Nel periodo compreso tra il 22 luglio e il 5 agosto nelle zone della città di Foggia dove sono stati già installati i cassonetti intelligenti ovvero zona Centro (centro storico) e zona Sud (corso del Mezzogiorno/Macchia gialla) i dati della raccolta differenziata si attestano rispettivamente al 52,37% e al 59,96%. È quanto emerge dal monitoraggio effettuato da AMIU Puglia che mostra un trend positivo e incoraggiante. 

Un servizio del TGR Puglia ha rimesso Manfredonia al centro di vicende che sembrano riproporsi ciclicamente: le aree industriali, le scelte calate dall’alto, le competenze che si intrecciano tra Comuni confinanti. La notizia era inerente due nuove aree individuate da Corepla (Consorzio per il recupero della plastica) per il deposito temporaneo della plastica selezionata e pressata: Galatina e Manfredonia. È bastato questo per scatenare un immediato cortocircuito comunicativo, con ipotesi, allarmi, supposizioni e una domanda che ha iniziato a circolare con insistenza: dove sarebbe questa area? E soprattutto: chi decide? La voce che si è fatta largo più rapidamente è quella che punta all’Isola 12 dell’ex area Enichem. Un luogo che, per storia e simboli, basta nominarlo per far scattare reazioni istintive. Ma l’Isola 12 non ricade nel territorio amministrativo di Manfredonia, bensì in quello di Monte Sant’Angelo. Proprio da Monte arrivò una frase che è tornata a circolare. In un comizio del 2022, Pierpaolo d’Arienzo disse: “Abbiamo sentito i nostri amici e cugini di Manfredonia, ma nel territorio di Monte Sant’Angelo decide Monte Sant’Angelo”. Un’affermazione che alludeva proprio all’area ex Enichem e ai progetti possibili grazie alle ZES. Oggi, quella frase viene letta come una sorta di rivendicazione preventiva. In questo clima di incertezza, il già capogruppo democratico Massimo Ciuffreda è stato il primo a intervenire, con un ragionamento che non parte dall’ipotesi Corepla ma da ciò che Manfredonia già possiede e non utilizza. “Prima di immaginare nuovi impianti o nuove servitù per il nostro territorio, c’è una domanda che la politica regionale dovrebbe porsi: perché non valorizzare ciò che già esiste?” dice. E ciò che esiste, per lui, è l’impianto ASE, fermo da anni per un cavillo territoriale e burocratico. “Un ostacolo che non penalizza soltanto quell’impianto, ma finisce per frenare lo sviluppo di un’intera area industriale, con ricadute negative su investimenti, occupazione e competitività”. 

In queste ore il dibattito pubblico è stato attraversato da ricostruzioni che hanno alimentato forte preoccupazione tra i cittadini, lasciando intendere che Manfredonia sia stata già individuata quale sede di un impianto per la plastica. È doveroso fare chiarezza. La riunione convocata dalla Regione Puglia non aveva lo scopo di annunciare decisioni già assunte, ma di affrontare una criticità concreta che interessa l’intero sistema pugliese della raccolta differenziata della plastica. Una criticità che, se non affrontata con tempestività, rischierebbe di compromettere il regolare funzionamento della filiera del riciclo e, di conseguenza, la continuità di un servizio essenziale per tutti i Comuni. Per questa ragione è stato attivato un confronto istituzionale che vede impegnati Regione Puglia, AGER, ANCI Puglia e COREPLA, il Consorzio nazionale per il riciclo degli imballaggi in plastica. È la dimostrazione che il tema viene affrontato con il massimo livello di responsabilità istituzionale, attraverso competenze tecniche, valutazioni condivise e procedure previste dalla normativa.

Il Comando degli Ispettori Ambientali Forestali Territoriali CIVILIS di Manfredonia, nella persona del Comandante Giuseppe Marasco, rende noto che a seguito di segnalazione e attività di controllo del territorio, è stato accertato un grave episodio di abbandono incontrollato di rifiuti speciali in area agricola. Come documentato, ignoti hanno sversato in aperta campagna, a margine di coltivo, un ingente quantitativo di rifiuti provenienti da attività di demolizione e ristrutturazione edilizia, tra cui: piastrelle e ceramiche in frantumi; laterizi forati e calcinacci; sacchi di cemento e collanti edili; sanitari in ceramica (vasca e lavabo). Un vero e proprio scempio ambientale che deturpa il paesaggio rurale e costituisce un grave pericolo per il suolo, per le falde e per la pubblica incolumità.

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