Manfredonia, l’AdSP rassicura: “Lavori PNRR sul porto al 50%, finiremo entro giugno”. Resta scontro con ASI

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Si riuscirà a Manfredonia a rispettare la scadenza ormai imminente del PNRR, ovvero giugno, per la parte dei lavori di rifunzionalizzazione del Bacino Alti fondali finanziati per 40 milioni di euro nell’ambito dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza? E’ l’interrogativo che circola da diversi mesi, nel Golfo e in Capitanata. Ora giugno è dietro l’angolo, i lavori sono stati accelerati e c’è ottimismo in seno all’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico meridionale, ente appaltante. “Confidiamo che questo segmenti di lavori possano concludersi entro il 30 giugno prossimo. Abbiamo una interlocuzione costante col Ministero delle infrastrutture, nello specifico con l’Unità di missione del PNRR, soggetti ai quali abbiamo già proposto una lottizzazione dei lavori e ci è stato un avallo da parte loro”, ha affermato a l’Attacco Francesco Di Leverano, che da poche settimane è il nuovo segretario generale dell’AdSP MAM.

La restante parte dei 121 milioni di euro totali, dunque 81 milioni di euro, è invece costituita da fondi del Piano nazionale complementare. Il termine finale che si intende raggiungere è dicembre 2027. Ma qual è ad oggi la percentuale di avanzamento dei lavori per la parte relativa ai fondi PNRR? “Siamo ad un buon 50%, non ancora contabilizzato ma di fatto realmente eseguito”, ha precisato Di Leverano.

Manfredonia attende però anche altro, vale a dire il traffico passeggeri. Bari è stata trasformata sul piano turistico anche grazie al traffico crocieristico sempre più intenso. Anche nella giornata odierna diverse navi da crociera in porto e tanti turisti in giro per le vie del centro e per Bari vecchia. La città si domanda da tempo se esista la concreta possibilità di rivedere piccole navi da crociera nel porto di Manfredonia, come avvenuto diversi anni fa, anche alla luce della stazione marittima realizzata dall’AdSP MAM nel porto commerciale e destinata ad accogliere i crocieristi. “Sì. Per poterci riuscire serve infrastrutturazione. Non voglio spoilerare ancora nulla, ma nel piano regolatore portuale di Manfredonia che stiamo adottando – e che non è mai esistito finora - stiamo prevedendo tale possibilità, affinchè anche questo segmento di traffico possa essere ospitato all’interno del porto commerciale”, la risposta del segretario generale dell’ente portuale barese.

Il Bacino Alti fondali, con le sue aree retroportuali, è stato negli ultimi mesi al centro del clamoroso scontro istituzionale tra Consorzio ASI di Foggia, da un lato, e Autorità di sistema portuale e Comune di Manfredonia, dall’altro. L’ente foggiano presieduto da Agostino De Paolis ha impugnato di fronte al giudice civile del Tribunale di Foggia il decreto di delimitazione delle aree demaniali voluto dall’AdSP MAM. Ma ci sono anche posizioni lontanissime sulla gara per la concessione di un terreno retroportuale da 51.700 mq (con unico operatore partecipante il raggruppamento temporaneo di imprese costituendo rappresentato dalla romana Daunia Work srl con le mandanti Fratelli Paradiso srl e Spagnuolo Ecologia srl) e sul progetto di raccordo ferroviario con la piattaforma logistica FHP (ex Lotras) di Foggia Incoronata, per il quale ieri l’altro a Foggia il ministro dei trasporti e delle infrastrutture Matteo Salvini ha confermato il finanziamento da 31 milioni di euro. Nei giorni scorsi bianco personale dell’AdSP MAM, al seguito del dirigente Pietro Bianco, è stato a Manfredonia per il picchettamento delle aree rientranti nella nuova delimitazione. Al contempo è di fatto sospesa la procedura ASI per la concessione del suolo retroportuale. Ma la frattura con De Paolis è tutt’altro che rientrata. Di Leverano ha ammesso, con l’Attacco che non ci sono stati passi in avanti: “Il Consorzio ASI ha ritenuto opportuno avanzare ricorso giudiziario contro il nostro decreto di delimitazione, che assegna all’AdSP MAM quelle aree ormai facenti parte del demanio marittimo. Quindi va da sé che sarà il giudice ad intervenire sulla questione e decidere. Al contempo stiamo intervenendo con l’adozione del piano regolatore portuale, che definisce anche le aree retroportuali”.

Ci saranno ripercussioni sull’assegnazione del suolo retroportuale? “Non possiamo dirlo al momento. L’AdSP MAM deve tener conto dei percorsi collegati al decreto di delimitazione e in ogni caso sarà il giudice che deciderà sulla questione”, ha concluso il segretario generale.

L’avvocato Franco La Torre, ex vicesindaco di Manfredonia, oggi è membro del comitato di gestione dell’Autorità di sistema portuale del Mar Adriatico meridionale. “Stiamo lavorando alacremente per fare in modo che il prossimo mese si possa giungere all’adozione del piano regolatore del porto”, ha detto a l’Attacco. “E’ un lavoro che va avanti da alcuni anni e che negli ultimi mesi ha avuto una accelerazione. Siamo fiduciosi di riuscire entro maggio-giugno. E’ il primo piano regolatore portuale per Manfredonia: non ve ne era uno, non vi erano indicazioni nemmeno all’interno del piano regolatore della città. Dunque finora c’è stata l’assenza di uno strumento di pianificazione che potesse consentire di programmare qualsiasi attività all’interno delle aree portuali, chiaramente al netto delle attività già in essere dei traffici che storicamente la città ha avuto. Il piano consentirà di procedere anche al potenziamento del porto stesso, non solo del porto commerciale ma anche del Bacino Alti fondali che potrà ricevere uno sviluppo atteso da sempre dopo la chiusura dello stabilimento Enichem. Si darà una disciplina e uno slancio ulteriore al settore”.

Mentre, rispetto allo scontro istituzionale: “Ci sono atti che hanno piena efficacia. L’AdSP sta procedendo a delimitare l’area che è stata oggetto del decreto di inserimento nel demanio. E’ un dato di fatto: c’è un procedimento che sta avendo la sua piena attuazione, al di là del giudizio che richiederà diverso tempo. Questo consentirà al porto di avere quel respiro retroportuale che gli consentirà di essere fruito e sviluppato in pieno. Un porto senza retroporto è un ossimoro. E’ chiaro che questo iter va avanti. Per quanto riguarda le aree che il Consorzio ASI ha messo a bando c’è stato un confronto, anche aspro, all’esito del quale pare che il procedimento di sostanziale alienazione di quel terreno – dato in concessione trentennale con opzione di acquisto per il concessionario – sia fermo al momento. Non si è proceduto ancora all’assegnazione in favore dell’unico operatore economico partecipante alla gara. Forse anche questo elemento è una delle ragioni per cui il bando non ha richiamato un numero elevato di operatori. Invece, per la concorrenza e lo sviluppo dell’area, sarebbe stato opportuno un concorso tra più idee rispetto alla prospettiva da dare a quei terreni”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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