Monti Dauni, tra dissesto idrogeologico e Sud invisibile: non è emergenza, è il risultato di scelte politiche

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"Le immagini che arrivano in queste ore dai Monti Dauni - frane, smottamenti, strade interrotte, comunità isolate -non raccontano un evento straordinario. Raccontano una condizione strutturale. Un territorio fragile, esposto da anni al dissesto idrogeologico, che continua a pagare il prezzo della mancata prevenzione, della scarsa manutenzione e dell’assenza di interventi strutturali" - dicono Antonio De Sabato, Antonello Di Paola e Antonio Mancini del gruppo consiliare Progetto Concittadino e del Gruppo Misto di Foggia -. "Non siamo davanti a una fatalità. Siamo davanti a una responsabilità. I dati, infatti, raccontano di una crisi nota da anni: In Puglia circa il 90% dei comuni è a rischio idrogeologico e nella provincia di Foggia il dato raggiunge il 95%; negli ultimi 10 anni frane e alluvioni hanno causato oltre 19 miliardi di danni e ci sono poco più di 3 miliardi coperti dallo Stato. Una crisi che non nasce oggi, ma che si ripete da anni con frane su arterie già monitorate e poi chiuse, alluvioni con progetti mai realizzati, infrastrutture interrotte da dissesti prevedibili e dunque un isolamento ricorrente dei Monti Dauni. Il caso di Petacciato - una frana attiva da oltre un secolo - è il simbolo più evidente di un problema noto e mai risolto. A questo quadro si aggiungono scelte precise, ovvero circa 1 miliardo in meno per la messa in sicurezza del territorio, -285 milioni nel 2025, -280 milioni nel 2026 e risorse rinviate nel tempo. Ma meno prevenzione oggi significa più emergenze domani. Nelle stesse ore si è svolto al Ministero delle Infrastrutture, convocato dal ministro Matteo Salvini, un tavolo operativo sulle criticità causate dal maltempo. Dal confronto è emerso ottimismo sulla riapertura in tempi brevi dell’autostrada A14 tra Vasto Sud e Poggio Imperiale, della SS16 e della SS709 e della linea ferroviaria adriatica. Sono stati inoltre annunciati interventi immediati e un sopralluogo ministeriale.

Tuttavia, appare difficile non rilevare una contraddizione evidente. È davvero credibile che fenomeni complessi, che per anni sono stati ignorati o sottovalutati, possano essere risolti in pochi giorni con interventi emergenziali? Il rischio è quello di trovarsi davanti a soluzioni tampone, a “rappezzi”, senza affrontare fino in fondo le cause strutturali del dissesto. Colpisce inoltre il contrasto tra la rapidità degli annunci e la lentezza con cui vengono affrontati i veri nodi infrastrutturali del Paese.   Lo stesso ministro che continua a sostenere opere come il Ponte sullo Stretto, mentre la rete ferroviaria del Sud presenta criticità evidenti, mentre manca una vera linea ad alta velocità lungo la dorsale adriatica e mentre interi territori restano esposti al dissesto idrogeologico. Intervenire senza una verifica complessiva di fenomeni come quello di Petacciato rischia di trasformare la politica in una sequenza di interventi spot, senza visione.

Il Sud non ha bisogno di annunci, bensì di infrastrutture solide e di una strategia seria di messa in sicurezza del territorio.   A tutto questo si aggiunge un dato politico e culturale altrettanto grave: il silenzio. Le principali testate nazionali hanno dedicato uno spazio marginale a quanto sta accadendo tra Molise, Capitanata e Monti Dauni. Per informarsi è stato necessario cercare tra fonti locali, cronache territoriali, testimonianze dirette. Se fosse accaduto altrove, il racconto sarebbe stato diverso. Non è vittimismo, è una questione di equilibrio dell’informazione. Perché quando un territorio non viene raccontato, diventa più facile ignorarlo anche nelle scelte politiche. E così il Sud diventa invisibile due volte, nei fatti e nel racconto.  

E allora la domanda resta: Dov’è il Governo? Dove sono i nostri rappresentanti a Roma? Chi ha responsabilità di governo deve assumere questo tema come priorità nazionale. Chi rappresenta questi territori in Parlamento deve pretendere risposte, non limitarsi al silenzio. Ci saremmo aspettati presenza, attenzione, assunzione di responsabilità. Ma anche e soprattutto un segnale concreto: una visita del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in quel Sud a cui spesso si dice di voler restituire centralità. Perché la centralità si dimostra nei fatti.   Continuare a parlare di emergenza significa non voler affrontare il problema. Noi non ci stiamo. Siamo stanchi di vivere e raccontare emergenze che emergenze non sono, di rincorrere problemi noti da anni. E soprattutto siamo stanchi di vedere territori isolati ogni volta che piove. La verità è semplice: non è il maltempo che isola i Monti Dauni, è l’assenza di scelte. E quando a questa assenza si aggiunge il silenzio, il rischio più grande è uno solo: abituarsi all’idea che esistano territori che contano meno. Noi questo non lo accetteremo".

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testatina dillo al direttore WEB

 

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