Il voto provinciale restituisce una fotografia territoriale fortemente sbilanciata, con il capoluogo assoluto protagonista. Foggia elegge infatti sei consiglieri su dodici, esattamente la metà dell’intera assise, determinando di fatto una trasposizione del Consiglio comunale all’interno di Palazzo Dogana. Un peso decisivo che condiziona l’intero equilibrio della rappresentanza provinciale. Alle spalle del capoluogo emerge Orta Nova, unico altro centro capace di esprimere due eletti: Lucia Caione nella lista del presidente Giuseppe Nobiletti e Angela Fazi nel Campo Largo, già candidata Sindaca e politicamente vicina a Raffaele Piemontese. Anche qui si riflette il dualismo interno al centrosinistra. Per il resto, la geografia degli eletti si frammenta: un consigliere a San Severo, Raffaella Vene nella lista di Nobiletti, al termine di un’operazione politica che, come anticipato da l’Attacco nei giorni precedenti al voto, ha visto prevalere il fronte civico organizzato dal sindaco-ombra Giuseppe Manzaro sulla candidatura di Fratelli d’Italia, con Daniela Vassallo rimasta fuori. Un solo eletto, dunque, nell’Alto Tavoliere. Nel Basso Tavoliere entra Nicola Netti di Fratelli d’Italia, eletto a Cerignola contro i pronostici della vigilia. Sul Gargano l’unica presenza è quella del Sindaco di San Marco in Lamis Michele Merla, espressione del Partito Democratico e vicino a Piemontese, mentre resta clamorosamente esclusa Manfredonia, ancora una volta priva di rappresentanza. Un’assenza che pesa e che conferma una difficoltà strutturale del territorio a esprimere una sintesi politica efficace, già emersa in occasione delle elezioni regionali.
Sui Monti Dauni, infine, l’unico eletto è Tonio De Maio di Lucera, città che tuttavia guarda più alla pianura che all’area interna. Il risultato complessivo è un Consiglio provinciale fortemente sbilanciato, con i piccoli comuni completamente assenti. Una criticità sottolineata con durezza dall’ex Sindaco di Biccari Gianfilippo Mignogna. “Congratulazioni agli eletti, ma alla provincia manca un pezzo. Nessuna rappresentanza per i piccoli comuni. A rendere irrilevanti i piccoli comuni non è solo la vergogna del voto ponderato voluto dalla Legge Delrio (incredibilmente non ancora abrogata), ma anche l’incapacità dei partiti di guardare oltre loro stessi. Nessuna lista ha deciso di puntare su un rappresentante di un piccolo comune. Una classe dirigente totalmente autoreferenziale che nei momenti che contano lascia indietro i territori che…non contano”.
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