Ipotesi di acquisizione di Lumiwings, Bono: “Bella idea in sé ma è un investimento ad altissimo rischio”

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“Lumiwings nacque come compagnia aerea di charter, cioè affittava l'aereo a chi lo chiedesse. Non facevano voli di linea”, ricorda a l’Attacco Stefano Bono, ex pilota Alitalia, tuttora molto attento al settore aeronautico. “Negli scorsi anni, come presidente del comitato Daunia Vola, chiamai Chiara Rebughini, direttrice commerciale di Lumiwings, chiedendo se volesse impiegare gli allora due aerei della compagnia a Foggia. Rispose che non se ne parlava proprio e che al massimo loro effettuavano charter. Dopo pochi mesi la vidi, nel 2022, nella conferenza stampa organizzata da Regione e AdP spa per annunciare che avevano vinto la gara per il Gino Lisa: lei disse che Foggia era una destinazione interessante. Feci un salto sulla sedia e mi chiesi cosa fosse cambiato in sei mesi. Gestire una compagnia aerea è uno degli investimenti più ad alto rischio che possano fare”, sottolinea Bono. “Non è solo una questione economica, non è solo il denaro a fare la differenza. E’ un’impresa davvero complicatissima, specie se non si è addetti ai lavori. Sono fallite esperienze di ogni genere nel mondo delle compagnie aeree. Mi auguro che gli imprenditori eventualmente interessati a valutare l'acquisizione di Lumiwings abbiano capito di che cosa si tratta e che non basino i propri ragionamenti solo sull'idea del contributo regionale. L'operazione in sé è molto bella ed interessante, perché se si realizzasse coinvolgerebbe persone del posto. Ma gestire una compagnia aerea vuol dire comprare aeroplani, sostenere anche i costi di manutenzione e del carburante, pensare alle linee. Serve una struttura tecnica e di manutenzione in loco, bisogna fare i conti con la pista tuttora corta, etc. Lumiwings ha avuto in passato tre Boeing mentre oggi ha soltanto un aereo di 15 anni di età. Che compagnia è quella che ha un solo aereo?”.

“Eventuali investitori interessati a rilevare l'impresa non solo devono mettere mano al portafogli in maniera molto seria ma anche comprendere che si tratta di un'operazione complicatissima. Sarebbe davvero notevole se questo ragionamento si tramutasse in realtà, visto che ad oggi il 96% degli imprenditori di Capitanata vive di rendita e non di profitto. Ci sono, qui, quattro grandi categorie di economia di rendita: l'agricoltura, l'edilizia, i rifiuti e le energie rinnovabili. Abbiamo, cioè, una classe imprenditoriale molto poco avvezza all'investimento e questa sarebbe un'operazione di investimento, che può andar bene oppure può andare male. Non si può pensare di campare con il contributo regionale, che prima o poi finirà. In quel caso meglio non avviarsi proprio. Insomma, un'operazione di questo tipo può essere un bagno di sangue, come avvenuto per altre compagnie aeree”, prosegue Stefano Bono.

“Questi imprenditori dovrebbero circondarsi di persone di altissimo livello, che non credo verrebbero però a Foggia. E c’è da ricordare la concorrenza spietata da parte delle low cost, non a caso Rebughini disse in quella conferenza stampa “noi non siamo una low cost”. E vanno analizzati per bene i numeri. L’aeroporto di Foggia credo valga 70.000 passeggeri l'anno. Io dissi sin da subito che quella di Lumiwings sarebbe stata una parentesi, cioè che non avrebbe potuto durare perché si tratta di una esperienza fragilissima, per quanto sostenuta dal contributo regionale. Il territorio, inoltre, deve crescere per poter alimentare il traffico aereo, che va distinto tra turismo degli affari, cioè business, e quello leasure. Chi avesse, eventualmente, l’intenzione di investire tanti soldi, dovrebbe prendersi sulle spalle anche la promozione del territorio, perché servono ragioni per venire a Foggia che vadano oltre il mare garganico e l’estate. Quanto alla rotta estera oggi esistente, io anziché Monaco di Baviera avrei scelto Francoforte perché è un hub internazionale, al pari di Dubai”, conclude Bono.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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