Comune di Foggia, De Sabato: “Peggior saldo migratorio tra i capoluoghi, non serve piangersi addosso”

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“Il dato pubblicato dal Sole 24 Ore deve interrogarci profondamente: nel triennio 2023-2025 Foggia registra il peggior saldo migratorio interno tra i capoluoghi italiani, con 19,5 residenti in meno ogni mille abitanti. Non possiamo liquidarlo come l’ennesima fotografia negativa della città, né utilizzarlo per alimentare il solito racconto della lamentazione. Dobbiamo chiederci perché le persone vanno via e, soprattutto, perché dovrebbero scegliere di restare o di tornare”. A dichiararlo è Antonio De Sabato, capogruppo di Progetto Concittadino al Comune di Foggia, commentando i dati sui trasferimenti di residenza pubblicati dal Sole 24 Ore.

“Per troppo tempo – prosegue De Sabato – abbiamo considerato lo spopolamento quasi esclusivamente come un problema delle cosiddette aree interne. Oggi scopriamo con maggiore evidenza che riguarda anche le città e che, quindi, investe l’intero sistema territoriale. Non esistono un problema dei Monti Dauni, uno dei piccoli comuni e uno di Foggia: esiste una questione che riguarda la capacità dell’intera Capitanata di trattenere e attrarre persone, competenze, energie e investimenti”.

Secondo De Sabato, il dato impone soprattutto una riflessione sul modello di sviluppo del territorio. “Da una parte abbiamo un’Università cresciuta enormemente, che rappresenta una delle eccellenze più importanti della Capitanata. Dall’altra abbiamo numeri che ci dicono brutalmente che continuiamo a perdere capitale umano. È una contraddizione enorme, che si scontra con la magnificenza di una certa retorica da storytelling. Non basta raccontare una città che riparte: dobbiamo capire verso dove vogliamo farla ripartire e quale modello di sviluppo intendiamo consegnare alle prossime generazioni”.

Per il consigliere comunale, proprio alcuni elementi considerati fino a ieri segni di marginalità possono diventare parte di una nuova strategia. “La ripartenza, spesso, è sotto i nostri occhi e non riusciamo a vederla. Foggia e la Capitanata possiedono qualcosa che nelle grandi città sta diventando sempre più raro: tempo, spazi, una dimensione della vita che può consentire una migliore conciliazione tra lavoro, famiglia, relazioni e aspirazioni personali. Non dobbiamo trasformare la vita lenta nell’ennesimo slogan romantico. Dobbiamo farne, insieme alla possibilità di realizzare qui il proprio progetto di vita, un elemento concreto di competitività e attrazione del territorio”.

Una prospettiva che, secondo De Sabato, deve misurarsi soprattutto con la trasformazione del lavoro. “Il mondo del lavoro cambierà molto più rapidamente di quanto immaginiamo. Intelligenza artificiale, digitalizzazione, lavoro da remoto e nuove professioni stanno già modificando il rapporto tra luogo in cui si vive e luogo in cui si produce. Dobbiamo accorciare adesso la distanza che ci separa dalle competenze che serviranno domani”.

Da qui la proposta di rafforzare il sistema degli ITS e costruire una rete stabile tra formazione e sistema produttivo. “Dobbiamo fare degli ITS un grande fattore di attrazione, mettere realmente in connessione Università, scuole, formazione tecnica superiore, imprese e innovazione e comprendere quali professionalità serviranno nei prossimi cinque o dieci anni. Continuare a formare giovani senza costruire intorno a loro un ecosistema capace di offrire opportunità significa investire risorse pubbliche e intelligenze per poi consegnarle ad altri territori”.

Per De Sabato serve quindi “una grande mobilitazione delle forze positive di Foggia e della Capitanata. Comune, Provincia, Regione, Università, ITS, scuole, imprese, professionisti, associazioni e Terzo settore devono uscire dalle rispettive stanze e costruire una strategia comune. Coinvolgendo anche i tanti foggiani che vivono fuori e che possono rappresentare una straordinaria rete di competenze, relazioni ed esperienze”.

“Per questo – conclude De Sabato – credo sia arrivato il momento di ragionare sulla costituzione di una grande Agenzia per lo sviluppo sociale e il capitale umano della Capitanata: non l’ennesimo contenitore o carrozzone, ma uno strumento capace di leggere le trasformazioni del lavoro, mettere in rete ciò che già abbiamo, attrarre competenze, accompagnare nuove iniziative imprenditoriali e costruire le condizioni perché partire possa tornare a essere una scelta e non una necessità.”

“Il problema non è soltanto quanti abitanti perdiamo. Il problema è quale futuro perdiamo insieme a loro. Questi dati non devono spingerci a piangerci addosso. Devono costringerci a fare una cosa molto più difficile: organizzarci, fare sistema e decidere finalmente quale Foggia e quale Capitanata vogliamo costruire nei prossimi vent’anni”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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