Cerignola verso il voto, Sgarro: “Non cambio il mio giudizio sullo scioglimento ma non ho visto discontinuità”

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Atmosfera già calda a Cerignola, dove i cittadini torneranno alle urne nella prossima primavera. Sta andando avanti il tentativo di mettere in piedi un grande polo civico, come spiega l’ex leghista Vincenzo Specchio a l’Attacco: “Noi come “Cerignola produce”, assieme al civismo di Metta, Bellapianta, Liscio e Giurato, continuiamo a costruire un civismo più largo possibile che dialoghi col centrodestra dei meloniani Netti e Casarella, dei forzisti di Dercole, dei Noi moderati di Frisani, creando un’asse con il civismo di Sgarro. Il nostro è progetto ambizioso di civismo che porterà ad un’amministrazione di salute pubblica dopo cinque anni di amministrazione fatte di scelte scellerate e personalistiche. Metteremo a disposizione della nostra città le persone con le migliori competenze per riportarla a quello che meritano i nostri cittadini”. Un fronte che si contrappone, dunque, al campo largo progressista oggi incardinato sul sindaco Francesco Bonito. Chi, in tale operazione, proviene dal centrosinistra è l’ex candidato sindaco ed ex segretario Pd Tommaso Sgarro. L’Attacco lo ha intervistato. 

Come sta procedendo il vostro tentativo e come replica a Dercole che su queste colonne ha escluso che i partiti di centrodestra possano mai rinunciare ai propri simboli?

È un cantiere di dialogo aperto con la città. Stiamo discutendo con tutte quelle forze o personalità politiche che non sono all’interno di partiti, per provare a costruire una compagine che, pur nelle differenze, sappia mettere a valore le competenze amministrative necessarie per la città in questo momento. Non è un’operazione facile, ma vale la pena provarci. Non abbiamo interloquito con nessun rappresentante di partito di centrodestra e non intendiamo farlo dal momento che stiamo provando a creare un polo politico che crei, faccio mie le parole di Metta che di Dercole è suocero, un “raggruppamento di liste civiche che si aprono a sinistra e a destra, e occorre per questo che siano coinvolti tutti coloro che abbiano buona volontà di aderire a questo progetto”.  Se Dercole invece manifesta la volontà di restare con Forza Italia è giusto che lo faccia, ma è anche chiaro che si tira fuori da un polo che è civico, dunque va oltre i simboli di partito. Siamo in una fase nuova, qualcuno è bene che se ne renda conto. Quel che mi dispiacerebbe è se un progetto di simile portata possa fallire per mere ambizioni personali. 
L’ex sindaco Franco Metta ha confermato che la sua lista sarà Avanti Cerignola e che lui non sarà candidato. Cosa risponde a chi mostra stupore per questo suo dialogo, da ex nemico, col sindaco dell’amministrazione comunale che fu sciolta nel 2019 per infiltrazioni mafiose?
Di sicuro nessuno potrà accusare me e Metta di poltronismo, se è vero che due nemici storici si parlano, ma sono fuori da ogni ipotesi di candidatura diretta e personale. Ho apprezzato di quanto discusso finora la volontà di parlare di futuro e non di mettere in campo rivincite personali da parte di chi ha fatto parte dell’amministrazione sciolta per infiltrazioni. Non era scontato. Io sono stato tra i motori di quanto accaduto nel 2019. Il mio per questo è il punto di vista di chi conosce i fatti degli ultimi 11 anni di amministrazioni a Cerignola. E allora il mio giudizio complessivo su quella stagione non cambia, ma proprio per questo, però, non posso fare a meno di osservare che quanto accaduto negli ultimi cinque anni avrebbe dovuto segnare una discontinuità rispetto a certi comportamenti e a certe pratiche, ma questo non è avvenuto. In alcuni casi, anzi, quei problemi si sono riproposti in forme persino più evidenti. Mi aspettavo dal centrosinistra una presa di distanza netta dal modus operandi del “clientelismo buono”, per citare una infelice definizione di un dei consiglieri di questa maggioranza, ma non c’è stato nulla. Da qui nasce il profondo rammarico che mi porta oggi a riflettere sugli anni trascorsi e a rileggere alcune scelte e vicende amministrative, soprattutto pensando al futuro. Chi mi conosce sa quanto sia forte il mio radicamento culturale e politico nel campo progressista. Credo di averlo dimostrato nel 2021 e a più riprese, quando ho compiuto scelte tutt’altro che scontate, mettendo davanti a ogni considerazione personale l’interesse del mio campo politico e, prima ancora, quello di Cerignola. Ma tutto è stato disatteso, tradito e non mi pare nessuno ne abbia voluto tenere contro. Se la battaglia per le legalità diventa orpello retorico e non bussola politica allora si costruiscono i cortocircuiti dei quali è vittima questa città. Allora che fare? Partire dalle competenze. Ed è indubbio che ce ne siano tante a Cerignola e soprattutto fuori dai partiti. Oggi il gruppo mettiano, il gruppo al quale io appartengo, e tanti altri gruppi civici, compresi alcuni di quelli che hanno partecipato attivamente alla vittoria dell’attuale amministrazione nel 2021 prendendone poi le distanze, sono rappresentativi della maggior parte dell’elettorato cerignolano e portano con se esperienze e competenze da consegnare al futuro. Almeno provare a darci una ragione politica per stare insieme nell’interesse di Cerignola, e non di questo e quel “capobastone” di turno, è importante, poi capiremo fin dove si potrà arrivare. 
Pensa che la stagione politica delle infiltrazioni sia terminata o ancora attuale?
Oramai sono convinto che il commissariamento di Cerignola non abbia risolto i problemi, che per la maggior parte sono ancora lì, e che questo sia emerso in negli ultimi anni e sarà al centro della prossima campagna elettore. La legge sul commissariamento va cambiata. A fare le spese è solo la politica, ma, nell’ambito delle leggi Bassanini, la politica ha un peso solo nell’interazione coi dirigenti. Questo non arriva all’elettorato, questo falsifica molto il quadro con la conseguenza di rendere lo strumento del commissariamento inefficace, quando non dannoso, e acuendo lo iato tra politica e cittadinanza. Quando si va oltre è giusto che lo Stato dica stop, perché il potere democratico non è assoluto e chi governa lo deve fare secondo quanto stabilito dall’articolo 54 della Costituzione con disciplina e onore. Ma i commissariamenti ad oltranza non sono la soluzione, soprattutto se attorno nulla cambia di quello che ha portato al commissariamento. È una estrema ratio che non può essere eliminata, ma così non funziona. 
Come commenta la pubblicazione di quanto contenuto in una informativa DDA del 2022 sul commercialista ed ex assessore comunale Franco De Cosmo, la cui candidatura a sindaco del centrodestra ha come principale sponsor politico l’ex primo cittadino Antonio Giannatempo, meloniano, indagato per favoreggiamento nell’indagine DDA sugli assalti ai portavalori?
Vicenda scivolosa. Colpisce che emerga proprio ora, a quattro anni di distanza, mentre De Cosmo torna al centro delle dinamiche politiche del centrodestra. Per quanto mi risulta, da quell’informativa non sono scaturite conseguenze sul piano giudiziario. Questo, però, non significa che la vicenda sia priva di rilievo. Resta, in ogni caso, una questione interna al centrodestra. Come ho già avuto modo di dire, il fronte civico potrà rappresentare un’alternativa autentica soltanto se saprà costruirsi fuori dalle logiche e dalle vicende interne ai partiti.

 

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