Nicola Marino non ha fatto rumore. Il guardiano di 59 anni che, nel primo pomeriggio del 22 aprile scorso, è volato da un ponteggio di sette metri sul suolo di una segheria di marmo ad Apricena, riportando fratture craniche letali, “è finito vergognosamente presto nel dimenticatoio. Si tratta dell’ennesima morte bianca considerata in Italia di serie B. Un aspetto questo sempre più evidente e socialmente sconcertante” dichiara a l’Attacco l’avvocato foggiano Cosimo Damiano Cirulli che, insieme ai colleghi Maurizio Iocola ed Enrico Rando, difende i familiari della vittima nella fase delle indagini attuate dai Carabinieri, coordinati dalla Procura della Repubblica di Foggia. “Dopo la tomografia assiale attuata sul defunto, il 20 maggio scorso, anche su nostra sollecitazione, il PM Vincenzo Maria Bafundi ha disposto l’esame autoptico, condotto dalla dottoressa Stefania De Simone dell’istituto di medicina legale di Foggia. La necroscopia sarà dirimente sul caso, perché chiarirà la dinamica del decesso, che nasce in circostanze non chiare. Il signor Marino era impiegato nell’azienda di Apricena come guardiano, attraverso un contratto di misura alternativa alla detenzione che stava finendo di scontare dal 2023. Ma in quel momento il lavoratore si trovava su un ponteggio, ragion per cui molto probabilmente il suo impegno era stato esteso a quello del factotum” spiega il legale Cirulli. Tra le carte documentali vi sono anche i nomi di Michele Palma e Fabio Palma, responsabili dell’impresa di lavorazione del marmo sita sulla Strada Statale 89 Garganica, alla periferia di Apricena, “che sono stati logicamente iscritti nel registro degli indagati - spiega il legale - di questo caso. E sulle accuse che verranno mosse nei loro confronti sarà decisivo l’esito dell’esame autoptico, che avverrà entro 90 giorni dal 20 maggio, giorno in cui è stato effettuato. L’ipotesi penalmente accusatoria più verosimile sarebbe quella di omicidio colposo, salvo che si accerti la dolosità dell’accaduto”.
Quella di Nicola Marino è una delle storie ai margini della società. La misura lavorativa che poi gli si è rivelata fatale era legata ad una pena successiva ad una serie di reati minori precedentemente commessi come furto di cavi e di energia elettrica. Tra questi, il più evidente era avvenuto nel 2019 con l’asportazione di 100 metri di cavi ferroviari, sulla linea San Severo-Apricena. Una pratica illegale comune in famiglia, visto che nel 2013, i Carabinieri arrestavano l’allora fratello 51enne della vittima, Tonino Marino, sorpreso mentre rubava dei binari di un treno nella vecchia stazione di Apricena.
Oggi Tonino Marino, insieme ad altri due fratelli e due sorelle di Nicola, sono tutelati nelle indagini dagli avvocati dello studio Rando di Foggia, “tranne la sua ex moglie, che gode di un’altra procura, da cui Nicola Marino si era separato, tanto da vivere nello stesso ambiente lavorativo in cui stava espiando la sua pena, in scadenza tra un anno e mezzo” rivela Cosimo Damiano Cirulli.
Il legale arricchisce di elementi sociali la vicenda che ad Apricena, secondo una fonte anonima de l’Attacco, sarebbe passata sotto silenzio: “La Cgil locale non si è degnata di ricordare il Primo maggio questa morte bianca. Tutto questo è sconcertante…”. Ma la Confederazione dei lavoratori, attraverso il segretario generale della Fillea di Foggia e vice presidente del Formedil provinciale Savino Tango, ha evidenziato come “la provincia di Foggia continua a confrontarsi con la persistente e dolorosa realtà degli infortuni sul lavoro anche nel corso del 2025. Su quello accaduto ad Apricena gli inquirenti devono fare piena luce sul rispetto delle norme contrattuali e di sicurezza. Tutto questo a pochi giorni dalla Giornata dedicata alla sicurezza sul lavoro che si celebra il 28 aprile”.
Tango sottolinea anche che “già nei primi mesi del 2025, i media locali hanno documentato una serie di incidenti sul lavoro che destano seria preoccupazione. Dai settori tradizionalmente a rischio come l’agricoltura e l’edilizia, fino ad arrivare a comparti come l’industria e i servizi, si sono verificati infortuni di varia gravità, alcuni dei quali con esiti tragici. Questi episodi, purtroppo, alimentano la preoccupazione per la sicurezza dei lavoratori nella provincia”.
Intervenuto sul caso-Marino anche il movimento civico del già candidato Sindaco Alfonso Zuccarino con un comunicato: “Perdere la vita a lavoro addolora tutti. Esprimiamo il nostro più sincero cordoglio alla famiglia di Nicola Marino, vittima di un tragico incidente. Solo la legalità e la prevenzione consentono di garantire un luogo di lavoro sicuro. L’auspicio è che una tragedia simile non si ripeta e chiunque dal luogo di lavoro possa sempre ritornare a casa propria per goderne i frutti in famiglia”.
Nicola Marino, originario di Carlantino ma da tempo residente ad Apricena, che lascia un figlio maggiorenne, è una delle vittime “bianche” che l’occupazione in Italia vede purtroppo in aumento. Nel primo trimestre del 2025 sono stati infatti denunciati all’Inps 205 decessi sul lavoro, con un incremento dell’8,37% rispetto allo stesso periodo del 2024.
“Senza poter contare su un testimone dell’accaduto, visto che un collega di lavoro della vittima è giunto sul posto cinque minuti dopo del decesso dove ha vanamente tentato di prestare soccorso, questa tragedia è attualmente avvolta in circostanze nebulose - commenta il legale Cirulli -. Ora attendiamo l’esito della perizia completa, contando che possa fornire chiarimenti essenziali sulle cause del decesso”.
Dopo la scomparsa di Nicola Marino, che il signor Luciano Perilli su Facebook ricorda come un “grande uomo, uno zio che in tanti desideravano”, si è tenuta una riunione urgente alla Prefettura di Foggia. Al summit il tema dei decessi sul lavoro. Dal cantiere di Apricena agli scomparsi “bianchi” sui trattori, che spesso vengono derubricati ad incidenti stradali, ma avvengono mentre i coltivatori sono nei campi a lavorare. Al tavolo convocato dal Prefetto foggiano Giovanni Grieco, hanno preso parte rappresentanti di Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Polizia locale, organizzazioni sindacali, e delegati dell’associazione nazionale costruttori edili di Confindustria, dell’ufficio scolastico territoriale ed ancora di Inail e Inps.
“Il problema delle morti sui luoghi di lavoro rappresenta un’emergenza, ma devo constatare che è una cosa che dura da molto e non si vedono grossi segnali di cambiamento. Quindi quello che abbiamo fatto è uno di quei momenti in cui facciamo il punto della situazione con tutti gli enti preposti” ha spiegato il prefetto Grieco, il quale ha poi aggiunto: “Cerchiamo di dare nuovo impulso al mondo dell’imprenditoria per quanto riguarda la tutela dei lavoratori sui luoghi di lavoro. Noi lavoreremo anche sul fronte delle istituzioni perché devono spiegare e formare gli imprenditori, soprattutto piccoli - perché i grandi sono ben consapevoli di quello che devono fare - sensibilizzando gli operatori anche a sanzionare, perché se non c’è la minaccia delle sanzioni, non sempre poi tante cose si fanno”.
(Alessandro Salvatore - l’Attacco)
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