Fa ancora discutere il caso Vigna Nocelli. Nell’edizione di giovedì scorso, l’Attacco raccontò di trenta casi di tossinfezione alimentare che sarebbero stati causati dall’ingestione di ostriche avariate dopo un banchetto presso il relais 5 stelle situato tra Foggia e Lucera. Il tentativo di verificare quanto riportato da una fonte interna dovette fare i conti con il muro eretto dal dottor Angelo Castelluccio, direttore della Struttura Complessa del Servizio Veterinario di Igiene degli Alimenti di Origine Animale “Area B” della ASL Foggia, che ci liquidò in pochi secondi riferendo come non potesse dare alcuna informazione. L’articolo ha suscitato particolare clamore e ha trovato diverse conferme da parte di chi è rimasto direttamente coinvolto. Ieri, l’Attacco ha deciso di dare diritto di replica al gestore e proprietario del Grand Hotel Vigna Nocelli, nonché presidente della Camera di Commercio di Foggia, Pino Di Carlo – come già aveva provato a fare mercoledì scorso –, che ci ha tenuto a smentire categoricamente quanto riportato nell’articolo. L’imprenditore ha precisato come nell’ultimo periodo si stiano verificando numerosi casi di gastroenterite virale e che sarebbe stata questa la causa dei dolori intestinali avvertiti da alcuni ospiti del relais in agro di Lucera. Dopo una breve lezione di deontologia professionale, Di Carlo ha aggiunto, relativamente alle ispezioni dei NAS, come ci sarebbero state delle verifiche, che però non avrebbero portato a nulla. Tuttavia, quello che è emerso nella tarda mattinata di ieri racconta una realtà completamente diversa. Se la causa associata ad una partita di ostriche avariate regge ancora, per quanto le testimonianze giunte direttamente a l’Attacco – di cui leggerete più avanti –, avrebbero confermato come anche chi non abbia consumato pesce crudo si sarebbe sentito male, la nuova possibile causa potrebbe essere rintracciata nell’approvvigionamento idrico. Il Grand Hotel Vigna Nocelli, infatti, si servirebbe di acqua proveniente dal Consorzio di Bonifica, senza però possedere un impianto di potabilizzazione a norma. Inoltre, sembrerebbe non aver completato l’iter autorizzativo e sarebbe, quindi, sprovvisto della certificazione finale. Ad ogni modo, è acqua utilizzabile ad uso esclusivo di servizi di pulizia e per il verde.