coraggio fin oltre il 90’.
Fondamentale tenere dunque sempre in bilico il match fino in fondo, perché poi anche con un pizzico di fortuna si può portare dalla propria parte sfide che in partenza paiono già segnate ancor prima di essere giocate. In attesa degli agognati rinforzi (sembrerebbe che Barilari ne abbia richiesti non meno di 5/6 e tutti di categoria, ndr), bisognerà soprattutto limitare i danni: a cominciare col Monopoli, che attualmente è la settima forza del girone, e che in trasferta spesso si fa rispettare.
Servirà pertanto una condotta di gara intelligente, d’accordo per il 4-3-3 di partenza da opporre all’avversario, ma gli interpreti dovranno essere predisposti mentalmente ad una gara di sacrificio nella quale saranno chiamati anche a ridurre al minimo la loro percentuale di errore. Anche perché non tutte le ciambelle riescono con il buco, e sperare sempre nel fattore C non è detto che possa portare ad un risultato positivo.
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