Le dinamiche condominiali di Sciale degli Zingari non sono mai state del tutto lineari. E ancora non lo sono, a dirla tutta. Tuttavia la recente sentenza del Tribunale di Foggia, depositata il 15 aprile scorso, riporta al centro della scena il nodo che da anni divide i proprietari di immobili nel villaggio turistico della Riviera Sud di Manfredonia: chi ha davvero il potere di gestire le parti comuni? E quale organismo, quindi, può dirsi legittimato a prendere decisioni vincolanti per tutti? Quando, il 26 settembre 2022, l’Attacco portò alla luce la vicenda giudiziaria che ruotava attorno alla gestione del villaggio Sciale degli Zingari, la sensazione era quella di trovarsi davanti a una storia già sedimentata, attraverso anni di contenziosi, ricorsi, decreti ingiuntivi, assemblee contestate, amministratori nominati e poi rimessi in discussione. La Cassazione, poche settimane prima, aveva depositato la sentenza con un pronunciamento che sembrava chiudere almeno uno dei capitoli più intricati: quello della continuità tra l’associazione Pro Sciale e il Supercondominio, e della legittimazione dell’amministratore pro tempore – allora Nicola Ferrara – a rappresentare l’ente nelle cause pendenti. La Suprema Corte, infatti, aveva chiarito che non vi era stata alcuna successione a titolo particolare, ma solo un avvicendamento nella rappresentanza dello stesso soggetto. La sentenza della Corte di Cassazione affronta un passaggio cruciale: la riunione autoconvocata del 20 ottobre 2013 e la successiva decisione consiliare dell’1 novembre 2013, con cui un gruppo di proprietari nominò un nuovo amministratore e un nuovo consiglio, dando vita a un organismo denominato “gestione parti comuni”. Un atto che, nelle intenzioni dei promotori, avrebbe dovuto colmare il vuoto creatosi dopo le dimissioni dell’amministratore eletto nel 2012, e dopo il fallimento delle assemblee del 22 settembre e del 3 novembre 2013, entrambe andate deserte o senza quorum. Ferrara contestò la legittimità di quella autoconvocazione, sostenendo che essa si fosse sovrapposta al Supercondominio già esistente e ai suoi organi, violando le regole civilistiche e contrattuali. Il Tribunale, oggi, gli dà pienamente ragione ricostruendo con precisione il contesto.

La comunità scientifica italiana si è riunita ieri a Foggia, dove è stata folta la partecipazione, nell’aula magna di via Caggese dell’Università, scelta dal Ministero dell’Università e della Ricerca quale sede ufficiale dell’evento nazionale di presentazione dei bandi PRIN 2026 e PRIN 2026 Hybrid, tra i principali strumenti di finanziamento per la ricerca di base in Italia. La domanda rivolta da Unifg è stata accolta dal MUR, una designazione di assoluto rilievo che testimonia il consolidato rapporto di collaborazione istituzionale tra l’Ateneo foggiano e il Ministero, nonché il crescente riconoscimento del ruolo strategico dell’Università di Foggia quale polo di eccellenza nella promozione e nello sviluppo della ricerca scientifica. Il programma ha visto la partecipazione di autorevoli rappresentanti delle istituzioni e del sistema di valutazione della ricerca, tra cui il presidente dell’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca) Antonio Felice Uricchio e dirigenti e funzionari del MUR direttamente coinvolti nella definizione e gestione dei bandi PRIN. Di “impegno condiviso verso una ricerca sempre più solida e capace di incidere” ha parlato il rettore Lorenzo Lo Muzio. Il bando per i progetti di rilevante interesse nazionale (PRIN) da circa 260 milioni, emanato con un decreto dal MUR, avvia di fatto il nuovo Piano per la ricerca voluto dalla ministra Anna Maria Bernini per l’utilizzo del fondo da 1,2 miliardi istituito con la legge di bilancio 2025. 

Ancora una volta, si torna a parlare di un abuso in zona Parco. Il 1° maggio scorso, a seguito di un’attività di controllo del territorio, il Nucleo Carabinieri Parco di San Nicandro Garganico ha rilevato in località “Portone Perrone”, agro del Comune garganico, la realizzazione di un piazzale così di seguito riportato: superficie di terreno recintata, realizzata con muretto in pietra, rete elettrosaldata e pali in ferro, esecuzione all’interno di un’area adibita a parcheggio di autoveicoli con apposizione di materiale stabilizzante e consequenziale modifica dell’originario piano di campagna; apposizione/installazione di nr. 4 pali dotati di fari a LED per l’illuminazione con base/gabbia in cemento. I lavori realizzati hanno interessato una superficie complessiva di mq 2.491,7 circa. Da verifiche esperite attraverso la banca dati della Provincia di Foggia – Settore Assetto del Territorio, si è accertato che la zona in questione è ricompresa nel perimetro del Parco Nazionale del Gargano zona II ed è sottoposta a vincolo paesaggistico e idrogeologico. In ordine a quanto rilevato e per la definizione dell’attività di accertamento in itinere, i Carabinieri hanno chiesto all’Ufficio Tecnico del Comune: certificato di destinazione urbanistica con attestazione del regime vincolistico; di conoscere il regime autorizzativo dell’opera realizzata (PDC, SCIA in alternativa al PDC, autorizzazione paesaggistica, autorizzazione del Parco Nazionale del Gargano); se vi siano eventuali istanze presentate in merito ai lavori realizzati. Il primo ad informare i cittadini sull’abuso è stato Antonio Berardi, consigliere di opposizione del Comune di San Nicandro Garganico, che in un video social ha tuonato: “È successo un fatto gravissimo – ha detto mostrando il verbale dei Carabinieri –. È un suolo sottoposto a vincolo idrogeologico e paesaggistico, non hanno chiesto autorizzazioni a nessuno per fare questi lavori, né tantomeno per portare i camion della spazzatura”. Ha poi puntato il dito: “Vogliamo le dimissioni del Sindaco e dell’assessore al ramo – Mario D’Ambrosio –. È impensabile che nessuno sapesse. Il palazzo di vetro, come lo chiamano loro, è diventato un bunker, dove con gli amici fanno i propri affarucci. Sono delle situazioni incresciose, dalle quali i cittadini vengono messi da parte, non venendo aggiornati sulla vita amministrativa. Vergognatevi”.

Ieri, l’Attacco ha dato notizia di trenta casi di tossinfezione alimentare causati dall’ingestione di ostriche avariate dopo un banchetto a base di pesce crudo presso il Grand Hotel Vigna Nocelli. Nella stessa giornata di ieri, sono arrivate ulteriori conferme e precisazioni su quanto accaduto la scorsa settimana al relais 5 stelle situato tra Foggia e Lucera. Dopo i tentativi di mercoledì scorso, l’Attacco è riuscito a raggiungere telefonicamente il gestore e proprietario della struttura, Pino Di Carlo. Che ha precisato come nell’ultimo periodo si stiano registrando numerosi casi di gastroenterite virale, affatto riconducibili all’ingestione di pesce crudo. “Solo oggi (ieri, ndr), ho incontrato quattro persone che mi hanno detto di aver avuto dolori gastrointestinali, senza neppure passare con l’auto da Vigna Nocelli – ha asserito –. È chiaro come possa esserci un contagio se c’è un infetto ad un matrimonio. L’altra sera, ho cenato in una pizzeria di Foggia, eravamo in dieci, due sono stati male e gli altri otto sono stati bene, eppure abbiamo mangiato tutti le stesse cose, quindi è colpa della pizzeria o del virus? Stamattina (ieri, ndr), al Pronto Soccorso di Lucera c’erano venti ragazzi con dolori intestinali. Secondo loro, è stata la mensa universitaria ad intossicarli. Ma lì è tutto super controllato, si sono semplicemente infettati l’uno con l’altro”. Il presidente della Camera di Commercio di Foggia ha poi evidenziato i rischi dietro la pubblicazione dell’articolo: “A Vigna Nocelli ci sono cinquanta persone che lavorano. Così mettete a repentaglio il lavoro delle persone. Dietro a queste notizie ci sono famiglie che lavorano, ci sono sacrifici, bisogna quindi stare attenti”. “Ve lo dico ufficialmente. A Vigna Nocelli non c’è stata nessuna intossicazione. C’è invece un virus intestinale molto violento”, ha replicato. “Ci sono stati alcuni ospiti che ci hanno telefonato per lamentare il fatto che si fossero sentiti male, ma ripeto, non c’entra nulla l’alimentazione”, spiega. Alla domanda se fossero state eseguite ispezioni da parte dei NAS, risponde: “Non confermo né smentisco”. Ma aggiunge: “Ci sono state delle verifiche, che però non hanno portato a nulla”.



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