Le logiche partitocratiche e politiche che vogliono definire la partita della presidenza del Parco nazionale del Gargano insieme ad altri enti Parco stanno continuando a penalizzare e mortificare il territorio di Capitanata, che da troppo tempo attende un ente dotato di tutti gli organi e non affidato alla gestione solitaria del professor Pasquale Pazienza e del direttore facente funzioni Vincenzo Totaro. Il mandato commissariale dell’economista alla guida dell’ente di Monte Sant’Angelo, dopo gli anni da presidente, rischia di essere prorogato ancora per chissà quanti altri mesi, dopo la scadenza dell’ultima proroga il 31 marzo scorso. Contro l’ipotesi che Pazienza possa restare ancora al proprio posto si sono schierati compatti i sindaci dei 18 Comuni dell’area protetta. Anche nel centrodestra non si levano più voci in difesa del foggiano. La stessa Lega, che lo sostenne nel 2019 (insieme agli allori alleati pentastellati), oggi pare averlo abbandonato, a quanto pare per il fatto di non essersi sentita adeguatamente rappresentata. Sono proprio i salviniani che stanno causando l’ennesimo stallo rispetto alla nomina del successore di Pazienza da parte del ministro dell’ambente Gilberto Pichetto Fratin, forzista. Sin dallo scorso anno Fratelli d’Italia e Forza Italia si sono infatti accordate rispetto all’indicazione dell’avvocato foggiano Raffaele di Mauro, già segretario provinciale degli azzurri di Capitanata e consigliere comunale nella città capoluogo, dove fu anche candidato sindaco alle comunali del 2023 per il centrodestra. I meloniani, come ampiamente raccontato su queste colonne, mirano alla nomina di di Mauro, dipendente del Consorzio di bonifica della Capitanata, in maniera tale da liberare il suo posto in aula consiliare in favore del non eletto di FdI Salvatore de Martino. Mesi fa erano circolate indiscrezioni rispetto ad un ripensamento di di Mauro sulle dimissioni, non dovute visto che Foggia non rientra nell’area protetta di competenza dell’ente Parco, ma nei giorni scorsi fonti meloniane hanno ribadito a l’Attacco che “l’accordo c’è e tiene” e che l’ostacolo è piuttosto legato ai salviniani: “Vogliono un proprio nome, un altro presidente espressione della Lega”.
Oggi il partito del ministro dei trasporti è capitanato in provincia di Foggia da un nuovo duo: il coordinatore provinciale e consigliere regionale Joseph Splendido e il neo acquisto collega in Regione Napoleone Cera, che ormai è indicato come “di casa al MIT”. La conferma arriva proprio da alcuni leghisti: “Il presidente del Parco è stato una espressione Lega in passato, non si capisce perché oggi non debba esserlo ancora. Comunque la situazione è in stallo, perché tutti i Parchi sono sul tavolo nazionale. Il nostro non è l’unico Parco a non avere ancora il presidente, crediamo si debba discutere a livello complessivo. Non è una questione puramente garganica”. Ma, come detto, i salviniani non sostengono più Pazienza a quanto pare bensì l’avvocato ed operatore turistico peschiciano Gianni Maggiano, già varie volte apparso anni fa come uno dei possibili candidati al vertice dell’ente. I tempi restano, dunque, assai nebulosi e incerti rispetto alla nomina ministeriale di presidente e consiglio direttivo.
Intanto dall’ente di via Sant’Antonio Abate emerge un caso che sta facendo discutere gli addetti ai lavori, dietro le quinte. Riguarda le molteplici liquidazioni di indennizzi dei danni subiti da fauna selvatica ad un’impresa colpita nel settembre 2024 da interdittiva antimafia adottata dalla Prefettura di Foggia. Si tratta di quattro atti tra ottobre 2024 ed oggi, firmati dal direttore facente funzioni Vincenzo Totaro, l’ultimo dei quali datato 3 aprile scorso, con cui sono stati pagati migliaia di euro in favore di Raffaele Rignanese, allevatore classe ’82 di Monte Sant’Angelo, per danni arrecati dai lupi.
L’interdittiva che lo riguarda, inerente all’Azienda agricola Rignanese con sede legale a San Giovanni Rotondo, fu adottata dall’allora prefetto Maurizio Valiante il 6 settembre 2024. La Prefettura ne diede comunicazione senza far nomi, spiegando che erano tre le interdittive antimafia adottate negli stessi giorni da Valiante, in materia di concessione di terreni demaniali per uso pascolivo e agricolo ed erogazioni in agricoltura (fondi AGEA), nei confronti di tre imprese con sede rispettivamente a Monte Sant' Angelo, San Giovanni Rotondo e Apricena. Raffaele Rignanese – anni fa arrestato per armi, furto ed estorsione e poi assolto – è il fratello minore del più noto pregiudicato Bartolomeo, è citato anche nella relazione sullo scioglimento per mafia del consiglio comunale di Monte Sant’Angelo perché ritenuto dagli inquirenti autore dei 30 colpi di kalashnikov esplosi con Ivan Rosa contro il garage del responsabile dell’Ufficio tecnico comunale, Giampiero Bisceglia.
“Raffaele Rignanese, titolare dell’impresa sottoposta a verifica antimafia, e il fratello Bartolomeo Rignanese, di cui è socio in affari, al di là degli esiti delle vicende processuali in cui sono stati coinvolti, risultano proiettati in un contesto relazionale contaminato da soggetti contigui alla criminalità organizzata, a cui fa eco una personalità inquietante degli stessi”, si legge nell’interdittiva. “Luigi Ferro, con il quale i fratelli Rignanese hanno condiviso l'esperienza criminale confluita nell'operazione di polizia Kalash, è un soggetto contiguo allo storico clan garganico Romito, denominato in recenti operazioni di polizia Ricucci-Romito-Lombardi”.
La questione degli indennizzi da parte di Totaro sta facendo discutere perché le imprese colpite da interdittive perdono anche tale diritto. Lo ha spiegato bene l’adunanza plenaria del Consiglio di Stato con la pronuncia n.3/2018: “Il provvedimento di interdittiva antimafia determina una particolare forma di incapacità ex lege, parziale - in quanto limitata a specifici rapporti giuridici con la pubblica amministrazione - e tendenzialmente temporanea, con la conseguenza che al soggetto - persona fisica o giuridica - è precluso avere con la pubblica amministrazione rapporti riconducibili a quanto disposto dall’art. 67, d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159. Tale articolo, nella parte in cui prevede il divieto di ottenere, da parte del soggetto colpito dall’interdittiva antimafia, “contributi, finanziamenti e mutui agevolati ed altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati da parte dello Stato, di altri enti pubblici o delle Comunità Europee, per lo svolgimento di attività imprenditoriali”, ricomprende anche l’impossibilità di percepire somme dovute a titolo di risarcimento del danno patito in connessione all’attività di impresa”.
Un caso che riaccende i riflettori sull’incredibile permanenza, dal 2020 ad oggi, di Totaro alla testa della tecnostruttura dell’ente, sempre difeso da Pazienza, che – come emerso nel processo chiusosi nei mesi scorsi a Foggia grazie alle dichiarazioni dell’ex direttrice Carmela Strizzi - mandò via dopo solo tre mesi la direttrice nominata dal Ministero Maria Villani già sapendo di voler dare l’incarico all’ex assessore del Comune di Monte dichiarato incandidabile e nella relazione per il saluto affettuoso col boss mafioso Pasquale Ricucci (uno dei nomi di spicco, a Macchia, del clan Romito, prima di essere assassinato nel 2019). Una permanenza, quella di Totaro, non scalfita nemmeno dalle audizioni svolte nel 2021 dalla Commissione parlamentare antimafia, quando il senatore M5S Marco Pellegrini ne chiese conto a Pazienza.
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