E’ in piena campagna elettorale per le regionali, che coinvolgono anche le Marche, che la presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni ieri l’altro ha annunciato, proprio in visita ad Ancona, l’imminente approvazione in Cdm dell’allargamento della ZES (Zona economica speciale) anche a Marche ed Umbria. Ma lo strumento era stato pensato per ridurre il gravissimo divario del Sud rispetto al resto del Paese, attirando investimenti in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia, Sardegna. Le ZES furono istituite nel 2017 per favorire lo sviluppo delle imprese presenti e l'insediamento di nuove attività nelle regioni del Mezzogiorno, tramite semplificazioni degli adempimenti amministrativi e burocratici, agevolazioni fiscali e doganali. Ci vollero diversi anni per renderle operative. Prima erano divise in 8 macroaree, mentre dal 1° gennaio 2024 con il decreto Sud fu istituita una Zona Economica Speciale unica per il Mezzogiorno con l'obiettivo di favorire una programmazione maggiormente integrata e coordinata ma, allo stesso tempo, conservare le specificità dei territori coinvolti. Se già quella decisione di centralizzare la gestione della ZES unica, voluta dall’ex ministro Raffaele Fitto, provocò parecchie perplessità - specie negli ambienti di opposizione, ma anche organizzazioni di categoria e mondo imprenditoriale lamentarono un rallentamento dell’iter – ora, con l’estensione a due regioni che hanno un tessuto produttivo imparagonabile a quello del Sud, il timore è che si finisca per vanificare l’efficacia dello strumento. “La ZES era nata con un obiettivo preciso: riequilibrare le profonde diseguaglianze tra Nord e Sud, attrarre investimenti, creare lavoro, rilanciare le aree svantaggiate del Mezzogiorno. Era una misura straordinaria pensata per colmare un divario strutturale che dura da decenni”, sottolinea a l’Attacco l’europarlamentare M5S Mario Furore.
“Oggi invece assistiamo all’ennesima forzatura, con l’allargamento a territori che, per quanto meritevoli di attenzione, non vivono certo le stesse condizioni economiche, infrastrutturali e sociali del Sud. Allargare a Umbria e Marche, come se nulla fosse, significa svuotare la ZES della sua natura: un contenitore senza più priorità, senza più direzione, che rischia di diventare solo una vetrina per distribuire incentivi a pioggia, senza incidere davvero dove c’è più bisogno. È una scelta politica miope, che cancella con un colpo di spugna anni di battaglie per la giustizia territoriale. Il Sud non ha bisogno di bonus una tantum: ha bisogno di una strategia. E questa decisione va esattamente nella direzione opposta”, conclude il contiano.
“E’ una ulteriore mazzata per la nostra terra e per le nostre possibilità di sviluppo”, afferma a l’Attacco il consigliere regionale lucerino Antonio Tutolo (gruppo civico Per la Puglia), ex sindaco e in corsa per un secondo mandato a Bari. “Quello che mi preoccupa di più è che non c’è un piano di sviluppo per la nostra provincia e per il Sud. Siamo lasciati al nostro destino, chi è deputato a intervenire se ne frega”.
Critico, da Torremaggiore, anche l’assessore Pd Enzo Quaranta, anch’egli candidato per le regionali d’autunno: “La premessa è che finora la ZES, a mio avviso, non sta portando i benefici sperati. Le ragioni sono molteplici, partendo dal fatto che non è estesa a tutti ma solo ad alcune categorie merceologiche. Inoltre, in tema di crediti d’imposta sugli investimenti, questo provvedimento segue quelli emanati post Covid con percentuali di sgravio più importanti. I risultati sono molto parziali. Se si leggono i dati della Camera di commercio di Foggia si capisce come le imprese che hanno avuto accesso alla ZES si contino sulle dita di una mano”.
“La ZES”, continua Quaranta parlando a l’Attacco, “nasceva come motore di sviluppo del Sud e le regioni indicate erano esclusivamente quelle meridionali, in aggiunta alle quali c’era l’Abruzzo. Aggiungere ora Umbria e Marche potrebbe annacquare ancora di più il provvedimento e, comunque, va contro la finalità iniziale che era rilanciare lo sviluppo industriale nelle aree meridionali. Io credo che questo strumento dovrebbe essere rivisto, reso di più facile accesso, se si vuole che sia davvero efficace. Andrebbe ampliata non solo rispetto alle categorie merceologiche ma anche andando oltre il credito d’imposta, con la possibilità di esentare dal versamento contributivo chi assume personale. Per le imprese il problema principale è il costo del personale. Oppure si dovrebbe intervenire sull’accesso al credito, che rappresenta l’altra criticità”.
A difendere il governo ci pensa il deputato di Fratelli d’Italia Giandonato La Salandra. “L’allargamento della ZES unica anche ad altre aree del Paese mi sembra evidente, anche dalle parole della presidente Giorgia Meloni, che abbia come chiaro obiettivo quello di determinare una condizione di uniformità dello sviluppo del Paese”, commenta il foggiano a l’Attacco. “Gli effetti positivi determinatisi per il Mezzogiorno, il cui Pil ha superato quello del Nord, possono e devono estendersi anche a quella che viene definita “dorsale adriatica”. La politica ha il dovere di creare opportunità di sviluppo stabili, ed è cieco chi negli anni non ha ravvisato difformità tra l’Adriatico ed il Tirreno. A questo si aggiunga che esistono regioni che hanno bisogno di misure come la ZES”.
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