Il tema della rigenerazione del “fronte mare” di Manfredonia è al centro di un acceso dibattito che da settimane anima la città. Le posizioni si sono delineate fra chi difende un progetto di sostenibilità e rigenerazione pubblica, e chi denuncia il rischio di un’ulteriore cementificazione e marginalizzazione della mobilità sostenibile. Come conciliare sviluppo economico, tutela ambientale, patrimonio pubblico e qualità della vita? Come evitare i rischi della speculazione edilizia, dando invece vita a rigenerazioni urbane sostenibili, partecipate, capaci di ridare dignità al territorio e nuovi slanci alle comunità? Il primo attore nel dibattito è il comitato “Ferrovia da Salvare”, che ha espresso un netto dissenso verso quelle che definisce “mega cementificazioni” che minaccerebbero di soffocare le reali potenzialità di turismo e mobilità sostenibile a Manfredonia. Secondo il comitato, la narrazione comunicativa — come la frase ‘vogliamo ricucire la città con il mare’ — sarebbe solo uno slogan costruito a tavolino, lontano dalla realtà urbanistica e sociale della città. Manfredonia, già sviluppata per la maggior parte lungo il mare, secondo il comitato necessita di interventi mirati e sostenibili, di riqualificazione estetica e funzionale senza aggiungere ulteriore edificato che potrebbe diventare controproducente. Il comitato ha lanciato dunque un chiaro monito: “Manfredonia merita una visione strategica sui trasporti e sulla mobilità che questa amministrazione sembra non avere”, e denunciato una politica locale che ripete “gli errori del passato”, sacrificando il bene collettivo per interessi settoriali e “di pochi”. Perciò, lo sviluppo della zona costiera deve passare attraverso interventi pubblici, servizi condivisi, aree di socialità e rilancio funzionale, senza ripetere un modello edilizio vecchio e nocivo. Accanto alla posizione critica del comitato, si è alzata una folta schiera di interventi che, pur condividendo molte preoccupazioni, invitano a un dialogo più aperto e partecipato, auspicando una rigenerazione urbana “moderna” e inclusiva. Tra questi, spicca la voce di Massimo Ciuffreda, ex consigliere comunale del Partito Democratico, che invita a vedere nell’intervento sul fronte mare un’occasione concreta per “ridare alla città una connessione reale e duratura con il mare”. Ribadisce, però, che un buon progetto non può limitarsi a essere un semplice “corridoio edilizio” o un quartiere residenziale. La sua visione è di un’area vivibile, dotata di ampi spazi pubblici, piazze pedonali, piste ciclopedonali, aree verdi attrezzate e strutture per la socialità integrata fra residenti e turisti. Considera fondamentale un processo partecipativo che coinvolga la comunità, gli operatori, i tecnici e gli amministratori in un percorso trasparente e costruttivo, che consenta di progettare una rigenerazione integrata lungo tutta la costa - dal tratto di Acqua di Cristo fino a La Conchiglia - collegando porto, servizi, mobilità dolce e centro cittadino.
Al sostegno di questa visione si sono affiancate altre personalità pubbliche e di società civile, come Michelangelo Basta, anche lui una volta consigliere comunale ma di centrodestra, che richiama l’esigenza di superare i colori politici e unire le forze contro il rischio di una speculazione edilizia che potrebbe deturpare il territorio. L’ex candidato Sindaco del MoVimento 5 Stelle Raffaele Fatone, che di professione è ingegnere, esorta a lavorare con coerenza e nel pieno rispetto dei vincoli paesaggistici imposti dal PPTR - Piano Paesaggistico Territoriale Regionale, fortemente limitanti la costruzione edilizia in quelle zone.
Uno dei contributi più netti arriva dall’ex assessore all’Urbanistica Angelo Salvemini, che sostiene una posizione molto chiara: nel fronte mare non dovrebbe essere prevista alcuna edilizia privata. Solo strutture ricettive di piccola scala e non più alte di un piano potrebbero avere senso. A suo avviso, qualsiasi altro scenario porterebbe inevitabilmente a una lottizzazione a danno dell’accesso libero al mare e alla qualità della vita dei cittadini, consegnando il lungomare a pochi privilegiati a scapito della collettività.
Nel dibattito partecipato c’è anche la voce del pentastellato Gianluca Iaconeta che sottolinea la necessità imprescindibile della democrazia partecipata. Per Iaconeta, è tempo di dire addio alla “politica autoritaria” che decide da sola le sorti della città, senza ascoltare il popolo. Il caso del fronte mare è emblematico: importanti scelte urbanistiche devono essere frutto di confronto aperto e condiviso, perché sono parti integranti dell’identità cittadina e del futuro stesso di Manfredonia.
Nel mezzo della querelle pubblica è intervenuto direttamente Giovanni Mansueto, assessore alla Rigenerazione e Pianificazione Urbana, con un intervento destinato a fare chiarezza sulle scelte amministrative e su diversi punti controversi sollevati dal Comitato “Ferrovia da Salvare” e da altre voci critiche. Mansueto smentisce in modo categorico le accuse di “mega cementificazione” e “grattacieli” nel fronte mare di Siponto. L’assessore ha illustrato la situazione normativa: il Piano Regolatore Generale vigente destina l’area a servizi pubblici e privati di uso pubblico, attrezzature turistiche (alberghi, motel), uffici e, in modo del tutto marginale, abitazioni.
Dal 2015 si applica inoltre il Piano Paesaggistico Territoriale Regionale (PPTR), che impone vincoli ambientali che rendono molto complessa e residuale la possibilità di nuove costruzioni volumetriche in questa area, con limiti rigidi sull’altezza e la disposizione degli edifici. In linea con questa normativa, la Giunta comunale ha approvato recentemente un atto di indirizzo con il quale ha dato mandato di adeguare il PRG al PPTR, sottolineando l’importanza di rigenerare l’area degradate in una prospettiva di forte connessione urbana e territoriale: un ponte “tra la città e il mare”, con servizi turistici moderni, spazi pubblici di qualità, parchi urbani, e un potenziamento della viabilità pedonale e carrabile. Il piano, dunque, intende promuovere un modello di rigenerazione urbana che sia sì ambizioso, ma rispettoso della natura, della storia e dei limiti imposti dal contesto ambientale.
Mansueto ha ribadito come il processo sarà necessariamente accompagnato da una fase partecipativa, aperta a tutti i cittadini, associazioni e operatori economici. Solo attraverso la condivisione sarà possibile definire un progetto che risponda davvero ai bisogni e alle aspettative della collettività, senza commettere errori nel segno di speculative o interessi ristretti.
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