l’Attacco ha intervistato l’avvocato Luigi Iosa, originario di Lucera ed animatore dell’iniziativa a sostegno del rilancio del calcio foggiano.
Che ruolo pensa di poter svolgere nel momento in cui la trattativa dovesse decollare?
Di facilitatore, sicuramente. Sono al lavoro per assemblare disponibilità concrete attor no al Foggia Calcio. La mia è una idea che parte da lontano, nell’ottica di promuovere soprattutto il territorio. Sto sondando la disponibilità di diversi soggetti forti economicamente per sviluppare un progetto che sia lungimirante a medio e lungo termine. Mi avvalgo del mio bagaglio personale di conoscenze, che sono diverse e diversificate, e che metto al servizio del Foggia convinto come sono che si possa venire fuori dall’impasse del momento.
Meglio però chiarire subito, a scanso di equivoci, che la proposta è ancora in itinere e tutta da strutturare...
Certo, siamo in una fase che definirei preliminare, e nella quale bisogna interfacciarsi innanzitutto con il Tribunale per condividerne l’eventuale percorso. Step successivo sarà una accurata due diligence, necessaria per confrontarsi con i numeri. I possibili investitori ci sono, altri ne arriveranno, si tratta di gente molto seria che ha bisogno di capire ambiti e contesto entro i quali dovrà muoversi e misurarsi. Siamo, come detto, in una fase embrionale, eppure qualcosa sembrerebbe già muoversi sottotraccia.
È nella condizione di anticipare il nome di qualche possibile investitore collegato al Master che avrebbe già dato la sua adesione?
Preferisco che per il momento restino nell’ombra, anche per evitare che attorno ai loro nomi si accendano le luci dei riflettori ed una sovraesposizione mediatica che è meglio evitare. A Foggia la pressione calcisticamente parlando è sempre forte, non a caso si dice che si vive di pane e pallone. Non vorrei dunque che qualche possibile investitore avverta troppo il peso della responsabilità e magari si defili. Dico solo che le aziende interessate riguardano il settore delle energie rinnovabili ed operano nel territorio di Capitanata, ma anche in Molise ed Abruzzo. Ma non escludo, non appena la mia idea farà breccia e creerà empatia, di coinvolgere soggetti del nord. Aggiungo però anche che il mecenatismo legato al territorio rappresenta la leva sulla quale personalmente punto molto, e per la quale sono intenzionato a spendermi in prima persona.
Si è ventilato anche del possibile coinvolgimento della famiglia Moratti. Solo semplici illazioni?
Escludo la loro presenza, almeno per il momento non c’è stata alcuna interlocuzione. Ma di agganci possibili ce ne sono diversi. Vediamo cosa succede a stretto giro... Cosa l’ha spinta a scendere in campo al fianco del Foggia? Sono un tifoso, e come tale seguo con apprensione le ultime vicende della mia squadra del cuore. Per la verità già in passato mi sono interessato al Foggia, provai a coinvolgere il mio amico Andrea Bulgarella, già presidente di Trapani e Lucchese e recente mente scomparso, a prendere informazioni e a provarci a rilevare il club. Ho insistito anche perché confidavo nel fatto che lui fosse grande amico di Zeman, e quindi potesse sentirsi in qualche modo coinvolto emotivamente. Quel tentativo non sortì effetti. Mi piace però ricordare che negli anni ‘90 fu proprio Bulgarella, allora al vertice del Trapani, a cedere Nicolò Sciacca al Foggia. Un illustre sconosciuto che ha contribuito a rendere celebre Zemanlandia.
Dalle colonne de Il Corriere dello Sport nei giorni scorsi lei ha parlato di garanzie sull’acquisto da parte degli investitori, e di aristocrazia ambientale. A cosa si riferiva più nello specifico?
Intendevo solo dire che servirebbe in questa fase rasserenare l’ambiente per consentire ai soggetti eventualmente interessati di avvicinarsi al Foggia con naturalezza. Poi però è chiaro che il rischio zero nessuno è in grado di assicurarlo... Il Foggia, com’è noto, è sotto amministrazione giudiziaria.
Tale condizione per voi rappresenta un vantaggio oppure no?
Il ruolo del professor Chionna ritengo sia fondamentale, soprattutto per comprendere appieno quale sia, al momento, lo stato dell’arte.
Si sta cercando di mettere in piedi una operazione articolata e al tempo stesso piuttosto complessa. Anche per questo il primo passo ufficiale è previsto non prima di gennaio?
Non vedo alternative, considerato anche che di mezzo ci sono le festività natalizie. Correre troppo può essere controproducente, ne sto approfittando per sondare altre piste e coagulare nuove forze, l’impressione che ne sto ricavando è che ci sia sempre grande interesse attorno ad un club che nel tempo non ha perso tutto il suo fascino.
Nella prima fase eviterete accuratamente di coinvolgere la proprietà. La ragione di questa scelta?
Ritengo sia superfluo in prima battuta e ancor prima di avanzare una proposta di acquisto, manifestare le nostre intenzioni a Canonico. Servirà, viceversa, dialogare con l’amministrazione giudiziaria affinché ci venga fornita una panoramica il più possibile esauriente. La trattativa da avviare con la proprietà rappresenterà solo il secondo step. Quando il progetto avrà basi solide e sarà strutturato, ci muoveremo di conseguenza.
L’Università di Foggia, che accoglierà il Master di II livello e che può dare il là all’operazione, è destinata prima o dopo a svolgerà una qualunque funzione?
Assolutamente no, nemmeno quella di garante. È avulsa completamente dal contesto.
Anche se prematuro, avete già individuato le figure che eventualmente si occuperanno del progetto squisitamente tecnico?
Credo che quello sia davvero l’ultimo dei problemi da affrontare. Anche se è chiaro che, a tempo debito, ci rivolgeremo a gente esperta e del mestiere che possa supportarci nel modo adeguato. Puntiamo sulla managerialità e sui professionisti del settore, mi sembra ovvio. Non lasceremo nulla al caso, ritengo che fra di noi ci sia chi può indirizzarci come il caso richiede.
Tornando ai futuri sviluppi dell’operazione: si parla di tempi medio-lunghi. Vi siete dati una possibile scadenza per l’eventuale acquisizione del club?
Stiamo parlando di tempi evidentemente non ristrettissimi. Credo non meno di sei mesi, diciamo che se la cosa attecchirà ci faremo trovare pronti per avviare il nuovo corso dall’inizio della prossima stagione agonistica. Abbiamo quindi davanti circa sei mesi di lavoro da affrontare con il massimo della determinazione.
La domanda, a questo punto, viene da sé: quale potrebbe essere la molla che oggi può spingere un imprenditore locale e non ad interessarsi del Foggia Calcio?
Di getto dico il territorio e le sue enormi risorse: questa è una terra ricca di storia e di potenzialità che purtroppo troppo spesso restano inespresse. Il calcio può essere il veicolo per promuoverne gli aspetti migliori, e non solo quelli deteriori come purtroppo troppo spesso capita. I presupposti ci sono tutti, bisogna adesso sforzarsi di rivolgere tutti gli sforzi in questa direzione.
Lo stato di salute del club vi è già noto, oppure ne siete completamente all’oscuro?
No, ed è per questo che seguiremo un per corso che dovrebbe consentirci in tempi anche piuttosto brevi di avere il quadro della situazione la più chiara possibile. Il Tribunale, in questo senso, ci sarà sicuramente di grande aiuto.
L’investimento in termini economici a quanto potrebbe ammontare? Qualche conticino avete cominciato a farvelo?
Servono un bel po’ di soldi, questo è chiaro. Ma si tratta di un aspetto che non mi spaventa più di tanto, perché chi deciderà di stare al nostro fianco sarà gente facoltosa, che sa bene che nel calcio deve essere pronta ad esporsi finanziariamente. È altrettanto chiaro, poi, che gli investimenti non saranno fini a sé stessi...
Il primo incontro con alcuni dei soggetti interessati cosa ha partorito di concreto?
La prima adunata ha dato esiti incoraggianti. Abbiamo cominciato a contarci, adesso dovremo necessariamente impegnarci a chiudere il cerchio il prima possibile. Sono ottimista per natura, e dunque penso positivo. Non voglio illudere nessuno, né creare facili aspettative. Prometto solo massimo impegno e disponibilità. Penso di essere nella condizione di toccare le corde giuste di chi può dare una mano concreta al Foggia.
L’intervista a Iosa: “Operativi da gennaio, vorremmo entro giugno essere nella condizione di chiudere il cerchio”
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